Black Africa Expedition

PREFAZIONE

rwanda_map_1

Pensate che l’Africa sia il “Terzo Mondo”? Bè, vi consiglio di smettere di guardare la Tv! Accendetela solo per guardarvi le partite di calcio, i documentari e qualche film o per i cartoni animati preferiti dei vostri figli. Ah dimenticavo, evitate anche i giornali di attualità! Per quelli c’è la differenziata!

Prima di questo viaggio non ho fatto altro che assorbirmi cose del tipo “Stai attentissimo alle malattie”, “Ti deruberanno”, “Vedrai solo povertà”, “Ma che cavolo ci vai a fare” and so on…….. Ovviamente questa è la mentalità provinciale, con protagonisti soggetti terrorizzati dal “diverso”, dalla paura che qualche mente eccelsa gli ha inculcato nel cervello per un motivo ancora a me ignoto.

Se vi riconoscete in questa descrizione preparatevi a cambiare IDEA FOREVER, se già siete stati da quelle parti……. bè, provate a ritrovarvi durante il mio racconto!

Qualche anno fa qualcuno mi insegnò a spegnere il cervello e a viaggiare perchè “Solo facendo esperienza capirai”. Quel tizio aveva ragione!

In Rwanda&Burundi me la sono spassata di brutto! 9 giorni pieni di adrenalina vissuti con persone eccezionali che mi hanno permesso di addentrarmi nella loro cultura capendone pregi e difetti. Durante le mie traversate solitarie per il Paese mi sono successe cose incredibili, da film d’azione!

Ringrazio pubblicamente tutte quelle persone che hanno reso memorabile questa esperienza: in primis il mio amico e collega Bonfils (senza di te tante cose non le avrei capite, sei stato Grande); la mamma di  Bonfils che mi ha accolto come un Figlio; Vianè, Ngandu&David in Burundi per la loro ospitalità; Trèsor&Anne Marie a Butare; Yari a Kigali per avermi mostrato la città e per la sua amicizia.

Questa pagina verrà aggiornata ogni 5/6 GIORNI con il racconto di un nuovo “day” vissuto nell’ Africa Nera……..

BUON VIAGGIO e reggetevi forte!!!

Emanuele

                                               1° day: KIGALI – BUTARE (RWANDA)

Ci sono principalmente tre modi per arrivare in un Paese straniero: via mare, via terra e via aerea. Il primo “way” è molto eccitante, ti senti un po’ come Cristoforo Colombo e poi ci sono i gabbiani, il mare intorno e il vento in poppa con il gran finale in porto o sulla spiaggia/costiera; il secondo è una gran figata perchè la prima cosa che ti offre è il pennacchio con la bandiera del Paese che si sta per attraversare, che per un Traveller è una goduria difficilmente descrivibile; il terzo ti gasa durante il decollo, poi ti scassa le balle in maniera assurda mentre a bordo ti offrono del cibo di plastica improponibile nemmeno per William&Maverick (My dogs). E poi, punto fondamentale, ti toglie l’adrenalina dell’arrivo. Almeno A ME.

Quindi il mio arrivo a Kigali (capitale del Rwanda) è stato poco eccitante, e stranamente non mi sentivo nemmeno troppo “in bomba” nonostante le mie 19 ore di viaggio totali. Sceso dall’aereo ho fatto quello che qualsiasi altro passeggero fa di solito, con il gran finale all’uscita in cui il tuo amico, la tua ragazza, la tua famiglia o alla peggio un taxi ti aspetta per accompagnarti da qualche parte. Nel mio caso c’era Bonfils, da lontano lo avevo riconosciuto giusto per il fatto che indossava le Geox della Toro Rosso (ci scommetto che non ce ne sono altri che li avevano li).. altrimenti erano tutti di colore per me!!!

Comunque dopo 20 minuti dal mio arrivo ero già a casa della Madre, che si presenta con un vestito “tipico” con colori sgargianti. Non parla inglese quindi a gesti gli faccio capire di quanto io sia felice di essere li, con lei che ricambia “la mia gestualità” con una poderosa stretta di mano da vera “Matriarca”!

Dopo aver fatto un giretto per la casa siamo già pronti per partire alla volta di Butare, una cittadina a sud dove incontreremo la sorella di Bonfils e compagnia bella (Avrò tempo di visitare Kigali durante gli ultimi giorni della mia permanenza). Oggettivamente durante le 2 ore di tragitto ho perso il conto delle cose che ho annotato sul mio “travel book”…….. Da dove potrei iniziare?? MMMM dalle strade??? Durante i miei viaggi in giro per il Globo ho visto dei tratti di strada assurdi, senza una logica e con il rischio di morte perenne. Il Rwanda non fa eccezione! La strada che da Kigali passa per Butare e che prosegue lungo il confine con il Burundi “emana” una strana sensazione di pericolo costante. Lo spauracchio della morte dovrebbe essere comune ai residenti lungo questa lunga via stretta, tortuosa, con buche ovunque e con fossi di 2 metri ai lati (i bambini ci giocavano a nascondino……). Guidano tutti come dei pazzi con sorpassi ai limiti, e non importa se in discesa o in salita…. TIR e BUS compresi! “Ma sai, gli appalti per le strade li abbiamo dati ai cinesi!”. Grazie Bonfils, ora si spiega tutto!!

La cosa che mi ha colpito particolarmente è la vita che si sviluppa lungo questa strada del cavolo. Sembra non esistere una piazza di paese. IL”cuore pulsante” è questa mezza specie di statale, a tutti piace stare li in mezzo alle ruote. Gente a piedi, in bicicletta o con il motorino che va su e giù anche in piena notte(non ci sono marciapiedi…..) carichi di banane, viveri, acqua e pezzi di legno. I lampioni non esistono (da quelle parti sarebbe un lusso). Nessuno con una lampadina in mano, incuranti che magari un’auto o alla peggio un TIR li travolga al volo. Sembrava non fregargliene nulla. Io personalmente mi reggevo forte visto che Bonfils accelerava a ogni persona intenta ad attraversare la strada. “Io faccio così perché qui non siamo in Europa”……  Amen!!!! Mi ricordava molto anche lo stile di guida caraibico, specialmente dei dintorni di Santo Domingo……

Dopo esserci fermati a casa di amici (di Bonfils) ripartiamo circondati da piante di banane alla volta di Nyanza.
Ed è qui che inizierà il mio cammino “ come diventare un africano vero”. Mentre ci fermiamo in questo centro intenti a riposarci veniamo circondati da alcuni adolescenti. In mano degli spiedini appena cotti di capra. In pochi secondi il mio cervello rifiuta categoricamente il loro invito a prenderne un paio. Non perché i tipi erano poco raccomandabili, ma in un baleno mi sono venute in mente le parole delle due dottoresse dell’Asur….. “Mi raccomando NIENTE cibo per strada (più avanti aprirò il capitolo”malattie”)!”. Tempo una frazione di secondo e Bonfils ne aveva presi già una manciata e, allungando le braccia verso di me, mi invita all’assaggio.

Fanculo l’ASUR, se li mangiano loro io chi sono per non farlo??? Non ho potuto rifiutare. E comunque sono ancora vivo…… ed erano anche molto saporiti!!!

Caricato da questo primo STEP arriviamo finalmente a Butare. Ci viene incontro una delle sorelle di “The king of Rwanda”(Poi vi spiegherò il perché di questo nick) che con un mega sorriso ci da il benvenuto. Dopo una cena con riso e pollo do un’occhiata alla mia stanza. Un mega bagarozzo mi da il secondo benvenuto, stava sotto il materasso e molto probabilmente lo avevo svegliato…… Poi è toccato al bagno. Mancava l’acqua calda, la doccia si e no che funzionava. Per chiudere in bellezza la serata ho riempito un catino d’acqua gelata e me la sono buttata addosso, tipo come faceva “Trinità” nell’omonimo film. Bello fresco vado verso il letto, apro la zanzariera, ci spruzzo lo spray anti-zanzare e mi ci “riparo”.

Quella notte non riuscivo a prendere sonno. Fondamentalmente era stata una giornata tranquilla (e sarà l’ultima così). Non mi rendevo conto di essere in Africa ma allo stesso tempo ero eccitato all’idea che il giorno dopo visiterò un luogo per me nuovo: la foresta pluviale!

2° day: BUTARE – Nyungwe Forest

IMG_1974
Blue Monkey – Nyungwe Forest

Avete presente quando cercate di passare inosservati il più possibile? Magari “imbacuccandovi” come un terrorista ceceno in modo che nessuno vi noti?

 Bè, io ci ho provato ma non ha funzionato un gran che!!!

 Butare è una località di passaggio, con la strada principale (che è anche il centro) circondata da palazzine diroccate in pessimo stato. Se c’era il Saloon l’avrei scambiata per una località del Far West americano abbandonata. La polvere alzata dalle auto e dai motorini rendeva irrespirabile l’aria circostante irrespirabile, una mandria di rinoceronti in fuga non sarebbe arrivata a quei livelli.

 Per il mio look da forestiero avevo opzionato per un paio di pantaloni lunghi da 5 euro, una maglietta a maniche lunghe BIANCA SENZA UNA SCRITTA e un cappellino da boscaiolo marchigiano. Assolutamente vietata la macchina fotografica, avrei dato troppo nell’occhio.

 Sarà per il fatto che nel sud del Rwanda di “visi pallidi” ce ne sono pochissimi(e poi io ero abbronzato) ma mi hanno sgamato tutti. Per spiegarvi la cosa, un po’ come se voi camminaste dentro un vicolo strettissimo circondato da palazzine, con i proprietari appollaiati sulle terrazze ad osservarvi mentre vagate senza una meta precisa. Dal venditore di banane al barbiere. Tutti mi guardavano con uno sguardo del tipo “cazzo ci fai tu qui?”.

 Ad un certo punto per sfuggire a tutti quegli sguardi imbarazzanti imbocco una stradina che sale un poco verso una scuola materna. Non faccio in tempo ad arrivare che una suora in perfetto inglese mi fa “Come on, lesson time now!”

 Dopo qualche minuto capirò che mi aveva scambiato per un Volontario (era una missione)……….. Ma non c’era tempo, la Foresta mi aspettava e sinceramente Butare non è proprio come la città dei sogni!! Mentre vengo rincorso in bicicletta da un venditore di patate mi rifugio nella mia stanza, preparo le cose e con “The King”, la figlia e il cugino si parte alla volta della Foresta di Nyungwe distante circa 2 ore d’auto. Mentre lasciamo la cittadina non posso evitare di vedere un cantiere di una palazzina……. fortunatamente non faccio parte dei sindacati!! Scale di legno, impalcature di legno, niente corde, niente caschi.

 “Ogni tanto ne muore qualcuno”. Grazie “King” per questa notizia!!!

 Bonfils “The King of Rwanda” nasce a Kinshasa, DR Congo, una quarantina d’anni fa (sapete in Africa non esistono date precise…). La sua famiglia, originaria del Rwanda, fugge da li nel periodo in cui i coloni belgi dettero un bel calcio nel sedere al RE che per effetto di quel gesto sarà costretto ad andare in esilio negli USA. Per quanto ne sappia c’è ancora un erede vivo e vegeto che, in maniera teorica, potrebbe tornare ed essere RE DI RWANDA (peccato che ora ci sia la Repubblica…..). La storia assomiglia parzialmente a quel famoso film con Eddy Murphy “Il Principe cerca moglie”!!

 Comunque il piccolo Bonfils, il penultimo di 5 fratelli (3 femmine e 2 maschi), cresce sano e forte, in una città che offre di tutto e di più. Rimarrà li fino all’età di 11 anni per poi trasferirsi in Burindi nella mitica Bujumbura(città della perdizione, ve la racconterò nei prossimi episodi….). Grazie a questa Nazione “The King” diventa un tipo carismatico, piacente e con la parlantina sciolta. E finalmente dopo qualche anno torna nella sua amata Kigali dove trova un ottimo lavoro presso il Ministero della Salute. Il suo modo di fare e la sua personalità lo rendono famoso praticamente in tutta la città. Da come capirete è un africano che sta bene, con una famiglia benestante in cui i suoi membri sono radicati OVUNQUE nei palazzi che contano. Una sorella all’Immigrazione, quell’Altro in Polizia, quell’Altra in Comune, il cugino ha una mega piantagione di caffè in Congo etc………….. Hai bisogno di qualcosa??? Ci pensa Bonfils!! Chiedi e ti sarà dato!!!

 Poi un giorno si innamora di una donna italiana, viene a vivere in Italia con la sua bimba e il suo bimbo e………. quattro anni fa ci becchiamo per puro caso nella stessa Ditta in cui lavoriamo tutt’oggi!! Poi una grande amicizia e la promessa che un giorno ce la saremo spassata in Africa all together!! Nonostante viva in Italia “The King” ha lasciato l’anima in Africa. Da ogni suo gesto il messaggio recita cose del tipo”Questa è casa mia IO MI SENTO VIVO”. Spero di avere reso l’idea………

Nyungwe Forest - Rwanda
Nyungwe Forest – Rwanda

 

Ma torniamo alla foresta…… La strada che da Butare si dirige in direzione Ovest è tutto un susseguirsi di piante di banane, mais e patate. Un paesaggio abbastanza monotono. Ad un certo punto dopo un’ora e mezza di strada si arriva all’ingresso della Foresta di Nyungwe e da qui in poi sarà tutta un’altra musica. Intanto la temperatura si era notevolmente abbassata di circa 8gradi, in più pioveva (normale routine……). Questo mega polmone verde di 970km quadrati è una cosa infinita che offre panorami mozzafiato. Il centro visite del parco si trova ad una quota di circa 2300m, totalmente circondato da una lussureggiante vegetazione. Non vi nascondo che ero molto emozionato di essere LI, ma per 5 minuti le balle mi erano girate e nemmeno poco. E’ assolutamente vietato addentrarsi nel Polmone Verde da soli, quindi sono stato costretto a prendermi una guida. Tra i vari percorsi ce ne uno chiamato “Canopy walkway”, della durata di 2 ore circa, che ti premette una camminata mozzafiato su un ponte alto 200metri e lungo 70metri mentre le scimmie ti passano sotto da un ramo all’altro!! Ok gran figata ma quanto costa?? Ecco le tariffe: Uomo di Rwanda: 5 dollari, bambina di Rwanda GRATIS, Extracomunitario (IO) 60 DOLLARI!! CAZZO!!! Per 2 orette di passeggiatina???? Nemmeno per la visita nella basilica di Loreto sparano così alto!!

Canapy Walkway - Nyungwe forest
Canapy Walkway – Nyungwe forest

Ma ero li………… alla fine con grandissima fatica gli allungo quei 60 verdoni e mi incammino insieme al mio gruppetto!! La foresta gran figata, un ambiente surreale. In quel silenzio tombale ogni tanto sentivo i versi di qualche scimmia e mentre cercavo di fotografarla scompariva con un balzo acrobatico chissà dove.

Mi sono reso conto di quanto sia difficile fare i documentari sui primati….. un secondo sono li e due attimi dopo magari li vedi ballare sulle liane 100metri più in la!!! Fortuna che una “Scimmia Blu” sono riuscita a beccarla!!

Il RE incontrastato di questi luoghi è lo Scimpanzè, ma per beccarlo dovevo scegliere un altro tour dai costi esorbitanti….. vabè lasciamo stare!!

Comunque gran finale sul “Canapy walkway”, e vi assicuro che è favoloso!! All’inizio sembra un normale “ponticello tibetano”, ma dopo un pò nel momento che sei sospeso nel vuoto un pò di “stretta” ti viene!!! Il “ponticello” inizia a ondeggiare in maniera costante e per qualche attimo avevo la sensazione di finire a gambe all’aria di sotto, magari atterrando nel sottobosco…….. Appena arrivato dall’altra parte, ho iniziato a fare il bastardo saltando sul ponte mentre Bonfils e il cugino Treore cercavano di raggiungermi…… le loro facce nere erano diventate color cappuccino. Se la stavano facendo sotto, e a me la cosa divertiva molto!!!

Alla fine dell’avventura dormita sotto le stelle nella foresta. The sky full of stars!!!

 

Canapy Walkway - Nyungwe forest
Canapy Walkway – Nyungwe forest

3° day – Butare – Bujumbura (Burundi)

Questo giorno sarà “abbastanza memorabile” a causa di vari fattori fra cui il “partire senza sapere dove andrai”. Cose da fare impallidire anche il più navigato dei viaggiatori indipendenti vista la meta da raggiungere.

 Ma andiamo con ordine.

 Dopo un po’ di giorni passati con “The king” avevo notato un po’ di stanchezza in lui. La bimba richiedeva attenzioni 24ore/24 quindi la sua tenuta mentale stava visibilmente barcollando. Anche se gli avrebbe fatto molto piacere venire in giro con me si stava rendendo conto che era arrivato alla fatidica soglia del “limite di rottura” in cui sia fisicamente che mentalmente cedi di schianto.

 Dopo un breve giro al museo locale di Butare gli propongo un piano che recitava più o meno così: “Io vado da solo a Bujumbura con l’autobus. Ci rivedremo da qualche giorno”.

 

“The king” non era contento della cosa, ma si rese conto presto che doveva staccare la spina limitando i suoi viaggi. Mi propone di incontrare un suo cugino che abita guarda caso in Burundi, un certo Vianè. Non ha foto con lui quindi l’identikit sarà il seguente: “Un pò più grasso di me e con gli occhiali”. Bujumbura, capitale del Burundi con 800.000 persone circa!!! Un giochetto da ragazzi!!!

 Pillola finale: “Lupo tu hai bisogno di una scheda telefonica!”

 Già, il mio cellulare era spento da quattro giorni per il semplice fatto che quando sei in vacanza non ha molto senso spendere tutto il tempo a condividere foto con il resto del mondo. Lo farai quando torni no???

 La stazione dei Bus di Butare accoglie anche l’ufficio (parola grossa) della “Volcano”, nota azienda di trasporti extraurbani rwandese. Hanno la fama di avere dei piloti di formula1 al posto dei classici autisti con giacca e cravatta. Il loro motto è “Nessun ritardo a qualsiasi costo!”.

 Mentre stavo immettendo la mia nuova sim rwandese mi congedo da The King con un “Penso che ci rivedremo e intanto che ci sei chiama Vianè e digli che arriverò verso le 17……”!

 Intanto il Bus proveniente da Kigali era in ritardo di 40minuti. Ad un certo punto la tipa dietro il bancone grida “Bujumbura!”.

 Appena metto la faccia fuori dall’ufficio noto che il bus è praticamente pieno. Non riesco a capire come farò a salire visto che un mega culo mi blocca il passaggio. Un addetto prega il culone di spostarsi un pò. Un bus così sgangherato lo avevo visto solo a Yerevan, in Armenia. Immaginatevi un pezzo di latta di 50 anni fa con le due file laterali da 1 posto ognuno. Un terzo può essere aggiunto in caso di sovraffollamento. In pratica il corridoio risultava “nascosto” quindi la sensazione era di stare dentro una tenda da 3 in 10…… Annotazione finale: un caldo della Madonna, respiro faticoso ai limiti della sopportazione.

 Ma ormai ero on board!! Dopo un’ora arrivo alla dogana con il Burundi al di la del ponte. Vorrei ricordarvi di portarvi dei dollari con voi nel caso in cui non abbiate il Visto(come nel mio caso). Una gentilissima ragazza si offre di cambiarmi gli euro senza che nemmeno glielo chiedessi. Passata la noiosissima trafila doganale (con rotture di balle annesse) ripartiamo per quella che sarà una vera ODISSEA:

Vi parlavo delle strade qualche capitolo fa. Ecco, finalmente un asfalto decente!! Il Burundi si presenta bene all’inizio, ma bastano pochi km per vedere una cosa che richiamava molto un “assalto alla diligenza”!! Un mega camion con container appresso era davanti a noi e stava andando ad una velocità di crociera pari a quella di una lumaca. Ad un certo punto una salita ripidissima che anche il più dopato dei ciclisti avrebbe fatto fatica a superare. Il mega truck erutta un fumo nero dai tubi di scarico provocando una nebbia nera come la pece. Scomparso l’effetto speciale ecco comparire come per magia un bimbo aggrappato al container. Avrà avuto non più di 5 anni. Ero scioccato dalla sua resistenza: con una mano si teneva mentre con l’altra salutava il nostro bus. Mentre il bimbo rischiava seriamente la vita ecco agganciarsi due ciclisti in sella a delle biciclette molto simili alla mitica Graziella. In un attimo al battistrada c’erano 3 adolescenti!!! Ad ogni frenata del mega mostro a 4 ruote i ragazzi risentivano del “rinculo” rischiando seriamente di finire a pezzi sotto le nostre ruote. Dopo 1 ora buona quel pazzoide del nostro autista sorpassa il lunghissimo autotreno in salita a tutto gas. Guardo l’orologio: cazzo sono già le 17!!! Eravamo in mega ritardo. Sapientemente chiamo Bonfils in modo che avvisi Vianè del mio ritardo. NADA, non prende la linea e per di più The King ha dei problemi con quel cesso di telefono. Non mi rimane altro che sperare nella buona sorte. Mentre sorpassiamo biciclette cariche di banane attraversiamo una serie di colline con una serie infinite di curve. Poi mi affaccio e vedo un panorama poco entusiasmante che si affaccia sul Lago Tanganyika con una serie di palazzi costruiti senza logica. Benvenuti a Bujumbura.

Erano le 19.45 locali e ormai avevo perso le speranze. Provavo a chiamare Vianè ma non ci riesco, non prende il segnale. La tipa che mi ha aiutato alla dogana mi chiede”Ci saranno 3 fermate, tu dove devi scendere?”

 Cazzo ne so io!!!!!!

 The King mi aveva detto che c’era solo una fermata………

 Mentre entriamo nell’inferno della periferia della città per pura fortuna aggancio una cella e sento una vocina dall’altra parte. Era Vianè. Non capendo una mazza visto la scarsità del segnale riesco a dirgli”Arrivo tra 5 minuti, sono vivo”. Poi tutto tace. La tipa si gira per controllare il mio stato di agitazione. Ero sorprendentemente tranquillo, mentre in quel momento eravamo fermi in mezzo alla feccia di Bujumbura e dal di fuori del finestrino mi scassavano enormemente le balle. Poi ecco arrivare la seconda fermata ma non noto nessuno che rispecchi l’identikit del mio pseudo amico. Alla terza ormai devo scendere. Mi guardo intorno ma non lo trovo. Ero convinto che magari aspettare uno sconosciuto per 3 ore era una cosa troppo grande. Cerco al volo un qualcosa che assomigli ad un Hotel. Invece eccolo li sbucare con i suoi occhiali e il suo fisico robusto. Vianè era con un tizio di nome David. Un simpaticissimo gran puttaniere.

 Ero davvero contento di vederlo e lui mi fa notare come si sia preoccupato cercando anche di chiamare The King inutilmente per ottenere informazioni. Come dicevo, muore parecchia gente per strada li…..

 In quel gruppetto di sorrisi sento una vocina femminile che mi chiama. Vanessa mi fa uno sguardo assassino come per dirmi “Che cavolo nemmeno mi saluti?”. Aveva ragione, ma in quel momento ero con i miei due nuovi “amiconi” quindi…………

Ero veramente lercio, ma incuranti della cosa mi offrono di andare a mangiare il pesce in un club esclusivo. Già, ESCLUSIVO. Lo schiavetto del club apre il cancello e ci fa strada. Ad aspettarci c’era Ngadu e una donnina graziosa. Grossi sorrisi al mio arrivo. Iniziano a bombardarmi di domande mentre arriva sulla nostra tavola del pesce fresco direttamente dal Lago Tanganyika. Ottimo pesce, ottima compagnia. Che figata!!!

 “Scusa Emanuel ma sono stanco, quando tornerai la prossima volta ti ci porto io in qualche locale!!”

 Era tempo di andare nella mia casetta. Proprio davanti all’ambasciata USA i miei amici del Burundi mi avevano offerto di stare in una VILLA. Ingresso in stile “Willy il principe di Bel Air”, con dei bellissimi capitelli. Il piano di sotto era “occupato” da Ngadu, il piano di sopra di 200mq era il mio!!!

 Tutti mi danno la buonanotte sperando che la soluzione alberghiera sia di mio gradimento. ECCOME!

 Prima di addormentarmi uso lo spray antizanzare su di me e sulla zanzariera. In Burundi regna la malaria. Ma me ne fregava poco. Ero li trattato come un signore, carico come una molla per il giorno dopo!

 

4°/°5° DAY – BUJUMBURA (BURUNDI)

“Un Bujumburiano vero”

 

Lake Tanganyika -Bujumbura BURUNDI
Lake Tanganyika -Bujumbura BURUNDI
Questa mitica esperienza in Burundi vale la pena di essere raccontata seguendo uno schema diverso dal classico “ordine cronologico” degli eventi.
Ho avuto la fortuna di parlare di 1000 cose diverse con decine di persone del luogo che con la loro disponibilità mi hanno fatto sentire come uno di loro!
Fondamentalmente mano a mano mi sentivo sempre più africano, e allo stesso tempo più sicuro negli atteggiamenti che dovevo mantenere.
Leggete tutto con attenzione perchè tanti luoghi comuni andranno a farsi benedire e, forse, vi renderete conto che qualcuno è messo molto meglio di noi (non ci voleva tanto a capirlo!)
 
                                                                                                          SAFETY
                                                           “Don’t worry, feel free to be like at home”

Il Burundi è discretamente famoso per la sua delinquenza. La polizia e l’esercito sono ovunque, addirittura ho notato parecchie scorte private per alcuni “visi pallidi”.
Come biglietto da visita non era male….!!!
Stavo cazzeggiando lungo le rive del lago Tanganyika, il più profondo di tutta l’Africa. Le sue onde non erano molto diverse da quelle del Mare Adriatico….
Sulle sue rive clubs esclusivi e stabilimenti balneari richiamano un bel po’ di gente, soprattutto durante il weekend. Era un mercoledì quindi c’era poco movimento. Mentre passeggiavo su quella riva di sabbia finissima intravedo una “giubba blu” che si avvicina con uno sguardo a dir poco minaccioso. Sulla sinistra intravedo un Ak47, mia vecchia conoscenza durante i periodi dorati in Russia. Il soldato inizia a chiedere vita, morte e miracoli e alla domanda “dove stai andando?” gli rispondo con un “Guarda veramente volevo mettermi sotto quell’albero a dormire”. Fino a quando non ho messo il sedere appoggiato a terra La Giubba Blu non si è mai staccato dal mio posteriore (molto probabilmente pensava che lo prendevo per i fondelli) fino a quando non mi sono messo per terra sotto una palma. Ad un certo punto arriva un Gorilla con un cappello da pescatore. Dal cartellino che esibiva avevo notato che era il responsabile dell’avamposto locale. In un perfetto inglese mi fa “Guarda il mio uomo non voleva stressarti, è solo che cerchiamo di inquadrare le facce nuove. Sentiti libero come a casa tua e benvenuto in Burundi”. In quel momento mi trovavo nell’esclusivo”Club du lac” a 4 stelle in cui i papponi stranieri vengono per passare le vacanze o semplicemente per dei meeting d’affari. Uscito dalla spiaggia privata “ben riposato e protetto” mi dirigo verso un tipo che stava pescando. Gli scatto qualche foto e continuo ad avanzare lungo un tratto deserto. Becco 5 tizi sulla trentina che si avvicinano verso di me con passo veloce. Per qualche istante ho pensato che la possibilità che mi mettessero le mani addosso non era poi così remota. Di sicuro non si dirigevano verso di me per un autografo. Invece strette di mano, sorrisi e tutto ciò che il protocollo della richiesta per l’elemosina prevede (sgamati al volo). Il gran finale spetta di diritto al ragazzo messo peggio. Aveva la mascella storta e quindi faceva una fatica impressionante a parlare. “ I have hungry”. Si amico lo avevo capito!!! Fisicamente sembrava uno straccio usato e in quel momento ho pensato che magari se gli davo qualcosa non avrei fatto la figura del marchigiano. La prima banconota era una carta da 10.000 franchi del Burundi. Mi sembrava una cosetta da poco. Appena gliela sventolo in faccia il tipo con la mascella storta la stringe come fosse il suo ultimo giorno di vita e se la infila in tasca. Il “branco” si dilegua in una manciata di secondi. Ad un certo punto dall’alto di una collina sento dei fischi e delle braccia alzate. Mi giro alzando di conseguenza anche le mie. Mi stavano ringraziando in maniera plateale. Rientrando al “club” il militare mi fa “Amico ti stavo tenendo d’occhio nel caso tu avessi avuto problemi”. Solo in serata cenando con Vianè mi sono reso conto che la mia era stata una SUPER mancia per dei morti di fame………

Quindi pensate che io mi dovevo preoccupare di qualcosa??????????? In Burundi c’è sempre qualcuno che ti controlla……. E dico sempre!!!

Welcome to Burundi

Ps: a Milano in stazione centrale o a Roma Tiburtina vi sentite così protetti?…..

                                                                                         2 – PEOPLE

Ero a Butare, in Rwanda. Seduto su un divano stavo “ammirando” l’appartamento della sorella di Bonfils. Lei 26 anni, lui 45. Lei fresca e atletica mentre lui dimostrava almeno 85 anni con il futuro rivolto alla pensione. Mentre pensavo a quella ingiustizia e a come il mondo vada alla rovescio mi si avvicina Tresor, il cugino di The King. Da subito iniziamo a parlare di Africa e di Europa per poi finire inesorabilmente nell’argomento “i piacevoli momenti della carne”. Alla fine del romanzo il mio amichetto fa” Kigali si è una bella città ma sai, appena posso nel weekend prendo i miei amici per una notte di baldoria a Bujumbura. Oui, Bujumbura!!!”. I suoi occhi si illuminarono come una lampadina a basso consumo, gradualmente… fino al punto di dirmi “Stai attento laggiù che rischi di rimanerci!”.

“Bà” pensai.

Bujumbura, primo giorno.

Dopo il bellissimo comitato di accoglienza della sera prima mi sentivo proprio in palla. Stavo camminando lungo la riva del lago Tanganyika notando con sorpresa che c’erano parecchi stabilimenti balneari fra cui uno decisamente figo chiamato “Bora Bora”. Faccio qualche passo verso l’ingresso e mi siedo davanti a un tavolino. Tempo pochi attimi mi si presenta un obelisco alto 1.80 con un fisico bestiale da triathlon. Ma non era un uomo. Valerie era uscita dalla pancia della madre con quel fisico e dai 10 anni in poi iniziò a praticare nuoto agonistico. In fondo perchè non sfruttare tutto quel ben di Dio??? “Ah allora sei veloce come un motoscafo” fu la mia battutina idiota pensando a quelle braccia definite. Molto probabilmente mi ero fatto “sgamare” e la tipa aveva capito che ero in vena di conversazioni…..  Dopo un pò mi fa “Ti porto a vedere il campo da beach volley, dai svelto!”. Non capii tutta quella fretta immotivata ma mi sforzai di alzare il mio sedere in maniera rapida, giusto per non sfigurare. Quel campo da beach non lo vidi. Niente rete, niente pallone Mikasa, niente sabbia. Ma solo un bellissimo spogliatoio con tanto di biancheria!!!

AMEN!!!

Uscii dal “Bora Bora” con le allucinazioni ma avevo ancora qualche neurone funzionante. Giusto in tempo per ricevere la chiamata di David che mi esortava di andare da loro e di chiamare Vianè per riprendermi di fronte al mitico Club Du Lac. Non capii (ancora!!!) che intenzioni avessero. Fisicamente mi sentivo come quando mi sparo 10 km sul Monte Conero di corsa con 15kg di zaino.

Puntualissimo, Vianè mi accompagna nel centro di Bujumbura. David, gran sorriso da puttaniere qual’è, mi presenta un tipo di nome Olivier. Aveva i calzoncini corti, scarpe sportive e avrà avuto si e no la mia età.

“Questo è il amico e mi ha chiesto di conoscerti. Ti va di fare una corsetta all together?”

Accettai al volo. Tirai fuori dallo zainetto i pantaloncini e, nonostante la visione dell’obelisco davanti agli occhi, iniziai a correre di buon passo. Superando il centro ecco la seconda visione. Un numero infinito di persone correva lungo la strada nemmeno ci fosse la maratona in quei giorni!!! I campi da calcio erano stracolmi e, senza esagerare, più della metà di Bujumbura stava facendo sport quel giorno. Bellissimo, fantastico. Una cittadella dello sport!

Dopo essere arrivati su un’altura che sovrasta la città Olivier fà “Ottimo italiano, 8km e nemmeno sudi! Com’è la città da qui? Che ne pensi?”

“Una cagata” pensai dentro di me ma vista l’accoglienza gli dissi “Guarda c’è troppa foschia non vedo bene lo skyline!!!”

6km più tardi arrivammo alla fine della scampagnata, proprio davanti ad un hotel nuovo nuovo. “Amico entra e chiedi alla reception, fatti una doccia! Ci vediamo all’ultimo piano dopo!”. Così feci, ma nel momento che stavo tirando fuori i verdoni dalla tasca per pagarmi il tutto la tizia mi fa sapere che è già tutto pagato.

OLE’!!!

Bella camera, bella doccia. Alle 21 mi faccio trovare all’ultimo piano ai bordi di una piscina. Ecco Olivier con un telefono in mano. “E’ un’amica e vuole parlare con te. Tutto per soli 20 dollari!”

E’ proprio vero, mi volevano bene un bel pò!!!!

                                                             3-BUSINESS    

Per quanto possa sembrare ridicolo in Burundi ci sono persone che investono. E nemmeno poco. Oltre a tutti quei colletti bianchi stranieri seduti al club “du lac” intenti a trattare con imprenditori del posto ho avuto modo di toccare con mano alcune idee niente male. La Cina, Il Libano e il Giappone sono solo alcune delle realtà presenti sul territorio.

Una mattina Vianè mi porta in una caffetteria. Esteticamente era proprio carina con le mura di color arancione. Al suo interno al primo piano una bellissima vetrina con tantissimi tipi di cornetti mentre al piano superiore una terrazza con tavolini e ombrelloni completavano il tutto. Il personale era vestito di tutto punto e su ogni piano c’erano tipo 5 persone che correvano a destra e a sinistra full time. Mentre ordinavamo i nostri cappuccini e cornetti (il menu era da applausi) chiedo al mio amichetto quanto costa aprire un’attività del genere a Bujumbura.

Ecco la sua risposta:

“Guarda con 20.000 dollari fai il tutto, calcolando che questo è un locale di circa 200mq totali. I dipendenti prendono non più di 100$ al mese e l’IVA è all’11%. Il titolare di questo posto è un cinese che ha aperto da poco e per ottenere tutte le autorizzazioni ha atteso 2 giorni lavorativi!”

Mentre ammiravo quello sciame di persone fare a gara per guadagnarsi un posto a sedere nella mia mente pensavo che in Italia con quella cifra non ci prendi nemmeno un Garage………..

Non contento Vianè rincara la dose.

“Andiamo, ora ti faccio vedere una cosa”

Mi porta dritto NEI SUOI UFFICI. In pratica questo ragazzo molto sveglio si occupa di vendere e promuovere strumentazioni medicali. Inoltre collabora con alcune missioni presenti sul territorio organizzando giornate dedicate alla prevenzione.

Dopo avermi mostrato orgoglioso tutto il catalogo ecco il colpo di grazia….

“Quanto è grosso questo locale? 180 mq! E lo sai quanto pago di affitto qui? 400$! E poi siamo in pieno centro!”

Una trafitta al cuore se penso che io pago 400 euro di affitto per 40mq!!!!

“Io sono rwandese ma qui si sta troppo bene, non tornerei mai a Kigali! Ho una bellissima famiglia, una bambina e una moglie. Il lavoro mi soddisfa molto e non abbiamo problemi. La sera torno a casa felice, ceno e accendo il pc per un’ora. Poi guardo la Tv con loro. E’ tutto quello che desideravo”

Nelle sue parole c’era tutta la soddisfazione di una persona che ha raggiunto i suoi obbiettivi in un Paese che sulla carta non avrebbe niente da offrire. SULLA CARTA!!!!

Breakfast with Hippo - Bujumbura BURUNDI
Breakfast with Hippo – Bujumbura BURUNDI

4- MALARIA&SANITA’

Dopo aver parlato delle cose belle è giunta l’ora di parlare di uno dei DUE PROBLEMI che affliggono questo Paese: LA MALARIA.

Ovviamente anche l’HIV miete ogni anno un bel po’ di vittime, ma la zanzara rimane il killer per eccellenza. Ricordo le parole di The King che mi avvisavano che nella città della perdizione lo spray anti-zanzara e un bel cappuccio di plastica (preservativo) dovevano rappresentare il mio equipaggiamento obbligatorio da PORTARE sempre con me. Anche Vianè era dello stesso avviso, invitandomi ad usare lo spray sulla zanzariera prima di mettermi a letto. Ovviamente me lo ero anche messo addosso e quindi l’odore della mia pelle non era proprio come quello dell’acqua di colonia. La mattina dopo vedo la ragazza di Ngandu( o la puttana di turno a seconda dei punti di vista) che con un sorriso smagliante i dice”Tranquillo di giorno lo spray non serve! Queste bastarde pungono solo di notte”. Sarà, ma dopo le sue parole decisi di mettermelo anche intorno ai genitali. Poi gran finale con la pasticca anti-malaria da prendere ogni 24 ore.

Il lago Tanganyika rappresenta  un residence a 5 stelle per quelle bastarde. Mentre camminavo lungo la riva le vedevo sguazzare allegramente in mezzo alla merda e proprio il vedere alcuni ragazzi  locali nuotarci allegramente mi fece venire più di un dubbio. Uno di questi era fuori dall’acqua con la maglia della Nazionale Italiana Germania 2006 con scritto GILARDINO. Qualche minuto dopo vedo una suora e un ragazzo con la t-shirt della COMET, nota azienda italiana per le forniture elettriche. Li saluto con un bel CIAO (si vedeva anni luce che era un italiano) e, dopo aver ricambiato il saluto, ci mettiamo a conversare un po’. Ad un certo punto la suora esce allo scoperto con un “Ah guarda i ragazzi fanno il bagno solo la mattina quando l’acqua è pulita”. Si come no!!! Il mitico lago Tanganyika. Con una superficie di 32.900 kmq e una profondità massima di 1470m (si, avete letto bene!!) questo mega bacino d’acqua dolce ospita una infinita quantità di pesci, uccelli e mammiferi fra cui Mister Hippo. Lo vidi per la prima volta durante la mia prima colazione. Fauci spalancate, mole possente e tanta cacca. Bè….. acqua pulitissima in the morning  no??????

Capisco che è difficile resistere ad un bel bagno con quella calura e quelle onde così invitanti MA in Africa si corrono alcuni rischi. Un discreto numero di batteri vivono in quelle acque quindi tramite le vie nasali o via orale l’acqua contaminata potrebbe entrare nel nostro organismo depositando al nostro interno un bel po’ di quei bastardi con delle serie conseguenze per la nostra salute. Non solo, ma Vianè mi riferì di alcuni batteri capaci di perforare la nostra pelle. Bè…… possiamo fare a meno del bagnetto no???? Umidità a manetta quindi la doccia a fine giornata era obbligatoria……. peccato che l’acqua in Burundi non sia potabile!!! Nessuno ti vieta di fare la doccia o di sciacquarti i denti con l’acqua del lavandino MA SI SA CHE AL 90% E’ CONTAMINATA. “Tranquillo Emanuele in questo appartamento non ci sono problemi!”. 5 minuti dopo mi fiondo di sotto cercando il primo supermercato disponibile prendendo 6 bottiglie d’acqua minerale. Salendo le scale Ngandu mi fa “Caspita hai sete eh????”. Mi chiudo in bagno e mi verso tutte le bottiglie addosso. LA PRUDENZA NON E’ MAI TROPPA!!

                                                                   5-WEDDING

Eravamo seduti su una comodissima poltrona situata all’ultimo piano di quel “famoso” hotel. Con Vianè in quei giorni parlammo davvero di un sacco di cosette interessanti fra cui le relazioni sociali made in Burundi. Mi stavo lamentando del fatto che in Italia mantenere una famiglia costa davvero un botto e di sicuro non sono il solo a persarla in questo modo. Come sviolinata finale ho ammesso che non mi sposerò MAI, almeno in Italia…..

“Ma sei pazzo?? se qui ti sposi è tutto di guadagnato!! Guardami: io ne sono l’esempio!!! Ricordo ancora la festa, tutta pagata dalla famiglia di mia moglie come da tradizione. Due giorni pazzeschi!!! Poi gli amici ti fanno un sacco di regali PER TUTTA LA VITA. Non solo ricevi dei doni nei giorni del matrimonio ma anche in quelli antecedenti all’evento. TOUJOURS !!!Gli invitati ti vengono a trovare almeno una volta alla settimana con cibo e bevande varie che ti danno in omaggio!!! Non ricordo l’ultima volta che sono andato al supermercato……. Bello eh? Poi il mio appartamento…. io ho investito solo il 20% del costo totale, il resto lo hanno messo le nostre famiglie COME DA TRADIZIONE. Come vedi qui sposarsi CONVIENE!!”

Tres bien, proprio come da tradizione!!!!!

                                                     BACK TO RWANDA – Gran Finale

Fondamentalmente stavo lasciando Bujumbura a malincuore. Il motivo? Bè mi ero fatto parecchie risate e tutto ciò in soli 3 giorni. Tutt’oggi penso a cosa sarebbe successo se fossi rimasto li 7 giorni…….. 

Mancavano 2km scarsi al confine rwandese. Accanto a me anche stavolta una prorompente signora congolese. Nonostante mi stesse schiacciando contro il finestrino dell’ennesimo bus stracolmo di gente almeno era davvero una simpaticona. Sorrisini lungimiranti e tante belle battutine. Tutto bello.

Ad un certo punto il panico.

Urla, sgomento. Tutti erano in piedi guardandosi intorno. Pensai allo scoppio di una ruota, oppure a un incidente. Nulla di tutto ciò sfortunatamente….. era molto peggio!

Il ragazzo seduto due file più dietro si era sentito davvero male SBOTTANDO l’Ira di Dio dalle viscere del suo stomaco. Una scena allucinante. Vidi quei poveri sfigati che sedevano accanto a lui pieni di quello schifo. Un odore acre riempiva il bus e per fortuna che eravamo arrivati alla dogana!!!!!

Intanto il cellulare di Bonfils continuava a non prendere…… arrivato a Kigali con la puzza del vomito ancora sotto il naso cercai invano di chiamarlo. Mi trovavo nella stazione dei Bus dove il casino regna sovrano. 

Ora dove cavolo vado???

Vagamente avevo presente il quartiere in cui viveva la madre……

Ricordo quando ero in Mongolia un autista di nome Dolt, un fuoriclasse dell’orienting. Un giorno mi disse “Quando ti perdi alza la testa, devi avere naso”

Semplice a dirsi. Vidi in lontananza un paio di grattacieli che usai come punto di riferimento. Ero convinto che casa sua fosse 1km al di sotto, cercai di ricordarmi il più possibile i luoghi che avevo già oltrepassato……Accompagnato da una moto-taxi raggiunsi il centro della città ed è proprio in quel momento che The King mi chiamò per sapere dove diavolo fossi. Dopo averlo raggiunto mi resi conto che più o meno ci avevo azzeccato sulla posizione…… gran botta di culo senza orma di dubbio!!

Non mi ero perso. Avevo raggiunto il mio amichetto. Ero passato indenne sotto la puzza di vomito. Alla grande direi!!!

Nei giorni a seguire passai un bel po’ di tempo con Yari, un mio ex collega di lavoro che abita li che grazie alla sua mitica moto indiana mi ha accompagnato in giro per la città. Poi conobbi un certo Roberto, anche lui italiano e residente a Kigali da 5 anni.

“Tornare in Italia? MA SCHERZI? Guarda che clima qui!!!!”

Parole sante!!!!

                                                STORICI INCONTRI – KIGALI

Storici incontri.... Kigali
Storici incontri…. Kigali

Quel giorno decisi di andarmene in giro per la città per fatti miei. Premettendo che di interessante a Kigali non c’è nulla da visitare (escludendo il Museo del Genocidio) camminavo a cazzeggio senza meta. Quattro ore e non una goccia di sudore, stranissima cosa per uno come me che trasuda acqua come una calza bucata…..

Tratto in salito, passo svelto. Stavo per dirigermi verso il centro quando ad un certo punto alla mia destra spunta un tizio con una giacca blu. Camminiamo spalla a spalla per circa 100 metri. Io mi stavo facendo bellamente i cavoli miei.

Ma lui no.

Si presenta e iniziamo a parlare della “vita”. Lui è un signore di 60 anni e mi invita prima a mangiare il riso con lui per poi accompagnarmi in un “bar”. Dopo avermi raccontato di religione e di come lui immagina l’Europa ecco tirare fuori dal cilindro l’idea del secolo:

“Sai, per sugellare la nostra amicizia mi è venuta un’idea. Quando torni in Italia prepara due foto di te e in mezzo ci metti una banconota… da 20 o 50 euro. Poi me la spedisci! Che dici? Ah, vorrei gentilmente sapere una cosa: Le donne italiane starebbero volentieri con uno come me?”

AH FUORICLASSE!

Falso come una banconota taroccata gli diedi il mio indirizzo SBAGLIATO inventandomi il cognome. 

“Facciamoci una foto!”

Click, Click.

Il tizio se ne andò soddisfatto, scomparendo in mezzo alle bancarelle poco più avanti.

Mi recai nel pub di Roberto raccontandogli del buffo incontro.

“Eh… scommetto che in mezzo alle due foto voleva i soldi VERO??” Aahahah fanno sempre così, per loro è normale!!!”

CHICCHE FINALI

10 giorni davvero intensi. Nemmeno durante i miei 32 giorni nel Caucaso mi ero sentito così privo di forze!!! L’esperienza all’Akagera era stata la ciliegina sull torta di un’avventura andata oltre le aspettative, fondamentalmente iniziavo a sentirmi un po’ a casa! In quegli ultimi giorni passati a Kigali ho girato un bel po’ in sella alla mitica moto indiana di Yari, facendomi scoprire l’altra faccia della città. Bei quartieri, tutto pulito, bei locali. Per non dimenticare la bella gente!  Mentre “a tutto gas” nella notte cazzeggevamo per strada mi sono immaginato LI. Potrei viverci in Rwanda? Posi il quesito a un’amica qui in Italia. Simpaticamente lei mi ricordò che il genocidio c’era stato non molto tempo fà. Tutto vero, ma sinceramente la sua affermazione non mi colpì molto. Uscivo per strada e mi ritrovavo un sacco di amici nuovi, tutti sorrisi e pacche sulla spalla. Poi con Yari che già conoscevo mi piaceva andarci a cazzeggio, idem con Bonfils e compagnia. Sentirsi ben voluto nonostante tu sia li di passaggio è davvero una bella cosa.

Ho lasciato l’Africa davvero a malincuore. Nei giorni successivi al mio ritorno in Italia sentivo che il Continente Nero era sempre dentro di me ma anche fuori! Sul mio braccio destro ho ancora la bellissima cicatrice che mi sono procurato li….. anche quella sarà sempre con me!!!!

THE END!!!

 

2 Comments on “Black Africa Expedition

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: