Vite di frontiera-Burundi

“Quando hai viaggiato in Africa, puoi farlo ovunque senza paura poi”

 

BURUNDI, benvenuti all’inferno

Nella classifica dei 10 Stati più pericolosi al mondo risulta anche il Burundi. Questa triste lista si basa sul numero di vittime rapportato alla popolazione, per cause varie( guerre, omicidi etc).

Ero in Rwanda. Nel 1994 un terribile genocidio colpì il Paese causando più di un milione di morti. Grazie al suo presidente la pace e la stabilità economica prendono piede fino a farla diventare “la Svizzera d’Africa”. Nel 2014 nuovi palazzi e vie di cominicazione nascono a Kigali, la capitale.

Sotto una pianta di banano sto parlando con Bonfils, il mio ex collega di lavoro rwandese.

“Perchè non te ne vai da mio cugino Vianè, a Bujumbura?”. Dal tono di voce, sembrava davvero volermi invitare a una vasca sul lungomare di Numana.

Bonfils aveva la figlia con se, e il tempo libero a disposizione per lui era residuo. Non gli ho chiesto altro, giusto un “come lo riconosco tuo cugino?”. Bè il Burindi, un Paese nuovo di pacca per me. E poi c’è il lago Tanganyika, il più profondo d’Africa con i suoi 1900m circa.

Tenete presente che il wi-fi era un perfetto sconosciuto, anche con la mia scheda sim rwandese la copertura era pura illusione.

“Alto e pelato”. Una foto no eh???. Nella più totale follia ero ASSOLUTAMENTE sicuro, in quel momento, che sarei arrivato in Burundi e vedrò Vianè li in piazza, ad aspettarmi con un bel cartello con scritto il mio nome. Come un povero illuso avevo questa convinzione. Sapevo solo che ci volevano 8 ore di viaggio in bus. Il numero di incidenti stradali con vittime è elevatissimo da quelle parti: strade ai limiti della decenza; drivers fuori di testa; persone che vivono lungo il ciglio della strada. Un momento ed è subito “strike”……..

Facendo due calcoli è più facile morire che rimanere in vita. Con calma capirete il perchè.

Il bus non è un bus. Cioè è una scatola di sardine con 3 panche di legno dentro, perfette per spaccarti il sedere in corso di viaggio; il numero di passeggeri è illimitato, quindi se uno vuole sdraiarsi davanti a te tu puoi mettergli i piedi sopra il cranio e massaggiarglielo per tutto il viaggio, visto che il passeggero non è tenuto a lamentarsi (mica è Flixbus che ha i feedback a fine viaggio poi!). Ad ogni buca o curva le ossa si schiacciano contro la carrozzeria oppure contro il soffitto, in un movimento simile a quello della nave pirata al Luna Park. Ad ogni frenata i nostri sederi si spostavano di almeno mezzo metro fino a sbattere addosso a quello di fronte. Accanto a me c’era una congolese di almeno 90kg che con le sue grosse braccia mi schiacciava la testa sistematicamente sul finestrino. La mia reazione si limitava a un leggero sorriso, l’educazione in primis……..

Un viaggio molto, molto fisico……..in tutti i sensi.

Ah, ovviamente siamo in ritardo. di 4 ore circa. Vianè tramite Bonfils è al corrente che il mio bus arriverà a Bujumbura alle 19. Provo a chiamare il mio amico ma nada, non c’è campo e inoltre il suo cellulare non funziona bene da mesi (!!!). Ok, tento di chiamare Vianè ma invano.

Raggiungo la frontiera alle 18 e tra poche ore sarà buio. Un tipo ha da poco vomitato dentro il Bus a causa dell’alta velocità dell’autista, lungo i 150km di curve che serpeggiano fra le piantagioni di caffè e banane. Giusto in tempo per scendere e prendere una boccata d’aria, evitando la puzza del suo vomito che altrimenti mi avrebbe intossicato. E’ bianco in faccia, alla salita era bello scuro. Non è un buon segno.

“Dove vai, straniero?”

Oltre all’uomo di colore che poi è sbiancato come candeggina, sono l’unico white man da quelle parti. Abbronzato certo, ma sempre con i lineamenti europei e quindi non riesco a staccarmi di dosso quei rompipalle che vogliono cambiarmi i soldi. Mercato nero, intendiamoci. Mentre li prendo a calci per allontanarli, il doganiere mi avvisa:

“Attento italiano, laggiù è l’inferno”.

Mentre mi pronuncia queste parole, il tutto è seguito con un sorriso beffardo.

Sgancio i miei 40 dollari e dopo 1 ora ripartiamo. Il nero diventato bianco non sale a bordo, è conciato male. Passerà la notte li in mezzo alle galline. Il bus è stato controllato da cima a fondo dalla polizia di frontiera. E’ buio, l’autista spinge al massimo il motore mentre negli angoli della strada le persone passeggiano all’oscuro come al mercato del pesce. Niente luce, niente lampioni. Durante la guida non si rallenta, si va a tutto gas. Il pedone attraversa? Non importa, ci si passa sopra e si prosegue. Mentre guardo dal finestrino distinguo benissimo la sagoma di un uomo che viene spazzato via dal bus, volando addosso a una casa. Nonostante il frastuono causato dalla macchina di latta l’urlo di dolore mi è arrivato nel timpano fino in fondo. Ho passato la frontiera da qualche minuto, e inizio a captare quella strana sensazione di……… puzza di guai in arrivo. Presente, no? La verde e lussureggiante Rwanda è già un ricordo.

Mentre scorgo le luci della città, sono le 23.30. Siamo nella periferia di Bujumbura, intorno a noi è tutto buio. Si scorgono solo delle candele presso alcune capanne. Una ragazza si gira e mi chiede in quale fermata devo scendere.

Ah, vero, dove??

“Immagino in centro città”. Lo dico in maniera non troppo convinta

“Ok. Ascolta, ora qui ci sarà un po’ di confusione. Non scendere dal bus e non aprire i finestrini, per nessun motivo!”.

Esagerata! E che sarà mai, di fuori non c’è anima viva!!

Avete presente il film “30 giorni di buio” in cui gli zombie escono dalle case e invadono le strade? La scena è la stessa. Il bus inizia a frenare lentamente verso la fermata, un palo di ferro anonimo sul ciglio della strada. Pochi secondi dopo il bus inizia a ondeggiare, letteralmente. Come una barca in balia delle onde.

“Sto male, ho le allucinazioni”. Non mangiavo da parecchie ore, ero stanco e poco lucido. Magari mi stavo sognando tutto.

Le mie preoccupazioni svaniscono in un lampo mentre un pugno cerca di sfondare il finestrino del bus. Eravamo circondati da un bel po’ personaggi loschi che volevano entrare dentro, con lo scopo di lasciarci in mutande. E disgraziatamente qualcuno doveva scendere proprio li, e giocoforza il portellone principale doveva aprirsi.

Si sente la pressione della folla fuori, come a un comizio di Martin Luter King. Il tizio che ha il muso piantato sul mio lato finestrino insiste per vendermi delle noccioline. Il portellone non può aprirsi, non si scende. Il signore si fermerà più avanti, scocciato dall’ennesimo incoventiente tecnico. Iniziano a volare cazzotti sulla carrozzeria e il rumore sordo dei vetri frantumati inizia a farsi sentire. I simpaticoni fuori sono sotto l’effetto di colle e stupefacenti e vogliono aprire il bus come una scatola di sardine. Finalmente l’autista si decide a partire, a tutto gas!

Mentre ci lasciamo la scia umana dietro che ci rincorre, è ora di pensare a dove passare la notte.

“Troverò un hotel in centro”, penso. Sono davvero sfinito, per una serie infinita di motivi. La tipa mi fa notare che siamo arrivati in centro, un luogo anonimo e abbastanza triste. Appena scendo mi guardo intorno, nella testa una sola parola: “Hotel”. Da qualche parte devo dormire, mica posso mettermi in un angolo con tutti quei tossici…..

Nel buio della piazza, ecco li una testa pelata che si riflette sotto un lampione. Mi sta guardando, mentre la ragazza del bus mi dice “Ehi, nemmeno mi saluti?”.

Scusami, ma forse ho visto la salvezza davanti a me.

Quel tipo era Vianè, e mi ha aspettato li tutta la notte!! Santo subito, non mi scorderò mai di lui.

“Ero seriamente preoccupato per te, ho pensato a un incidente!!”

“Fratello, pure io pensavo di essere in un mare di guai!”

Con lui c’era quel puttaniere di David, Ngandu e la sua ragazza di turno. Avevo una fame allucinante. Tutti a mangiare il pesce sul lago Tanganyika a un’ora improponibile, l’1 del mattino. Poi tutti a nanna, nella sua lussuosa casetta davanti all’Ambasciata Americana.

“Tutte sciocchezze, questa è una città tranquilla. Se sai dove andare!”

Due settimane dopo scoppia la guerra civile. Il presidente non aveva voglia di lasciare la poltrona dopo la fine del suo secondo mandato………

Lago Tanganyika – Bujumbura BURUNDI

 

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