Vita di Frontiera #1- Burundi

“Quando hai viaggiato in Africa, puoi farlo ovunque senza paura poi”

 

BURUNDI, benvenuti all’inferno

Nella classifica dei 10 Stati più pericolosi al mondo risulta anche il Burundi. Questa triste lista si basa sul numero di vittime rapportato alla popolazione, per cause varie( guerre, omicidi etc).

Ero in Rwanda. Nel 1994 un terribile genocidio colpì il Paese causando più di un milione di morti. Grazie al suo presidente la pace e la stabilità economica prendono piede fino a farla diventare “la Svizzera d’Africa”. Nel 2014 nuovi palazzi e vie di cominicazione nascono a Kigali, la capitale.

Sotto una pianta di banano sto parlando con Bonfils, il mio ex collega di lavoro rwandese.

“Perchè non te ne vai da mio cugino Vianè, a Bujumbura?”. Dal tono di voce, sembrava davvero volermi invitare a una vasca sul lungomare di Numana.

Bonfils aveva la figlia con se, e il tempo libero a disposizione per lui era residuo. Non gli ho chiesto altro, giusto un “come lo riconosco tuo cugino?”. Bè il Burindi, un Paese nuovo di pacca per me. E poi c’è il lago Tanganyika, il più profondo d’Africa con i suoi 1900m circa.

Tenete presente che il wi-fi era un perfetto sconosciuto, anche con la mia scheda sim rwandese la copertura era pura illusione.

“Alto e pelato”. Una foto no eh???. Nella più totale follia ero ASSOLUTAMENTE sicuro, in quel momento, che sarei arrivato in Burundi e vedrò Vianè li in piazza, ad aspettarmi con un bel cartello con scritto il mio nome. Come un povero illuso avevo questa convinzione. Sapevo solo che ci volevano 8 ore di viaggio in bus. Il numero di incidenti stradali con vittime è elevatissimo da quelle parti: strade ai limiti della decenza; drivers fuori di testa; persone che vivono lungo il ciglio della strada. Un momento ed è subito “strike”……..

Facendo due calcoli è più facile morire che rimanere in vita. Con calma capirete il perchè.

Il bus non è un bus. Cioè è una scatola di sardine con 3 panche di legno dentro, perfette per spaccarti il sedere in corso di viaggio; il numero di passeggeri è illimitato, quindi se uno vuole sdraiarsi davanti a te tu puoi mettergli i piedi sopra il cranio e massaggiarglielo per tutto il viaggio, visto che il passeggero non è tenuto a lamentarsi (mica è Flixbus che ha i feedback a fine viaggio poi!). Ad ogni buca o curva le ossa si schiacciano contro la carrozzeria oppure contro il soffitto, in un movimento simile a quello della nave pirata al Luna Park. Ad ogni frenata i nostri sederi si spostavano di almeno mezzo metro fino a sbattere addosso a quello di fronte. Accanto a me c’era una congolese di almeno 90kg che con le sue grosse braccia mi schiacciava la testa sistematicamente sul finestrino. La mia reazione si limitava a un leggero sorriso, l’educazione in primis……..

Un viaggio molto, molto fisico……..in tutti i sensi.

Ah, ovviamente siamo in ritardo. di 4 ore circa. Vianè tramite Bonfils è al corrente che il mio bus arriverà a Bujumbura alle 19. Provo a chiamare il mio amico ma nada, non c’è campo e inoltre il suo cellulare non funziona bene da mesi (!!!). Ok, tento di chiamare Vianè ma invano.

Raggiungo la frontiera alle 18 e tra poche ore sarà buio. Un tipo ha da poco vomitato dentro il Bus a causa dell’alta velocità dell’autista, lungo i 150km di curve che serpeggiano fra le piantagioni di caffè e banane. Giusto in tempo per scendere e prendere una boccata d’aria, evitando la puzza del suo vomito che altrimenti mi avrebbe intossicato. E’ bianco in faccia, alla salita era bello scuro. Non è un buon segno.

“Dove vai, straniero?”

Oltre all’uomo di colore che poi è sbiancato come candeggina, sono l’unico white man da quelle parti. Abbronzato certo, ma sempre con i lineamenti europei e quindi non riesco a staccarmi di dosso quei rompipalle che vogliono cambiarmi i soldi. Mercato nero, intendiamoci. Mentre li prendo a calci per allontanarli, il doganiere mi avvisa:

“Attento italiano, laggiù è l’inferno”.

Mentre mi pronuncia queste parole, il tutto è seguito con un sorriso beffardo.

Sgancio i miei 40 dollari e dopo 1 ora ripartiamo. Il nero diventato bianco non sale a bordo, è conciato male. Passerà la notte li in mezzo alle galline. Il bus è stato controllato da cima a fondo dalla polizia di frontiera. E’ buio, l’autista spinge al massimo il motore mentre negli angoli della strada le persone passeggiano all’oscuro come al mercato del pesce. Niente luce, niente lampioni. Durante la guida non si rallenta, si va a tutto gas. Il pedone attraversa? Non importa, ci si passa sopra e si prosegue. Mentre guardo dal finestrino distinguo benissimo la sagoma di un uomo che viene spazzato via dal bus, volando addosso a una casa. Nonostante il frastuono causato dalla macchina di latta l’urlo di dolore mi è arrivato nel timpano fino in fondo. Ho passato la frontiera da qualche minuto, e inizio a captare quella strana sensazione di……… puzza di guai in arrivo. Presente, no? La verde e lussureggiante Rwanda è già un ricordo.

Mentre scorgo le luci della città, sono le 23.30. Siamo nella periferia di Bujumbura, intorno a noi è tutto buio. Si scorgono solo delle candele presso alcune capanne. Una ragazza si gira e mi chiede in quale fermata devo scendere.

Ah, vero, dove??

“Immagino in centro città”. Lo dico in maniera non troppo convinta

“Ok. Ascolta, ora qui ci sarà un po’ di confusione. Non scendere dal bus e non aprire i finestrini, per nessun motivo!”.

Esagerata! E che sarà mai, di fuori non c’è anima viva!!

Avete presente il film “30 giorni di buio” in cui gli zombie escono dalle case e invadono le strade? La scena è la stessa. Il bus inizia a frenare lentamente verso la fermata, un palo di ferro anonimo sul ciglio della strada. Pochi secondi dopo il bus inizia a ondeggiare, letteralmente. Come una barca in balia delle onde.

“Sto male, ho le allucinazioni”. Non mangiavo da parecchie ore, ero stanco e poco lucido. Magari mi stavo sognando tutto.

Le mie preoccupazioni svaniscono in un lampo mentre un pugno cerca di sfondare il finestrino del bus. Eravamo circondati da un bel po’ personaggi loschi che volevano entrare dentro, con lo scopo di lasciarci in mutande. E disgraziatamente qualcuno doveva scendere proprio li, e giocoforza il portellone principale doveva aprirsi.

Si sente la pressione della folla fuori, come a un comizio di Martin Luter King. Il tizio che ha il muso piantato sul mio lato finestrino insiste per vendermi delle noccioline. Il portellone non può aprirsi, non si scende. Il signore si fermerà più avanti, scocciato dall’ennesimo incoventiente tecnico. Iniziano a volare cazzotti sulla carrozzeria e il rumore sordo dei vetri frantumati inizia a farsi sentire. I simpaticoni fuori sono sotto l’effetto di colle e stupefacenti e vogliono aprire il bus come una scatola di sardine. Finalmente l’autista si decide a partire, a tutto gas!

Mentre ci lasciamo la scia umana dietro che ci rincorre, è ora di pensare a dove passare la notte.

“Troverò un hotel in centro”, penso. Sono davvero sfinito, per una serie infinita di motivi. La tipa mi fa notare che siamo arrivati in centro, un luogo anonimo e abbastanza triste. Appena scendo mi guardo intorno, nella testa una sola parola: “Hotel”. Da qualche parte devo dormire, mica posso mettermi in un angolo con tutti quei tossici…..

Nel buio della piazza, ecco li una testa pelata che si riflette sotto un lampione. Mi sta guardando, mentre la ragazza del bus mi dice “Ehi, nemmeno mi saluti?”.

Scusami, ma forse ho visto la salvezza davanti a me.

Quel tipo era Vianè, e mi ha aspettato li tutta la notte!! Santo subito, non mi scorderò mai di lui.

“Ero seriamente preoccupato per te, ho pensato a un incidente!!”

“Fratello, pure io pensavo di essere in un mare di guai!”

Con lui c’era quel puttaniere di David, Ngandu e la sua ragazza di turno. Avevo una fame allucinante. Tutti a mangiare il pesce sul lago Tanganyika a un’ora improponibile, l’1 del mattino. Poi tutti a nanna, nella sua lussuosa casetta davanti all’Ambasciata Americana.

“Tutte sciocchezze, questa è una città tranquilla. Se sai dove andare!”

Due settimane dopo scoppia la guerra civile. Il presidente non aveva voglia di lasciare la poltrona dopo la fine del suo secondo mandato………

Lago Tanganyika – Bujumbura BURUNDI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa NON fare in viaggio – Fiumi di Parole&Azioni

“La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre”

Da sempre è un tema poco trattato. Al limite se ne parla un po’ in quei corsi per aspiranti assistenti di viaggio, anche facendo delle simulazioni durante le lezioni. Quando viaggi in gruppo e ti relazioni con diverse persone, devi per forza adattarti tenendo un comportamento adeguato alle circostanze. Aprire la bocca in modo consono è di grande aiuto. A nessuno piace rovinarsi la vacanza per una frase di troppo o un’ azione non proprio da persona intelligente.

Per capire meglio questo punto ho pensato di snocciolarvi alcune esperienze passate. All’inizio sono tutti sorrisi, ma poi………….. Sapete, i partecipanti tante volte non si curano. In fondo sono in vacanza e devono distrarsi.

Tre cose che non dovrete mai fare, tre fenomeni che non hanno aperto il cervello per bene.

Urlando contro il cielo – Erg Chebbi MAROCCO

Siamo nel deserto marocchino. Le nostre giornate sono caratterizzate da lunghi spostamenti in auto sotto un sole cocente. Dopo ore e ore che guidi hai davvero bisogno di rilassarti, di staccare la spina, di darti una bella lavata e togliere tutto quel sudore di dosso. Da giorni la temperatura media si aggira intorno ai 35-40 gradi con picchi di 45, insieme a quel venticello africano che ti fa cuocere come un petto di pollo dentro un forno ventilato. Verso le 19 ci fermiamo per accamparci, e come di routine inizio a montare la tenda, a gonfiare il materassino etc. Dal nostro Unimog le luci illuminano uno spiazzo, punto scelto per la cena. Il pasto serale, un momento sacro.

La nostra compagnia sembra uscita da un film dei Vanzina. Ci sono una coppia di siciliani, due bergamaschi, un veneto, due liguri e per finire una coppia di burini dei Castelli Romani. Io rappresento una regione sconosciuta nel panorama italiano, ossia le Marche. Fin da piccolo ho sempre pensato che fossero frutto di fantasia ma in realtà esistono davvero. E nella loro quotidianità mi facevano schiattare dalle risate, tutto gli veniva così naturale e spontaneo. Una coppia di fenomeni: i burini!

Quella sera decido di ritardare il pasto, faccio schifo e ho bisogno di una lavata. Prendo il mio contenitore da 20L per l’acqua, lo piazzo sopra il fuoristrada e voilà la doccia è pronta! Nel momento in cui le prime goccioline di acqua bollente arrivano sulla mia testa piena di sabbia, sento che nel campo qualcuno si sta agitando di brutto. Nel silenzioso e buio del deserto del Sahara un accento burino riecheggia tra le dune. Maurizio non è contento e sta imprecando su qualcuno che, a suo dire, lo ha attaccato. Da li a poco si unisce un dialetto siciliano. Nel momento che torno al campo, noto subito i due schieramenti. La coppia siciliana contro i burini. La Sicilia contro il Lazio. Il Vegano contro il Carnivoro.

“Eddai era una battuta!! Io amo il maiale e adoro la sua carne! Mammamia, non si può nemmeno scherzare su un allevamento di suini!!”

C’è una regola non scritta, conosciuta da pochissimi e recita: “MAI PARLARE DI RELIGIONE e POLITICA”.

Dal 2015 ho aggiunto “OCCHIO AI VEGANI”.

Che cosa accomuna la religione, la politica e i vegani?. Sono tutti temi sensibili. Pensateci un po’. Sono argomenti che toccano nel profondo l’animo umano.

Quella sera c’è uno scontro in stile “attacco a Mosul”. I siciliani, vegani e animalisti convinti, si sono arrabbiati moltissimo a causa delle battutine sui maiali di Maurizio. Parliamo di persone di 50 anni. Il buon Mauri voleva solo fare cabaret quella sera, ma disgraziatemente nel modo sbagliato. Il teatrino non ha dato i frutti sperati.

Sono volati insulti pesanti, davvero.

Sembra buffo, ma i due schieramenti non si sono più parlati per i seguenti 10 giorni a causa di una salciccia. Rovinando in parte l’armonia di gruppo.

Prendete nota di quello che avete letto. Mai parlare con degli sconosciuti di quei 3 ARGOMENTI!!!

Erg Chebbi – Morocco

 

Rolling Stone – Erg Chebbi MAROCCO

Sapete, l’autostima in un viaggio è parte integrante e fondamentale. Con il tempo acquisiamo esperienza e sicurezza nei nostri mezzi, soprattutto durante esperienze on the road o nei viaggi nei luoghi più ostici del Pianeta. Torni a casa e dici “Ah però, che grande avventura che ho compiuto a termine!”. Ti senti quasi immortale.

Come in ogni campo, anche nel settore viaggi si trovano i GALLI. Persone che per tutto il viaggio non fanno altro che ripeterti delle loro grandi esperienze di viaggio, di quanto sono bravi a fare quella duna di sabbia a occhi chiusi. Che la loro esperienza è nettamente superiore alla tua, cercano di dimostrartelo sempre e comunque.

Personalmente, odio chi mi rompe le scatole mentre guido nel traffico e mi dice dove andare. Mentre davanti a me c’è un casino della madonna con 1000 auto in colonna, tipico del Marocco, devo prestare attenzione ai pedoni. Che nella città di Fes si buttano come fossero pinguini durante la migrazione al Polo Sud. Mentre sono abbastanza concentrato e aspetto il segnale del vigile per passare, ecco che mi si affianca il GALLO. Durante il tour, rappresenta solo il Mercedes club e nulla più (che ha collaborato per l’organizzazione del tour). Nessuna carica di Presidente della Repubblica, deve solo dare manforte al “capo”.

“Dai, muoviti, veloce! Te lo dico io!!”.

La sua voce rauca mi entra dal finestrino abbassato, mentre per poco una bimba kamikaze non mi finisce sotto la ruota.

Faccio come dico io, nemmeno lo seguo. 10km fuori da Fes ecco una pompa di benzina. Un solo benzinaio. Ci mettiamo in fila. Ecco che il Gallo mi dice “Dai, prendi quella pompa e rifornisciti. Dobbiamo sbrigarci!”.

Gli faccio notare che non è un self-service e devo aspettare il mio turno. Il Gallo, spazientito, prende in mano la pompa ma disgraziatamente viene stoppato dal benzinaio. Qui siamo in Marocco, e non fai come cavolo ti pare.

Arrivati la sera nel deserto, il Gallo snocciola pillole statistiche delle sue grandi esperienze nel deserto e di quel suo, dannatissimo Mercedes G. Gran macchina, ma da quel giorno inizio a odiarla.

“Io, Io, Io”.

Un Fennec appena uscito dalla tana si allontana nel sentire tante idiozie.

Si dice che quando mandiamo i “colpi” alla gente, per qualche motivo sconosciuto potrebbero materializzarsi anche nella realtà. Ho affrontato il tema anche con persone di religioni differenti, con parecchi concordo sulla cosa: la nostra mente ha poteri infiniti. Dopo una giornata così, ho davvero pensato “Magari domani ti ribalti da una duna!”.

Cosa possibile, ma è un avvenimento piuttosto raro. E poi il deserto marocchino è abbastanza semplice, non è tecnico come la Libia o l’Algeria. Ma sapete, sono solo pensieri innocenti……

Ore 10, deserto del Sahara. Dobbiamo affrontare un tratto molto semplice, una duna non molto alta con una leggera inclinazione sulla destra. Sono tra i primi a passarlo insieme agli altri. Ad un certo punto la radio gracchia. C’è qualcuno che sta parlando.

-“Tizio si è ribaltato, passo”

-“Eddai su, Giova, basta scherzare, passo”, gli risponde il Capo

“Capo, non scherzo, è in fondo alla duna. Passo”

Il Gallo si è ribaltato in un punto in cui nemmeno un neo patentato. Per motivi ignoti, sterza troppo a destra e il suo bel Mercedes G bianco panna fa 1, 2, 3, 4 capriole a ridosso della duna fino a fermarsi a mò di coltello. Silenzio. Poi lui che esce con le ossa intatte, con la faccia di quello che se l’è vista brutta. Rosso paonazzo, il colore della sua faccia. Il suo imbarazzo evidente. Molto probabilmente Allah lo ha aiutato mentre la sua auto si è trasformata in una pietra rotolante. Poteva farsi male sul serio.

“Scusate ragazzi, scusate”.

Lui, il Re delle dune. L’ eroe del Morzuk.

La scena di lui che, con il martello, tenta di raddrizzare il portapacchi per tentare di aprire almeno uno sportello rappresenta una scena indimenticabile. Una spada di Damocle conficcata nell’anima. Lui, che toglieva ogni cm di sabbia dall’abitacolo ogni sera era li a martellare la sua amata auto. Quanto dolore.

“La prima volta che mi succede una cosa del genere”. Parole del Capo. Altra pedata nel sedere per il Gallo.

Ci vollero 2 ore per raddrizzare l’auto e permettergli di continuare il viaggio. Per sua fortuna l’olio non era entrato nei cilindri. Grazie al Capo che ci ha messo una pezza il viaggio è continuato.

Da quel momento non solo mister Gallo non ha più parlato, ma ha causato un trauma anche alle mogli delle coppie in viaggio. Per alcuni giorni decisero di NON SALIRE in auto durante il superamento delle dune. Semplicemente continuavano a piedi. Troppa la paura di farsi male, in un angolo sperduto del Marocco.

“Giova, per favore, ho saputo che hai pubblicato le foto della mia auto (definendolo “Ribaltino”). Mio figlio potrebbe preoccuparsi, rimuovile per favore”. Giornataccia per il Gallo, anche su FB.

Un po’ di sana umiltà non guasta mai. Questa esperienza ci insegna che bisogna sempre mantenere un profilo basso, specialmente con le persone che non conosciamo. Dare consigli senza mai essere autoritari. Mai correre, dopotutto siamo in vacanza. L’effetto boomerang è sempre in agguato, e con esso un’ eventuale figura di merda. La bocca chiusa spesso aiuta.

-“Manu, è stato un piacere viaggiare con te”

“Non mi sono mai ribaltato, è stato un piacere!”

Il Dream Team/ Gobi desert – Mongolia

 

Questione di soldi – Deserto del Gobi MONGOLIA

Tecnicamente, il gruppo più in gamba con cui io abbia mai viaggiato. A parte tre elementi che rappresentavano il classico modello del viaggiatore occasionale, gli altri erano reduci da esperienze di grande spessore on the road. A partire dal nostro “capo”, tutti erano grandi motociclisti. Io rappresentavo il bimbo del gruppo con i miei 25 anni. E volevo imparare da loro.

Tra le attività più amate in corso di viaggio c’è quella della condivisione del pasto: colazione, pranzo e cena. Cosa c’è di meglio di parlare e ingozzarsi intorno a un tavolo dopo una lunga giornata per strada?

La cassa comune serve pure a pagare i pasti dei partecipanti. Oppure si decide di fare il tutto alla romana. Durante la nostra cavalcata nel deserto del Gobi furono parecchie le volte in cui ci fermammo a fare la pappa, bevande incluse. Io non bevevo (e non bevo) alcolici, ma la Genghis era sempre presente sul tavolo (la vodka locale).

“Ma Emanuele non beve mai, perchè dovrebbe pagare come noi?”, obbiettò Luciano.

Parliamoci chiaro, si parla di una differenza di 50 centesimi di euro, mica la luna.

Dico loro che per me non c’erano problemi, non era una cosa per cui non ci avrei dormito la notte. Una settimana dopo arriviamo a Ulaan Baatar, la capitale della Mongolia. Affamati come un branco di lupi ci dirigiamo in un fast food “all inclusive”. Paghi una cifra secca e prendi quello che vuoi. Decidiamo di usare la cassa comune, con cui avremmo pagato poi alla fine. Uno alla volta arriviamo con i nostri vassoi e ci sediamo. Dalle mani di uno dei nostri, un luminario professore di non ricordo cosa, sbuca un pezzo di carta. Io sono troppo impegnato a mangiare per curarmi di quel particolare così insignificante. Disgraziatamente per il Prof, Luciano si accorge di quella cosa. Nel momento che siamo tutti a tavola, la prima bordata.

“Ma dimmi un po’, è uno scontrino quello?”

Gelo. Ricordo vagamente la faccia del nostro “capo”. Era evidente che il Luminario aveva, volontariamente, pagato il suo pasto evitando la cassa comune per motivi misteriosi. Invece di 10 euro, lui aveva pagato 7 euro tondi tondi. Risparmio netto di 3 euro. Quanto basta per fare imbestialire Luciano.

“Non vedo che problemi ci sono, io mi sono semplicemente alzato e ho preso quello che volevo!”

Probabilmente Lucio ce l’aveva con il Prof da parecchio tempo, magari lo teneva d’occhio. Magari a pelle non si erano mai piaciuti. Gli insulti continuarono per 10 minuti buoni, un fuoco incrociato senza esclusioni di colpi. Giustamente anche la moglie (di Lucio) decise di venire in soccorso del marito con altre pesanti bordate contro il Luminario. Volò anche un piatto pieno di carne di Yak. Tutto grasso finito sul pavimento, uno spreco inspiegabile per qualsiasi Mongolo.

“Ho preso quello che volevo”. Lo fai a casa tua.

Il colto professore aveva snocciolato pillole filosofiche per tutto il viaggio, per poi scivolare su una buccia di banana. Proprio un fesso. Lui, che predicava il buon senso. Peccato rovinare due settimane di viaggio quasi perfette con un finale così triste. Quando si viaggia con persone adulte si da per scontato che TUTTE siano capaci di comportarsi in maniera adeguata alla circostanza. Il Prof è stato etichettato come una grandissima testa di cavolo durante il congedo finale, oltre a essere un immane rompi balle naturale a cui nessuno poteva rimediare. Nessuno di noi ha mai pensato “Non vedo l’ora di tornare a viaggiare con lui”.

Vale la pena fare questa finaccia?

Diceva qualcuno che tutto il mondo gira intorno ai soldi.

Prima di qualsiasi cosa, chiarire sempre dall’inizio alla fine il discorso CASSA COMUNE e come funziona. IL soldo è uno dei principali responsabili dei litigi in viaggio. Luciano era un chirurgo con milioni sul conto in banca, ma nonostante ciò voleva che le regole fossero rispettate. Per tutti.

Giustamente, direi.

Alla prossima 😉

Emanuele

 

 

 

 

 

#SumatraJungleTrek – INDONESIA/Malaysia

sumatra jungle trek

-#SumatraJungleTrek by Emanuele Luponetti (Castelfidardo, Marche ITALIA) + Uliano Massimi (Senigallia, Marche ITALIA)

-Paesi: INDONESIA-Malaysia

-Durata:24 giorni

-Trekking nella giungla: 3 (14 giorni totali)

-Zone interessate: North Sumatra (Medan, Kutacane, Gunung Leuser National Park), West Sumatra (Padang, Lake Maninjau), South Sumatra (Kerinci National Park/Lake gunung Tujuh), KUALA LUMPUR (Malaysia)

INTRODUZIONE

In principio c’erano Tarzan, Mogli e Sheila (mitica regina della giungla); idoli assoluti durante la mia gloriosa infanzia, li vedevo spostarsi con destrezza fra le liane, farsi il bagno placidi in mezzo ai laghi, mangiare con gusto frutta fresca in santa pace; certo, ogni tanto c’erano dei nemici da sconfiggere ma storicamente il bene trionfa sempre sul male e alla fine la giungla sembrava un luogo sereno, perfetto per l’essere umano. E io che dicevo “Si, proprio forte!”

L’Uomo che sottomette la giungla con un grido. Tutto facile, due sculacciate ai leopardi e via!

Qualche anno dopo iniziano i Reality Shows tra cui “Nudi e Crudi” ove i concorrenti provano a campare in luoghi estremi tropicali completamente nudi, senza cibo e aiuti dall’esterno, con un esercito di cameramen pronti ad immortalare tutte le loro sofferenze. Nel caso in cui la coppia (di solito sono in due, sempre che uno dei due Rambo non si ritiri) continui e concluda il tutto in 3 settimane solitamente si assistono a scene di pura felicità con frasi del tipo “Azz sono proprio uno tosto io”. Visto il successo del Reality penso che parecchia gente creda a quello che vede in Tv.

Un sacco di cazzate. Fidatevi (mio modesto parere).

La verità è che “la giungla non è fatta per l’uomo” come mi ha detto Uliano, quei poveri cristi morirebbero se la troupe ogni tanto non allungasse loro un tozzo di pane. Non siamo su Marte ma comunque è un ambiente che può facilmente mandarti fuori di testa; premettendo che ogni giungla/foresta ha delle caratteristiche specifiche (e di conseguenza problematiche differenti) posso rassicurarvi sul fatto che 2-3 giorni nel verde lussureggiante tutti li POTREBBERO sopportare; la guida e il portatore penseranno a farvi tornare al campo sani e salvi.

I problemi vengono fuori alla lunga, dopo svariati giorni.

Io e Uliano abbiamo passato parecchio tempo nelle giungle indonesiane di Sumatra, perennemente alla ricerca di animali e piante….. ovviamente senza telecamere appresso! (ahah).

In questo post cercherò di raccontarvi alcuni spezzoni di questa fantastica avventura, capolavoro assoluto se penso a come sia stato organizzato (formula day by day, niente prenotazioni e niente agenzie); visto che Sumatra non è un luogo molto popolare sarà un piacere per me farvi conoscere alcune perle di questa mega isola (la sesta al mondo per estensione, non proprio un puntino sperduto nell’oceano).

Cercherò di darvi qualche dritta nel caso qualcuno di voi abbia intenzione di “buttarsi” nella giungla o semplicemente di visitare Sumatra, in modo che fidanzati/e amici o parenti vi possano vedere in condizioni decenti al vostro ritorno a casa!! Capirete cosa fare e cosa non fare!

Tutto ciò che scriverò è frutto della nostra esperienza sul campo, niente di inventato! Per facilitarvi il tutto ho diviso il racconto in capitoli……

 

 

1-WHY SUMATRA

“Da queste parti non esiste il marketing” – Uliano

L’Indonesia comprende migliaia di isole (18.306) ed è lo Stato più vasto del Mondo per superficie occupata acque comprese (basta che prendete una mappa e vi renderete conto della cosa); immaginate quante belle cose ci potrebbero essere, quanta varietà di luoghi e realtà; in più questa Nazione vanta una ricchezza dal punto di vista delle risorse del sottosuolo unica (petrolio e gas a stufo), per non contare tutte quelle sterminate piantagioni di ogni ben di dio (cannella, caffè, tè, chili, pomodori, riso etc).

“L’Indonesia è un Paese ricco” diceva Imam a Maninjau.

Sarà, ma solo sulla carta.

La verità è una sola: un Paese del Terzo Mondo con scarsissime possibilità di crescita.

Il livello di scolarizzazione è molto basso, se la vostra famiglia non ha i soldi verso i 15 anni andate subito a lavorare in mezzo ai campi ed è molto probabile che rimarrete nella votra regione nativa per tutta la vita (spostarsi ha un costo, 100km sono una distanza importante per le tasche dei locali); non esistono fogne o discariche, tutto si brucia lungo la strada; l’igiene è un opinione quindi l’acqua di solito viene bollita, anche se i locali sono predisposti a bere l’acqua dai ruscelli “al naturale” senza andare di corpo poi; prima parlavo di immondizia, dove ci sono cumuli di sporcizia ci sono le zanzare e di conseguenza il contagio da Malaria molto alto.

“Penso che siamo un Paese troppo grande, il governo centrale non può controllare un territorio così vasto”, sempre Imam mentre ci versa il tè.

Vero, ma c’è pure un bel pò di corruzione ai vertici della politica peggio che in Italia. Ma torniamo a noi.

Bali è la meta più gettonata insieme a Lombok, oltre a Jakarta sull’isola di Java che rappresenta il cuore economico del Paese; il Borneo anche ha il suo seguito anche se la parte Nord appartiene alla Malaysia e da come ho capito la maggioranza dei giramondo si appoggia li per svariati motivi che più avanti vi illustrerò.

Bali. Il nome è già di per se “esotico” ma il vero successo di quest’isola è il marketing. Si sono venduti bene.

Qualche mese fa ho parlato con Jenny, la mia amichetta che abita li da un bel pezzo; lo sviluppo dell’isola è stato possibile non solo per le bellezze concrete offerte (naturali ma anche architettoniche) ma anche dal fatto che LI non sono musulmani ma Hindu, marcando con forza questo punto (poi ne parliamo); il risultato è un successo mondiale indiscutibile, il divertimento e la baldoria assicurati da strutture ricettive di livello organizzate per l’accoglienza.

Quindi…….. a Sumatra?

Ci vanno in pochi e niente marketing. Forse è questo il punto che ci ha spinto a buttarci LI, curiosi di sapere cosa diavolo avremmo visto lungo il nostro cammino visto che sul web c’è davvero poco! Un luogo poco gettonato da sempre quello stimolo in più, di conseguenza niente di scontato e prima o poi qualcosa vi capiterà. Alla fine del viaggio mi sono reso conto che Sumatra non è per i “deboli di cuore”, lasciando dentro di me ricordi indimenticabili. Se siete alla ricerca di panorami mozzafiato o spiagge incantate questa non è la meta per voi; se invece volete godervi la “wildlife” e vivere un’avventura unica in un luogo fedele a se stesso siete nel posto giusto!

E poi, un luogo “scontato” ti porterà a vivere un’esperienza banale…..no?

Per concludere, odio la banalità!!

2-LO ZAINO

Per quanto possa sembrare buffo ho pensato prima allo zaino e poi ai luoghi che avrei potuto visitare a Sumatra; storicamente il mio Ferrino da 60litri è un partner sempre affidabile, dai tempi della Scozia nel lontano 2007. In un trekking o in un viaggio con parecchi spostamenti è bene sapere che il peso del vostro zaino sarà di fondamentale importanza e QUINDI la preparazione va fatta con una certa meticolosità, anche perchè se siete in procinto di andare in un Paese del Terzo Mondo e vi dimenticate qualcosa a casa…… bè, quel qualcosa potreste non trovarlo. Quindi l’indipensabile a scapito del superfluo.Motivo? Un kg in più o in meno fanno tutta la differenza di questo mondo! Durante un viaggio itinerante in un luogo tropicale, umido e con un sole che spacca le pietre dovrete dosare bene le energie, quindi più lo zaino sarà pesante e più soffrirete nei momenti in cui il vostro corpo andrà in riserva (specialmente durante il trekking).

Nel nostro caso non avremo bisogno di materiale invernale quindi è già una bella notizia per la nostra schiena; d’altro canto è bene precisare che durante la stagione delle piogge (noi siamo stati a gennaio, quindi ai titoli di coda) le temperature potrebbero subire sbalzi rilevanti, soprattutto in montagna (nel parco Kerinci abbiamo dei campi a 2000 metri); un pile e una giacca leggera vi faranno stare meglio, specialmente la sera e la mattina presto.

Quindi che ci mettiamo dentro?

Anzi….. cosa NON mettiamo dentro??

Il primo comandamento è “evita il cotone come la peste”. Vi concedo giusto le mutande, per il resto sono meglio le fibre sintetiche e qualsiasi cosa ad asciugatura rapida. Parliamoci chiaro, è un luogo umido e in mezzo alla giungla l’asciugatura sullo stendino del cotone è improponibile!! Se volete svegliarvi la mattina con indumenti asciutti datemi retta. Ovviamente anche i calzini sono di fondamentale importanza anche per il vostro piedino che, fidatevi, sarà perennemente messo alla prova; se iniziate ad avere vesciche o escoriazioni dovute al caldo e al sudore naturalmente prodotto le imprecazioni si sprecheranno! 3 paia di calzini da running o da trail che vi arrivi almeno all’altezza del polpaccio (io ho portato le Asics traspiranti, una scelta azzeccata) saranno sufficienti insieme a un paio di scarpe di riserva (io avevo un paio da tennis che usavo solo durante li spostamento e un altro per le escursioni).

La scarpa è un capitolo che merita attenzione se intendete spendere molto tempo in giro per sentieri, giungle, piantagioni di tè e quant’altro.

C’è un regola universale che dice “guarda i locali e fai come loro” (più avanti approfondiremo la cosa); la cura del piede è indispensabile quindi in un ambiente del genere avremo bisogno di una scarpa non per trekking da alta montagna (ti prenderebbe fuori il piede) ma piuttosto vi consiglio qualcosa di più leggero a caviglia bassa tipo quelle che indossano glli atleti di corsa in montagna. Nel mio caso mi sono affidato alle Salomon XG con cuscinetto nel tallone (se avete problemi di tendini e non volete che vi si infiammi questo modello è una manna); permette non solo un ottimo confort ma si asciugano abbastanza velocemente, magari se dovrete affrontare delle pozze d’acqua come gli stagni o fiumi. In parole povere, dopo 14 giorni nella giungla nessuna vescica, nessun dolore alla caviglia o ai tendini!

Per il resto portatevi il classico materiale da campeggio, tra cui ovviamente un sacco a pelo e la tenda; il primo deve essere adatto per i climi caldi quindi non vi portate quello con cui andavate durante le gite con i boyscouts MA, se proprio non lo trovate, compratelo da qualche parte a Kuala Lumpur come ha fatto il sottoscritto (con un range dai 25 ai 30 gradi); la seconda non deve occupare molto spazio e il peso deve essere di circa 1,5kg (2.5kg è già troppo ingombrante). Un’ottima alternativa è rappresentata dall’amaca, la mia preferita!

Gran finale, il peso del mio zaino era di circa 13kg massimo con la possibilità di avere un altro mini zaino di 10 litri ripiegabile per magari metterci la macchina fotografica, il binocolo, il coltellino svizzero e quant’altro durante le escursioni (appoggerete il vostro mega zaino al campo).

Questa “leggerezza” mi permetterà di affrontare parecchie disavventure………..

welcome to the jungle - Gunung Leuser / Sumatra
welcome to the jungle – Gunung Leuser / Sumatra

3-DO YOU SPEAK ENGLISH?

Siete appena atterrati a Kuala Lumpur? Bella eh? Città enorme, moderna, tanta bella gente, cibo ovunque, traffico ordinato, ovunque è pulito (forse in Chinatown c’è un pò di merda ma cavolo, 12 milioni di persone cosa pretendi?). La Malaysia è un Paese evoluto, un sacco di stranieri e tutti parlano un buon inglese.

Benone, nel momento che prenderai il volo per Sumatra cerca di dimenticarti di tutto ciò. Appena atterrerai a Sumatra (a Medan nel mio caso) ti si spalancheranno le porte del Terzo Mondo e, consiglio personale, cercate di adattarvi in fretta.

Un aeroporto è sempre un ambiente “internazionale”quindi OK, comunicherete sfoderando il vostro inglese. Perfetto. All’info desk ti diranno quale bus prendere per andare dal posto X al posto Y e tante altre chicche. Riguardo il cambio da euro a Rupia in quei giorni era scambiato a 14,7 ma sapete in aeroporto non conviene mai. Se non siete di fuga prendete il bus per Medan e cambiateli li.

Dal momento che uscirete fuori  verso il terminal degli autobus magicamente sarete proiettati indietro nel tempo, almeno di un centinaio di anni. Una volta saliti a bordo inizierà la vostra avventura, di solito verso tre destinazioni: Medan;Bukit Lawag (oasi degli Orango); lago Toba, un must per ogni nativo e turista a Sumatra.

Appena scenderete dal bus sarete circondati da un casino di persone, per un motivo molto semplice: probabilmente sarai l’unico occidentale sulla piazza, sei un viaggiatore e forse dovrai prendere un altro bus. Inizieranno a urlare in una lingua sconosciuta, vi verrà spontaneo rispondergli in inglese.

Ecco, non fatelo, fiato sprecato.

Solo i figli di papà possono permettersi un’istruzione adeguata. Hai i soldi? Ok, la vostra famiglia provvederà a iscrivervi alla scuola superiore/università e quindi imparerete l’inglese. il 99% del restante che non può permettersi di andare a scuola non avranno la possibilità di conoscere lingue straniere. In più il metodo scolastico indonesiano segue uno schema da Medio Evo, la qualità è davvero bassa. Penso sinceramente che i bimbi che ho incontrato in Rwanda nella savana abbiano un’istruzione nettamente migliore.

Detto ciò, quei personaggi che incontrerete lungo il vostro cammino non parleranno inglese, quindi prima della partenza imparatevi un po’ di indonesiano……….

Lingua impossibile simile all’aramaico antico? Forse, ma la pronuncia è come in italiano ossia si legge come è scritto.

INIZIATE DAI NUMERI

“Ciao” e “come stai” imparateli alla fine, per riuscire a prendere un mezzo di trasporto o comunque per una pappata al ristorante dovete prima chiedere il PREZZO e quindi TRATTARE. Non fatevi fregare, se voi salite sul bus senza sapere il prezzo vi faranno pagare cifre superiori a quelle reali e voi passerete come dei polletti, il tutto una volta scesi dal mezzo. Questo non vale solo in Indonesia ma in tutto il mondo. Faranno le facce offese alle vostre richieste? Problemi loro, i soldi sono i vostri e avete tutto il diritto di CHIEDERE.

Ricordate la lira italiana? Bene, imparatevi i numeri da 1000 a 100.000. Sono i tagli delle banconote disponibili (per gli spostamenti in bus almeno si parla di 10.000/50.000), fate un piccolo sforzo e sarà molto più difficile per loro fregarvi. Secondo passo: “Quanto costa”.

Ora si che siete dei veri indonesiani!!!

Le altre parole ve le insegneranno i locali mentre vi fermeranno per un selfie, una stretta di mano o un sorriso. Nessuno vi chiederà soldi ma solo un pò del vostro tempo, loro non possono viaggiare e vedere una faccia nuova diversa dalla loro gli riempie la giornata!!

 

4-ON THE ROAD

Avete in mano una mappa di Sumatra (lo spero, senza la vedo dura), vedete che l’isola è molto grande e per pianificare il vostro viaggio state guardando le STRADE tracciate con i vari colori. State cercando di capire quanto tempo ci vorrà ad arrivare LI. Duecento km noi qui in Italia li percorriamo in 2/2.30 h a seconda del mezzo sull’ottimo asfalto autostradale. A Sumatra moltiplicate quel dato per tre! Le strade sono davvero pessime e qualsiasi arteria passa attraverso città, paesi e villaggi quindi scordatevi l’autostrada, la statale o la tangenziale. Viaggiare qui significa adattarsi, soffrire, trattare, pazientare. Un bel pò!

Ah dimenticavo, anche divertimento!

Guidare a Sumatra è una sfida con la morte, e il 99% dei vostri autisti di bus/mini van/pezzi di lamiera rotanti lo sa bene. Guidare con cautela aumenta i rischi quindi bisogna dare gas, sempre e comunque!! Nessuna precedenza per il pedone, clacson sempre premuto e sorpassi fantascientifici in curva, un emozione per chi ama le grosse scariche di adrenalina! Non importa quanto sia grosso il vostro mezzo, il vostro mitico autista riuscirà a discricarsi alla grande con voi dietro e un rosario in mano. Le cinture non si usano, nessun dispositivo di sicurezza. Non vi resta che pregare mentre dalla cassa l’amatissima musica indonesiana (tipo il nostro”liscio”, mi sembra di aver capito che loro vanno pazzi per quella cagata li) vi accompagnerà fino a destinazione. Se volete una distrazione guardate il “bigliettaio”, colui che “recluta”i clienti lungo il percorso; durante la marcia lo vedete arrampicarsi e scendere di continuo dalla cappotta del tettuccio ove i vostri zaini sono ancorati e coperti, di solito con un telo; lui, di solito un giovane sui 20 anni in infradito e cappellino, è sprezzante del pericolo e durante i miei viaggi ho seriamente pensato che sarebbero perfetti per dei numeri dai circo in altezza…….. Come vedete l’intrattenimento a bordo non manca!!

Il costo di una corsa di 2 ore è sui 20.000, dipende anche dal mezzo ma indicativamente è questo; per un viaggio di 5 ore su una “scatola di latta” basteranno 50.000/60.000; se prendete un bus decente (ALS per esempio) 110.000 per un viaggetto di 26 orette……… Se vi chiedono di più vogliono fregarvi, quindi cercate oltre! Ah dimenticavo, se prendete quest’ultimo bus portatevi una coperta o un giacchetto che all’interno metteranno l’aria condizionata a manetta in stile Era Glaciale. Se volete evitare delle placche alla gola copritevi!!

Però, mettiamo il caso che voi proprio dentro quei bus non ci volete andare; magari avete fretta o avete bisogno di maggiore comodità. Bene, ci sono parecchie agenzie che mettono a disposizione mezzo e autista a prezzi che per noi europei fanno ridere (tutto è “cheap”, comunque rivolgetevi ai locali presso il vostro ostello, hotel o campeggio); il prezzo è 3/4 volte superiore al bus ma viaggerete comodi su delle Toyota Aversa (le più diffuse) senza problemi. Un esempio: Medan-Ketambe (Gunung Leuser) 12 ore, poi dipende dal manico del driver (dato di una tedesca che ha usato questa soluzione); io e Uliano per lo stesso tragitto siamo arrivati il giorno dopo, un viaggio non adatto ai deboli di cuore…….

Non vi azzardate a noleggiare un auto, vi garantisco che un incidente è garantito (oltre al casino generale loro guidano come gli inglesi). Poi come ve la cavate con il tizio che vi impreca in indonesiano????

5-LET’S EAT

Dicevo, Sumatra è davvero una terra ricca di risorse; ovunque, e dico OVUNQUE ci sono sterminate piantagioni di tè(primo esportatore mondiale), mais, riso, cannella etc; quindi si mangia e anche con pochi spiccioli. A differenza della cucina indiana o thailandese, a tavola gli indonesiani non spiccano per fantasia. Cioè, per 20 giorni ho mangiato quasi tutti i giorni le stesse cose. Funziona così, ci sono due piatti che vanno per la maggiore: il riso e i noodles (ma và?). La cosa che accomuna questi due cibi è la presenza del benedetto chili che i locali mettono SEMPRE; ho provato invano a chiedergli “NO chili” ma invano, alla fine avevo sempre la sensazione di un incendio in bocca! Di solito oltre al peperoncino il piatto viene accompagnato da cetrioli, uova (frittata o sodo), pomodori o carne di pollo. Con 15/20.000 rupie (cioè 1,50 euro circa) fate  pranzo….. non male eh? La colazione è praticamente uguale, se volete cambiarla un pò prendetevi degli Oreo in qualche negozio lungo la strada……Capitolo bevande: tè comunque, caffè, caffè/latte(in polvere) e acqua bollita. Esclusi i locali, l’acqua per noi mortali occidentali non è potabile (come dicevo prima, l’igiene non è pervenuta da queste parti) e berla senza bollirla/filtrala può portare diversi problemini intestinali; il tè è molto buono e a “km 0” e di solito ci mettono un quintale di zucchero; il caffè è di tipo “americano” e per un italiano stona; il caffè latte o il cappuccino non sono altro che bustine con un mix letale all’interno. Indipendentemente che questa cucina vi piaccia o no la diarrea sarà sempre dietro l’angolo, la qualità dei cibi è abbastanza scarsa e di sicuro vi mancheranno dei “nutrienti” fra tutti i fermenti lattici. Ma tranquilli, c’è una nota positiva: la frutta! Personalmente mi ingozzo di mele tutti i santi giorni in Italia e Sumatra offre una varietà di scelta impressionante: frutto della passione, papaya, mango etc ect fino all’ amatissimo Durian che merita qualche cenno; è enorme, esternamente ricorda vagamente l’ananas ma con in più degli “aculei”; una volta aperto noterete diversi grossi boccioli grandi come fichi di colore bianco, divorateli prestando attenzione al nocciolo dentro (ovviamente non ingogliatelo); il sapore è davvero dolce e non può essere comparato a nient’altro. Ma c’è un piccolo problema: puzza da morire!! Avete presente il baccalà? Forse questo è peggio ed è per questo che è assolutamente vietato portarlo in auto; vabè, le regole a Sumatra NON SI RISPETTANO e quindi non di rado noterete il micidiale odore del Durian sulla scia dell’auto davanti a voi……. Una volta mangiato, andate a lavarvi le mani con la varichina!

6-Welcome to the jungle part 1 (Gunung Leuser, ACEH)

welcome to the jungle - Gunung Leuser / Sumatra
welcome to the jungle – Gunung Leuser / Sumatra

Raccontare le sensazioni che una giungla ti porta è davvero molto difficile; in 20 giorni a Sumatra ne ho girate 3, ognuna diversa dall’altra con le proprie caratteristiche; l’altitudine e la morfologia del terreno rendono questo ambiente sempre diverso, con una costante serie di varianti; non esiste una preparazione specifica per affrontare 3,4,5,6 giorni in mezzo alla natura selvaggia ma è indubbio che il vostro atteggiamento dovrà essere SEMPRE positivo; se a casa vi lamentate per ogni minima stronzata la giungla lasciatela perdere, al limite guardatela lungo la strada principale che da Ketambe(in questo caso) va verso Nord. Inoltre nella giungla non ci si va da soli ma in gruppo, male che va sarete voi e la guida che avrete trovato in loco quindi sforzatevi di collaborare e non scassate l’anima se avete caldo o perchè un macaco vi ha pisciato in testa (aimè, poi vi racconto).

ADATTAMENTO signori.

Il Gunung Leuser National Park si trova a Nord ed è l’unico rifugio degli orango allo stato brado nell’Isola (altri si trovano solo nel Borneo) stimati intorno alle 120 unità; la riserva di Bukit Lawag è un “santuario” ove gli orango sono “foraggiati” dai responsabili del centro, chi vuole la garanzia di avvistare l’uomo della foresta viene di solito qui a un paio d’ore da Medan. Come allo zoo. Nel Leuser è tutto diverso, nulla è scontato. Tutto più bello.

All’inizio, dopo aver sputato letteralmente sangue per arrivarci, cercate una home stay/guest house a Ketambe PERO’ se volete vi do una dritta: continuate per altri 2 minuti fino all’ingresso del Parco (c’è un’area dove i locali vanno a cazzeggiare nel weekend, sulla sinistra); continuate per altri 400m circa e mentre sarete sulla salita troverete il PAK MUS Guesthouse in mezzo alla giungla (l’unico nella zona), il rumore fragoroso delle cicale vi darà il benvenuto. Per gli standard di Sumatra questo posto è pulito, il luogo è bellissimo, il titotale in gamba e sarà LUI che vi chiamerà(se volete) la guida adatta per le vostre escursioni. E’ un punto fondamentale, una guida non capace o magari troppo giovane non sarà all’altezza della situazione perchè VOI siete li per uno scopo: spot wildlife! Il “traker” deve avere passione, intuito, fiuto. Insomma un cane da caccia. Prendetene uno NON all’altezza e vedrete poco o nulla e, di conseguenza, la vostra frustrazione sarà palese.

Questa parte del Parco, ovvero la zona sud, è adatta per avvistare l’orango, thomas monkey, il gibbone bianco, il gibbone nero e il macaco (uno dei primati meno interessanti al mondo, è praticamente ovunque in Asia!); poi riguardo gli uccelli abbiamo l’Hornibill cornuto e non, il Trogon nelle sue varie colorazioni, le aquile etc; una serie infinita di insetti, farfalle, rane, ragni, rettili…… ovunque vi troverete ci sarà sempre qualcosa da vedere sia di giorno che di notte. Vorrei rassicurarvi sul fatto che le tigri e gli elefanti sono più a nord (dalle parti del lago Mapunga), quindi andate tranquilli che qui non ci sono rischi ma, semplicemente, alcune rotture di scatole che vi illustrerò più avanti.

Volete avere la garanzia di vedere il mitico Orango? Bè, vorrei ricordarvi che non siamo allo zoo; capisco che il tempo è denaro ma gli animali non arrivano a comando. Sarete VOI a correre dietro loro.

Alcuni consigli. Il periodo luglio, agosto e settembre potenzialmente è il migliore per il fatto che la foresta è piena zeppa di frutta; facile pensare che le scimmie si ammasseranno in cima alle piante in massa e quindi potrebbe essere più semplice; siamo fuori dalla stagione delle piogge, ed è risaputo che i primati con le nuvole e la pioggia non spostano il sedere dalle loro postazioni. Fondamentalmente se il primate si muove è più facile da beccare, mi sembra logico.

Riguardo il Leuser, il pacchetto più gettonato è quello di 2 notti nella giungla, cambierete campo solo una volta: il primo è situato giusto a 2 ore e mezzo dal Pak Mus affianco al fiume, è la zona migliore per fermarsi e andare a caccia di primati poi; il secondo campo a 2 ore di distanza si trova nei pressi delle Hotsprings, pochi animali ma con la possibilità di godere delle acqua termali in pace. Il terzo giorno si torna a casa. Troverete alberi molto alti e vegetazione bassa a causa della poca luce che filtra a un’altitudine media intorno ai 500m s.l.m.

Io e Uliano siamo rimasti 6 giorni con un campo aggiuntivo a circa 800m di quota in direzione delle montagne; è bene sapere che più rimarrete in pista e più saranno le occasioni di avvistare gli animali, personalmente siamo riusciti a vedere 10-15 oranghi (dal “the King” alle mamme con i piccoli) e tutti gli altri primati, compresi i gibboni bianchi che grazie alla loro velocità e agilità tra gli alberi non sono facili da avvistare.

E’ bene ricordarvi che non si fa casino nella giungla, si parla il meno possibile quindi non fate le oche come durante i trekking da noi; le ore migliori sono dalle 9 del mattino (le scimmie non si muovono fino a quando non si alza la temperatura) alle 11.30 circa e dalle 15 alle 18. Nel Leuser sono questi gli orari; se volete strafare fatevi una bella notturna, vi ricordo che l’80% degli animali esce di notte da queste parti. Se siete amanti degli insetti, dei serpenti, dei ragni e degli anfibi è sicuramente quello che fa per voi; la giungla di notte è inquietante ma allo stesso tempo affascinante!

6.Welcome to the jungle part 2 (Kerinci National Park)

Lake Tujuh - Sumatra
Lake Tujuh – Sumatra

Non è solo un parco ma è anche un vulcano, la cima più alta di Sumatra e la seconda di tutta l’Indonesia. Con i suoi 3800m il Monte Kerinci svetta indisturbato sulle valli adiacenti ricoperte da sterminate piantagioni di tè. Gettonatissimo dagli indonesiani e dai malesi, è un posto per “palati fini”.

Mi spiego.

In primis perchè è una zona (West Sumatra) poco famosa all’estero, in secondo luogo i turisti che visitano il Leuser si sentono dire dai locali “Ah guarda, una guida ti costa 200$ al giorno come minimo!”; frasi del genere scoraggerebbero chiunque; ricordo chiaramente un francese incrociato nella giungla che incazzatissimo mi disse “Possano fottersi loro e tutto il Kerinci con quei prezzi”. Premetto che è tutto reale, sono news fondate MA…………..

La fortuna arriva solo se la cerchi, è la regola.

La Dea bendata, la botta di culo deve essere voluta fortemente. Io e Ulio abbiamo l’abbiamo ottenuta praticamente ogni santo giorno, ma in questo caso ha davvero dell’incredibile. Tramite un incontro puramente casuale(durata di 5minuti) durante un’acquazzone nel Leuser con una tedesca (nel bene e nel male……) siamo risaliti a una guida NON ufficiale di Maninjau, West Sumatra; secondo la tipa poteva fare al caso nostro per la nostra visita nel parco, un colpo di scena clamoroso se pensiamo che saremmo andati a 800km più a sud praticamente alla cieca e con la possibilità di ricevere un preventivo in loco indecente! 40 euro al giorno contro 200 euro (compreso di cibo, portatori etc).

Le attività che si fanno qui sono tante ma nel 99% dei casi le strade sono due: trekking di 3 giorni sul Monte Kerinci, gettonatissimo; trekking di 3 giorni meta il Lake Tujuh. Poi ci sono altre opzioni come il “Tiger Trek” che può essere prenotato in loco con una guida ufficiale e le autorizzazioni necessarie…… Io e Ulio niente guida ufficiale o carte varie, tutto “sotto banco” e voilà eccoci a caccia della tigre!

Da Padang ci vogliono 6-7 ore circa per arrivare qui (dipende dal pilota), vi consiglio caldamente un’auto privata con autista; con il bus firmerete la vostra condanna a morte visto che le strade sono davvero in pessime condizioni, non arriverete mai……… Ma alla fine vi troverete l’immenso Kerinci di fronte, 0 turisti e un’atmosfera davvero da posto di frontiera con tanto di mafia in loco (non è una battuta); cercatevi una Home Stay, vi consiglio quella accanto allo shop di materiale sportivo e gadget almeno parlano inglese! Troverete anche un luogo che raduna tutti gli scalatori in zona, da come ho capito permette a tutti di dormire gratis; è interessante notare che molti degli indonesiani presenti sono originari di Java e sono davvero parecchio diversi da quelli del Nord Sumatra: più alti e viso con mento a punta.

Lake Tuju, un must per gli indonesiani. 2 ore di cammino in pendenza (non è complicato) e vi troverete di fronte al mitico lago con tutto il panorama mozzafiato intorno; quasi certo che non sarete da soli, vedrete alcune tende in riva dove, molto probabilmente, vi fermerete anche voi. Tranne se non fate come me e Ulio che come al solito preferiscono i luoghi alternativi! Dalla piazzola “comune” continuate per altri 300m circa in mezzo alla boscaglia, il sentiero è appena visibile (ovvio, chi cavolo ci va li?) e dopo circa 15 minuti di imprecazioni (boscaglia fitta, umida, spine ovunque) arriverete al ruscello; percorretelo fino alla sbocca sul lago ma prima vi troverete davanti un ammasso di alberi; in stile “limbo” abbassatevi percorrendo questo tunnel naturale, arrampicatevi sul sentiero a destra e il gioco è fatto! Troverete una baracca, è di un pescatore che lavora li; oltre a pescare porta i visitatori in giro per il lago con la sua bella canoa di legno. Siamo stati fortunati che lo abbiamo beccato li in quei giorni, non è una presenza fissa!

Il lago è bellissimo, la vista superba, atmosfera da “Indiana Jones” e un bel pò di uccelli e LONTRE (queste le beccate se farete il giro sul lago). Intorno a voi una foresta immensa, infinita, con il gibboni a imporre l’acustica del luogo.

Alcune dritte.

Gli sbalzi termici a 2000 metri sono importanti e potrebbero capitare anche durante il giorno (e non solo la sera); portatevi la giacca e una felpa altrimenti vi prenderà un colpo, mentre quando esce il sole i raggi vi cuoceranno come il vostro forno fa con le patate arrosto. Crema solare sul viso anche in presenza di nuvole se siete in mezzo al lago, non fate come quel babbeo (io) che incurante non l’ha messa con il tempo nuvoloso (naso sbucciato come una mela cotogna).

Almeno passateci una notte da quelle parti.

Giusto per sapere, vi è venuta voglia di andarci? No? Ok, c’è un’alternativa ….. una delle tante nel parco.

Il Tiger Trek.

“Non dite a nessuno che andiamo li, qui Mafia”.

Le frasi di Imam suonavano come un cazziatone per Ulio mentre era intento a parlare con un gruppetto di giovani in procinto di arrampicarsi sul Kerinci; alla domanda “dove vai?” lui ha risposto “A caccia della tigre”, lo avrei fatto anch’io. Ma nel Kerinci e nel Sud Sumatra bisogna stare leggermente più attenti, il motivo rimarrà per sempre un mistero. Imam se la faceva sotto ogni qual volta io e Ulio scambiavamo qualche battuta con i locali, non voleva che si sapesse le nostre intenzioni. Personalmente ho pensato a 2 cose:

1- Imam non è una guida ufficiale e quindi non può sparare ai 4 venti la nostra destinazione (la Mafia locale non sarebbe felice)

2-Sta ingrossando la faccenda con tutta questa riservatezza, sceneggiata inutile.

Il punto 1 è molto probabile. Il giorno dopo sarà l’inizio di tre giorni di avventura piena con colpi di scena imbarazzanti.

Welcome to the jungle part3 – Tiger Trek

La tigre mette sempre ansia; per carità, bel gattino. In Thailandia li puoi accarezzare nei templi dei monaci, negli zoo di tutto il mondo li puoi vedere da dietro le sbarre; nessun pensiero e nessuna ansia in questi casi (nel primo li drogano fin da piccoli, tutto nella norma). Nel Kerinci è tutta un’altra musica.

“Tu non la vedi  ma molto probabilmente LEI vedrà te”

Sentenza abbastanza inquietante, quasi una condanna. Per quanto sia davvero raro avvistarle questi micioni sono davvero tanti da queste parti, anche se l’area di cui parliamo è sconfinata. La sensazione di impotenza avviene nel momento in cui si finisce di attraversare le infinite piantagioni dell’odiato chili, con l’odore inconfondibile del diserbante DuPont; si arriva fino a una casa di legno in cui il padrone di casa raccoglie patate; li davanti la giungla, vedi dove inizia ma non sai dove finisce e una volta che sei dentro non puoi più tornare indietro…….. salvo se ti ricorderai il tragitto. La fortuna vuole che stanno disboscando di brutto (era una battuta) e magicamente il nostro sentiero è cancellato, quindi siamo costretti ad arrampicarci sugli alberi abbattuti pregando di trovare la via. Premetto che non siamo sugli Appennini e quindi non c’è il CAI che segna il sentiero; da come ho potuto vedere dal folto della vegetazione da quelle parti non ci passava un’anima da parecchi mesi; alberi bassi e vegetazione alta, il contrario del Gunung Leuser. I sentieri sono visibili “vagamente”, pure la nostra guida in un paio d’occasioni era confuso.

E’ una foresta rumorosa.

I gibboni neri fanno un gran casino, da un albero all’altro volano letteralmente a una velocità impressionante. Dopo 6 ore di incertezze arriviamo al campo, un parolone definirlo tale: 3 stecche di legno in piedi. IN questo luogo misterioso si snoda una via di pochi metri, la savana è li a due passi. Erba alta, alcuni alberi, un silenzio surreale. Giusto noi ogni tanto alzavamo la voce per qualche leggera imprecazione a causa delle sanguisughe che si trovano OVUNQUE; oltre all’attacco dal basso l’esercito di parassiti attacca anche dagli alberi, una cosa da mandarti fuori di testa. Se ti entrano nelle orecchie, negli occhi o nelle parti intime sono dolori e dentro la giungla non puoi chiamare il 118 (ops, non c’è campo); è fondamentale non portarsele dentro la tenda; attirate dal calore queste bastarde si trovavano anche appese alla tenda, in attesa di venirci a rompere le balle grazie a una nostra disattenzione. 24h di assedio e non scherzo.

Universalmente i grandi predatori cacciano dal tramonto fino all’alba quindi voi vi apposterete nei pressi della savana alle primissime luci dell’alba fino alle 8.30-9 e poi dalle 17 fino alle 19 (poi non c’è più luce almeno a gennaio); dovrete avere un bel pò di pazienza, prendere il vostro binocolo e visionare l’area per bene in silenzio. Personalmente il posto mette una leggera inquietudine, vi sentirete perennemente osservato da non si sa cosa. Di solito per gli appostamenti ci sono delle baracche apposta in cui appartarsi, magari in cima a una collina. Qui nulla di tutto ciò, dietro le spalle hai la giungla e davanti la savana: se il Micio ti balza da dietro sei fottuto.

Dicono che il Micio del Kerinci ti fiuta a km di distanza e che, di conseguenza, decide di allontanarsi. Se nel loro istinto la paura dell’uomo è presente da millenni è anche vero che è sempre una belva di 250 kg, magari ha fame……. Parlando con i locali ho capito che è naturale che tutti se la fanno sotto; il tipo della famosa baracca con le patate mi ha detto”Voi siete pazzi“, raccontando poi che un felino si è anche avvicinato all’abitazione qualche anno fa; nella loro vita i locali hanno visto la tigre in media una sola volta.

Quindi voi potreste pensare:

1-Per vedere le tigri usano tutti le foto-trappole quindi io posso stare tranquillissimo, sicuro non succede nulla;

2-Vero che è quasi impossibile vederle ma comunque non mi sento sicuro.

La numero 2 segue la filosofia giusta, ora vi spiego il perchè.

Ulio decide di spostarsi verso la radura, tipo a un centinaio di metri dal campo; dopo un pò torna dicendo che ha trovato qualcosa di interessante:”ho visto un’orma per terra, è di sicuro un grosso felino; in più c’è una tana e diversi escrementi”. Il tutto con una calma olimpica, come se avesse visto un cane randagio per strada.

Il leopardo nebuloso non è molto grande e quindi………..

“Domani ci torniamo insieme”, si stava facendo buio.

Il giorno seguente ci presentiamo da quelle parti; in effetti l’erba schiacciata prende la forma di un cerchio, un animale che si è accucciato tipo gatto, un gatto MOLTO grande; l’orma c’era, ancora parzialmente nel fango; i peli erano un pò ovunque; gli escrementi non erano quelli di un erbivoro.

Fate voi le conclusioni.

A 50 metri dal campo il Micio si era accucciato, magari per attendere le antilopi e i cervi che di li passano giornalmente (li abbiamo anche filmati). Quando? E chi lo sà, ma vi assicuro che non è una bella sensazione…….. e poi non avevamo armi; in Africa avevo sempre un Ranger con un Ak47 in mano durante il trek con i Gorilla di Montagna, gli animali sono imprevedibili; nella foresta del Kerinci avevamo una guida che se la faceva davvero sotto, con me e Ulio che per difenderci avevamo al massimo la padella d’alluminio della cucina!

7-How survive

Mi permetto di darvi alcune dritte per tornare vivi e vegeti a casa dopo il vostro “reality” nella giungla.

“No sanguisughe no giungla!”, diceva Peter.

Saranno il vostro pericolo numero 1, quindi ecco cosa dovete fare! Inzuppatevi i calzini con lo shampoo, l’importante è che non sia “naturale”(prendete il più scadente e chimico che trovate): magicamente vedrete queste bastarde allontanarsi a gambe levate. Oppure procuratevi delle gette, ma non essendo in vendita ve le daranno su prenotazione presso le strutture in cui alloggerete (forse…. siamo pur sempre a Sumatra!). Fate lo shampoo anche alle scarpe!

Riguardo le zanzare e insetti vari, nella foresta del Kerinci vi staccheranno la faccia a morsi se non state attenti; l’unica possibilità è la crema di lavanda, spalmatevela sul viso e intorno al collo. Ovviamente pantaloni lunghi in poliestere e, consiglio personale, magliette a maniche lunghe traspiranti; gran finale un cappello o bandana, i pericoli arrivano anche dall’alto!

La malaria…… di sicuro vi chiederete “Come si fa?”. A evitarla magari.

Sul web leggerete un sacco di cose a riguardo, ma fondamentalmente sarete punti per forza prima o poi. Riguardo Sumatra, le zone a rischio malaria sono prevalentemente quelle lungo la costa del Sud e del West ove regna la merda, l’inquinamento e molte altre schifezze; insieme al caldo tropicale è un mix esplosivo. E’ logico che NON tutte le zanzare sono infette quindi mettetevi l’anima in pace e godetevi l’esperienza! Rimane il fatto che NESSUNO vi obbliga ad andare in ambienti tropicali, potete anche opzionare per un clima Polare.

La profilassi? IO non la faccio. Se dovete vaccinarvi fate quella per il tifo; non dimenticate il tetano nel caso di ferite causate da incidenti vari. Prima di mangiare lavatevi per bene le mani oppure è utilissima l’amuchina: se vi beccate un virus intestinale è un bel guaio quindi cercate di non far entrare batteri per via orale.

Nella vostra farmacia da viaggio non deve mancare un termometro, i cerotti classici e il Compeed per le vesciche; inoltre una tachipirina e un farmaco ad ampio spettro potrebbero sempre essere utili; un disinfettante antibatterico o una pomata antisettica vi aiuteranno nel caso di morsi di sanguisughe o altri parassiti bastardi, oltre che per ferite causate da sfregamenti vari.

Questi piccoli accorgimenti potrebbero rivelarsi molto utili, il motivo è semplice: non c’è il pronto soccorso nella Giungla con il dottore in sala. Ammalarsi con la consapevolezza di poter chiamare il medico, l’ambulanza o i parenti/amici cari danno una grossa mano perchè vi sentite al sicuro; se sei in tenda, ti senti male durante la notte e ti fai prendere dal panico NELLA GIUNGLA è la peggior cosa che vi possa capitare, anche se avete un compagno di viaggio; nessuno può conoscere le reazioni del vostro corpo meglio di voi QUINDI prima di intraprendere viaggi del genere dovete ASSOLUTAMENTE conoscere VOI stessi (capire i segnali del corpo e di conseguenza reagire con la “psiche” per cercare la soluzione migliore). Non è una lezione di psicologia, ma è la realtà!

8-CI VUOLE CALMA (e sangue freddo)

Storie di vita vissuta

Sento dire spesso che una serie di viaggi può aumentare e migliorare il nostro personalissimo bagaglio culturale; la nostra mente si apre a cose nuove e di conseguenza aumenta anche la nostra creatività grazie agli incontri lungo il nostro cammino; questi personaggi ci insegneranno cose nuove e senza accorgercene diventeremo sempre di più un pò più in gamba, impareremo dai nostri errori e quindi diventeremo più “svegli”.

Bene, sto per raccontarvi una storiella aimè reale in cui io e Uliano abbiamo dato fondo a tutte le nostre energie psico/fisiche, di fronte a un problemino non da poco…….

Fondamentalmente la GUIDA è colui che deve GUIDARTI, quindi voi di conseguenza vi fidate di LUI pensando “Bè cavolo chissà quante volte c’è stato”. Di solito funziona così MA non nel nostro caso.

Imam è ed è stato un grandissimo paraculo, un double face professionista; nel bene e nel male questa figura ha condizionato la parte finale del viaggio; io e Ulio ci eravamo già accorti del personaggio ma dovevamo fare buon viso a cattivo gioco. Il prezzo era ottimo ma ci eravamo accorti che si comportava in modo strano.

Durante l’escursione al Lake Tujuh ci eravamo resi conto di non avere cibo a sufficienza.

“Imam la prossima volta quando fai spesa prendi un pò di frutta e verdura”.

Qualche giorno dopo, la mattina della partenza, ci accorgiamo che DI NUOVO la nostra guida non aveva speso molto per il cibo: niente frutta e verdura ad esempio. Inoltre la sera prima ci aveva promesso una guida esperta per quel tipo di trekking (tiger trek ndr) perchè, come ci diceva lui, “ci vuole uno locale esperto, da solo non potrei”. Alle ore 19 si presenta la “guida”, un ragazzino di 20 anni. Esperienza dicevamo……?????. In quell’attimo sbrocco dicendo che pretendevo una guida seria e per tutta risposta ricevo un “io ho esperienza e so quello che faccio”. Era palese che il Tizio non era altro che un portatore del Kerinci preso da Imam a caso in quel famoso ostello, voleva fotterci ed era evidente; da troppi giorni ci stava raccontando un sacco di balle.

Conti alla mano i soldi per il cibo sono stati messi in saccoccia da Imam (un 40% del budget), la pseudo guida era in realtà un portatore che non era MAI stato nella giungla. Ma ormai dovevamo partire.

BENE.

Il “bimbo” si fermava spesso per colpa delle sanguisughe, era terrorizzato dalla cosa e la cosa mi faceva davvero ridere; inoltre Imam ricordava a malapena il sentiero, era da una vita che non tornava nella giungla………

Il colpo da maestro arriva 6 ore dopo; il bimbo decide di accendere un fuoco.

NELLA GIUNGLA????

Anche un neonato sa che il fuoco fa scappare gli animali.

La copertura era saltata, prendiamo Imam da una parte e gli sputiamo in faccia tutta la nostra incazzatura; dal canto suo diventa in un baleno piccino piccino. Personalmente gli ho detto in faccia quello che pensavo.

Poi arriva il colpo del KO, nemmeno in un film hollywoodiano.

Uliano era al lato della savana, io nel lato opposto: entrambi in silenzio, concentrati per avvistare gli animali. Ad un certo punto vedo il nostro “portatore” con il cellulare in mano, in mezzo alla savana con l’auricolare: stava facendo un video, magari per dire agli amici poi che era nel regno della tigre. Ecco poi una serie di selfie. Potevo sentire la sua voce. Non potevo crederci, era davvero più imbecille di quanto pensassi. Ulio si accorge della presenza, torna indietro e mentre lo prende per un orecchio va dritto da Imam.

Ennesima buffonata. Io volevo prenderlo a calci ma il buon senso mi diceva di stare calmo, non era il caso di uccidere qualcuno in quel momento; il sangue avrebbe attirato le tigri.

Eravamo circondati da due incompetenti: senza cibo sufficiente e con l’incazzatura; due pugnetti di riso e un pò di tè.

In mezzo alla giungla in quella situazione; ogni parola che Imam diceva la conseguente risposta  era un mio personalissimo “vaffanculo”, in italiano. Sapeva di aver pisciato fuori dal vaso, nemmeno Allah poteva aiutarlo mentre cercava di giustificarsi; io e ULIO dovevamo prendere la situazione in pugno e la cosa ci  è venuta abbastanza naturale: di fronte abbiamo degli imbecilli, NOI siamo decisamente più preparati.

A occhio non abbiamo mangiato più di 150-200g di cibo a testa al giorno; contando le razioni abbiamo calcolato che potevamo farcela fino alla colazione del terzo giorno (50g di riso e il tè) con di fronte 6 ore di camminata senza qualcosa di solido da mettere sotto i denti. Durante l’esperienza in quei 3 giorni ho cercato in tutti i modi di NON sprecare energie inutili, automaticamente meno fame e quindi più riserve.

ULTIMO GIORNO, il nostro personalissimo capolavoro. Sarebbe stato il nostro ultimo sforzo, poi saremmo ritornati a Maninjau per far riposare le nostre ossa. Sinceramente quel giorno c’era solo una cosa da fare: riprendere il sentiero e tornare a casa! Niente di più. La magia svanisce dopo 20 minuti dalla partenza; finiamo a ridosso di un altro lato della savana e gli occhi di Imam erano proprio di quelli intrisi di terrore; un uomo smarrito davanti a noi insieme a quel babbeo del baby portatore, anch’egli confuso. Fanno cenno di tornare indietro.

“Siamo nel pieno regno della tigre!”

Si guardava intorno di continuo fino a quando non torniamo esattamente al punto di partenza, al campo: 40 minuti e altrettante energie buttate al vento. Ci rimettiamo in cammino, i loro sguardi persi insieme a tutte le loro insicurezze. Ogni tanto gli ricordavamo di guardare per terra le orme, ma ormai i loro cervelli erano in standbye: niente cibo, niente zuccheri, niente forza mentale. NOI eravamo a spasso da 20 giorni ed eravamo li in una condizione migliore della loro.

Non sapevano dove diavolo andare. Infine il colpo di scena.

“Voi vi ricordate dove siamo passati 3 giorni fa?”

Certo, io e Ulio abitiamo nei paraggi da un sacco di anni. In maniera un pò imbarazzata ammetto che durante l’andata ho pensato spesso a Pollicino che seminava il suo passaggio per non smarrire la strada, vedendo quei due incompetenti il mio subconscio mi metteva già in guardia. Prevedevo rogne a breve.

Devo dire che con calma olimpica abbiamo indirizzato le nostre guide fino al punto esatto in cui c’era un piccolo spiazzo con un paio di carte per terra segno tangibile del nostro passaggio; era inutile prenderli a martellate in testa perchè dovevamo uscire dalla foresta e pure in fretta; NOI avevamo alcuni “way point” nella mente, prevalentemente alberi o piccoli ruscelli. Di sicuro non stazioni di benzine o palazzi……..

Usciremo dalla giungla 5 ore dopo circa senza mangiare. Imam era stremato fisicamente, il baby portatore felicissimo che finalmente il suo telefonino agganciava un buon segnale mentre io e Ulio ci siamo stretti la mano.

Missione compiuta.

Un’ora e mezza in discesa in mezzo ai famosi campi di chili per tornare al punto di partenza; una piccola “osteria” per mangiare……. FINALMENTE del cibo!!

Per la prima volta dopo giorni uno specchio e un bagno; ero conciato davvero di merda, in viso sembravo uno strawberry ed ero davvero una pattumiera con tutto quel fango addosso; non avevo più un indumento asciutto, tutto bagnato.

 9: THE END/RAFFLESIA

Danau Maninjau, West Sumatra INDONESIA – 31/01/17

Lake Maninjau-West Sumatra
Lake Maninjau-West Sumatra

Per la prima volta dopo giorni avevo staccato definitivamente la spina; davanti a me il bellissimo lago Maninjau e le varie montagne intorno, in un’atmosfera rilassante colorata dal blu intenso delle acque circostanti; i miei piedi martoriati appoggiati sulla staccionata di legno della piattaforma apparivano come una Caporetto grazie ai dolci morsi delle sanguisughe nei giorni precedenti; per puro caso ho rivisto il mio viso dopo giorni grazie allo specchio del bagno nella nostra Home Stay, ero davvero in condizioni oscene con decine di punture tra viso, fronte e collo.

Uno spettacolo davvero indecente, per mia fortuna quel giorno non avevo in programma nessun incontro galante.

Mentre sdraiato mi godevo l’aria gradevole del lago mi venivano in mente tutte le cose che mi erano capitate durante il tragitto, il viaggio più intenso della mia vita sia dal punto di vista fisico che psicologico. Ero dimagrito almeno di 5kg, nella mia testa la parola CIBO era una costante dopo la “cura dimagrante” nella giungla del Kerinci. Da li a poco Emi, la titolare della baracca, ci preparerà un fantastico piatto di noodles curato nei minimi dettagli. Non nascondo che la voglia di una bistecca era grande MA in quel momento avrei divorato anche le sponde del tavolino…..

Ore 16.

Avevo da poco ripulito il piatto nel momento in cui Imam, la nostra guida, sgancia la bomba:

“I think it’s blooming, you should go there!”

Traduco.

Da giorni si parlava della Rafflesia, il fiore più grande del Mondo. Sboccia ogni morte di papa ed è molto, molto raro; la sua fama è anche rafforzata dal fatto che può sbocciare nei posti più impestati come greppi, foreste e quindi NON sul ciglio di una strada. Per finire la traduzione….. ci vuole una grande botta di culo!

Il figlio della nostra guida, Awfil, aveva effettuato un sopralluogo sette giorni prima in un greppo a mezz’ora da Maninjau e il fiore non era sbocciato come provato da foto. Era il mio ultimo giorno in Indonesia, il giorno successivo sarei partito alla volta della Malesia.

“Let me think 5 minutes about”

Da una parte la voglia di partire e provare a vedere se il fiore fosse sbocciato, dall’altra una grande stanchezza e per di più il rischio di fare un giro a vuoto era molto, molto alto; per di più stava per piovere e inzupparmi di nuovo dopo i giorni nel Kerinci non era tra le mie priorità!!!

“Io intanto ordino un altro piatto!”

Uliano aveva una gran fame, anche lui.

“Tu vacci, direi che puoi correre il rischio. Guarda bene così nei prossimi giorni mi regolo di conseguenza”

Il mio travel buddy sarebbe rimasto altri 2 mesi in Indonesia, non aveva la mia fretta e quindi non mi avrebbe seguito MA gli sarei stato utile per alcune indicazioni. Ripeto, beccare la Rafflesia è una questione di culo e ti capita una volta nella vita!

“Ok dai, inizio a smuovere le chiappe”

Faccio segno a Imam di mandare Awfil a prendere lo scooter per superare i 30 TORNANTI che dalle sponde del lago portano al Luogo Segreto (“arrivati in cima alla collina non dite dove state andando, cercate di raggirare i locali); chiedo alle mie gambe un ultimo sforzo, al mio cervello invece di non illudermi troppo!

Arrivati sul TOP della collina mi accorgo che il punto di partenza non è altro che un’area pic nic nuova di zecca con un bel pò di gente intenta a sorseggiare del tè.; sceso dallo scooter le nuvole iniziarono a ricoprire il crinale con tutto il loro carico d’acqua; la nebbia circondava tutto il parco, nessuno ci nota e quindi imbocchiamo un piccolo sentiero. Nel diluvio universale il fango viscido non faceva altro che complicarci la vita visto che il trail era davvero tutto in pendenza e senza tratti pianeggianti; Awfil scivola almeno un paio di volte, io mi reggo a stento in piedi anche perchè le gambe non rispondono più. Mano a mano che scendiamo verso il “luogo Segreto” mi chiedo chi diavolo me lo ha fatto fare di “infognarmi” in quel modo senza la certezza del risultato; eravamo bagnati zuppi, pieni di fango, due merde.

Dopo 40 minuti di slalom gigante in mezzo al greppo le parole di Afwil risuonano come un miraggio:

“It’s blooming!!”

me&Rafflesia
me&Rafflesia

La più grossa botta di culo della mia vita era li davanti in tutto il suo splendore con i suoi 90cm di diametro!

Benchè io non sia un botanico, la soddisfazione di essermi spremuto come un limone per essere Li era enorme. Avevo grattato il Gratta e Vinci e avevo sbancato! La Rafflesia, che ho ribattezzato Sara Jane (è una femmina), aveva deciso di sbocciare nel mio ultimo giorno in Indonesia.

“Tomorrow is too late”, cantavano i Goo Goo Dolls.

Il mitico fiore ha rappresentato il “dessert” di un viaggio unico, fantastico, indimenticabile e pieno di colpi di scena degni di un movie!

“La giungla non è fatta per l’Uomo”

Ha sentenziato Uliano mentre venivo divorato vivo dai moscerini nei pressi del covo della Tigre che lui stesso aveva trovato, a non più di 50m dalla nostra tenda.

Durante questo mese scarso abbiamo visto e vissuto più di quanto ci aspettassimo, a ogni fine giornata prima di andare in tenda la frase “oggi abbiamo avuto una grandissima botta di culo” era la più ricorrente.

Una fortuna cercata, rincorsa, voluta.

Nel viaggio in Sudamerica dello scorso anno Claudia mi diceva che se vuoi che una cosa accada davvero devi crederci al 100%, concentrare la tua energia sull’obbiettivo e VOLERE fortemente quella cosa. Penso che il successo di questo viaggio sia il risultato di una visione positiva da parte mia e di Uliano; non ci siamo mai risparmiati, abbiamo pianificato giorno per giorno i nostri itinerari e abbiamo superato ogni tipo di problema; siamo riusciti a vedere tanti tipi di animali diversi (e rari, è sempre bello incontrare un turista che ti dice”Ah ma io non ho visto un cavolo per 3 giorni!) e siamo stati testimoni di avvenimenti memorabili.

Se avessimo pianificato tutto dall’Italia niente di tutto questo sarebbe capitato.

Mentre a Kuala Lumpur mi godevo lo spettacolo d’acqua davanti alle Petronas Tower ho pensato a lungo allo sforzo che io e Uliano abbiamo fatto tra trekking (ben 3), spostamenti infiniti in bus, lotte continue con sanguisughe/insetti vari e notti in tenda con sbalzi di 15 gradi. Francamente tutto ciò avrebbe mandato fuori di testa parecchi viaggiatori provetti con conseguenti telefonate all’Ambasciata, agli amici, alla mamma per un pronto rimpatrio.

“Jungle Man, it’s time to go”

La voce di Suzanne interrompe i miei ricordi mentre soddisfatta mi porta un mega Hamburger, il primo dopo mesi; poi un bel giro da “Marini’s” al 56° piano con una bellissima vista in notturna sulla città con le Towers e la KL Tower.

“Bella la vita!”

Mi sono davvero commosso su quel bellissimo skyline, una valanga di pensieri e tanta bella gente intorno.

Tornato in Riviera, a casa, William&Maverick (i miei cani) mi hanno ricordato che il padrone è sempre il padrone indipendentemente da quanto tempo manca da casa.

Loro non dimenticano.

Dopo avermi sbavato addosso per 5 minuti buoni abbiamo ripreso la nostra routine quotidiana con una sgambata in spiaggia, tutto come ai vecchi tempi mentre ammiravo Numana sullo sfondo.

Il viaggio è finito, nei prossimi giorni le foto e qualche racconto su questo “epico” viaggio.

Ringrazio pubblicamente Uliano per l’amicizia, gli insegnamenti e per la meravigliosa esperienza!

Alla prox!!

Emanuele

Lake Tujuh - Me&uliano

#4-Chile

Di sicuro la Nazione che ho conosciuto e apprezzato di più durante la mia “tournèe” sudamericana; mi ha regalato panorami mozzafiato, emozioni a go-go e persone eccezionali che, conosciute per caso, sono diventate amicizie consolidate (Andreas&Lia); questo paragrafo sul Cile spazia dal Nord fino alle porte della Patagonia con Puerto Varas e la famiglia Fischer, figura di rilievo del mio soggiorno da quelle parti.

Penso a quelle Terre e mi prende un “magone” di sana nostalgia!

SAN PEDRO DE ATACAMA

View of San Pedro de Atacama - Chile
View of San Pedro de Atacama – Chile

Di Salta e dintorni ne avevo le scatole piene ad essere sinceri; con Claudia lasciamo l’Argentina in Bus e dopo una notte eccoci finalmente a…a….al Far West??

Certo che la differenza è abissale con la regione di Salta e Catamarca; erano le 11 del mattino e il terminal del bus assomigliava vagamente a una stazione abbandonata con polvere, tanta tanta polvere; il sole alto nel cielo “spiombava” sulle nostre teste in maniera cocente, avevo la sensazione di bruciare a fuoco lento; intorno a noi un silenzio abbastanza imbarazzante senza UNA struttura archittetonica di rilievo, un way point significativo per qualsiasi riferimento.

San Pedro de Atacama è davvero uno sputo posto a 2000 metri sorta in un posto estremo circondata dall’omonimo deserto; ti guardi intorno e ti chiedi come fanno i locali a campare qui; se non fa troppo caldo farà sicuramente troppo freddo; se piove vengono giù pure i Santi dal Cielo; l’acqua è un lusso non sempre disponibile e i generi alimentari costano un botto.

MA, nonostante tutto, è una meta di primo piano del turismo cileno e durante i 6 mesi della stagione estiva fa il BUM di presenze (Brasiliani in primis, addirittura in autobus…..) ; non c’è angolo senza un’agenzia turistica locale, queste zone CAMPANO di questo, il turismo è la manna della Regione!!

Una manna abbastanza costosa devo dire….

Se in Argentina, Brasile e Bolivia ci sono prezzi abbordabili per noi della UE qui la musica cambia; difficilmente vedrai straccioni che fanno l’autostop o che cazzeggiano per le vallate con lo zaino, se non hai il “grano” campi pochi giorni e quindi te ne vai. Il Cile è la Germania del Sudamerica, quindi c’è un turismo diverso. I locali sono per lo più guide turistiche o autisti mentre i numerosi ostelli sono gestiti anche da stranieri (Brasiliani of course).

Insomma una meta imperdibile. Ho avuto il privilegio di godermi delle figate naturali di tutto rispetto: il Geyser del Tatio, la Valle de la Luna, il sito archeologico Pucarà de Quitor e la Valle de la Muerte. Ce ne sono anche altri ma ho dovuto scegliere (ricordatevi che da qui sono partito alla volta della Bolivia, il tempo a disposizione non era molto).

GEYSER del TATIO

Geyser del Tatio - Chile
Geyser del Tatio – Chile

Intanto siate pronti a svegliarvi verso le 4 del mattino. L’agenzia che avete scelto (primo punto, questi siti non si possono visitare così a caso senza avere una guida turistica abilitata, è la regola) passerà con un mini bus proprio davanti al vostro alloggio; da San Pedro in un’ora e mezzo arriverete al sito del Tatio, uno dei più estesi del Mondo, mentre dai 25 gradi del vostro letto state passando ai -6….

Geyser del Tatio - Chile
Geyser del Tatio – Chile

Mi raccomando, portatevi roba pesante altrimenti vi congelate di brutto! Appena scesi dal bus inizierete a gelare mentre la guida vi spiegherà vita, morte e miracoli del Sito. Ad un certo punto, nel momento di massimo congelamento dei vostri sensi neurologici, ecco che vi offriranno un’abbondante colazione mentre il sole inizierà a fare capolino dalla cima dei monti. Mentre mi ingozzavo di tutto quello che riuscivo a raccattare sul tavolo il tipo mi fà “Un demente è caduto dentro una pozza mentre si faceva un selfie, è evaporato in cielo in modo rapido e forse indolore”.

Un luogo estremo dicevamo, alle pendici del mitico Vulcano Putana che svetta con i suoi 5890m.

C’è da dire che tutti i Geysers della zona sputano acqua e vapore alla temperatura di 85°C, ottimo per una cottura……… attenzione quindi!!

geyser del tatio - Chile
geyser del tatio – Chile

Per evitare che altri idioti finiscano dentro il catino, sono stati eretti dei muretti di sicurezza intorno ad ogni pozza. Dopo un’oretta buona potrete gustarvi un bel bagnetto nell’acqua termale…. sempre per quei famosi 15 minuti! La ciliegina sulla torta…..

Pueblo di Macucha - Chile
Pueblo di Macucha – Chile

Poi, durante la via del ritorno, vi fermerete in un piccolo villaggio di 12 anime pie; sarà un’ottimo modo per assaggiare spiedini di lama locali a un prezzo che nemmeno il Lidl può farvi!! Il nome di questa località è MACHUCA: una chiesa, qualche capanna, lama ovunque e donne che lavorano l’uncinetto. C’è una cosa che renderà indelebile la mia visita qui: i locali odiano farsi fotografare! E’ stata la prima raccomandazione della guida, solo per questa cosa hanno conquistato il mio rispetto!

Mentre con Claudia eravamo in direzione della collinetta che sovrasta il villaggio ci siamo chiesti “Noi saremmo felici se, mentre stassimo seduti a chiacchierare su una panchina, qualcuno ci scattasse una foto come animali da zoo???”

 Valle de la Muerte-Valle de la luna

Valle de la Muerte - Chile
Valle de la Muerte – Chile

Tramonto indimenticabile; il vulcano Licancabur alle nostre spalle mentre, tutti con un bicchiere in mano, brindiamo alla fine della nostra giornata; la nostra guida ringrazia tutti i partecipanti con un discorso sul senso della vita; il suo viso diventava rosso con il susseguirsi delle parole; infine un pianto sfrenato.

Non sapevo se stavo avendo le allucinazioni, ma il tipo piangeva davvero!!

“Godetevi la vita, e a voi (riferendosi alle coppie presenti) auguro un futuro radioso con le vostre famiglie!”

Applauso fragoroso, strette di mano e pacche sulle spalle!

Sinceramente avevamo passato una giornata favolosa con panorami davvero mozzafiato (una costante da queste parti).

Valle de la Luna - Chile
Valle de la Luna – Chile

Le due Valli si trovano poco dopo San Pedro, sulla strada che porta a Calama. Avrete la netta sensazione di essere su Marte in cui il rosso è il colore predominante (durante il tramonto si accentua ancora di più). Se qualcuno di voi è stato in Cappadocia, noterà quei grandi falli rocciosi che ogni tanto spuntano di qua e di là. L’ingresso alla gettonata Valle de la Luna è sempre super affollato; dopo aver percorso una strada piena di cocci vi fermerete ad ammirare delle colline color “zucchero filato” (Valle de la Luna non a caso) e, gran figata, ci sono anche delle bellissime dune sabbiose di una discreta altezza! Visto che la natura ha impiegato milioni di anni per costruire questo spettacolo, è assolutamente vietato cazzeggiare senza una guida ( ci sono guardia parco ovunque in quod).

Valle de la Luna - Chile
Valle de la Luna – Chile

Puntuale il cazziatone da parte di un “Ranger” (ero proprio su una roccia di milioni di anni, ma giusto per puro caso……)!…..

Pucarà de Quitor

Pucarà de Quitor - Chile
Pucarà de Quitor – Chile

Una delle cose carine che si possono fare da queste parti è noleggiare una mountain bike. Non solo vi muoverete in totale libertà sui vari tracciati della zona ma vi sentirete una cosa sola con l’ambiente circostante; ovviamente non partite alle 13 o nelle ore di punta, il caldo è insopportabile e dopo qualche pedalata vi ritroverete già a ciucciare acqua dalla vostra bottiglia (che ve lo dico a fare, portatevi uno zainetto con i viveri!!). Con Claudia abbiamo scelto a caso questo tragitto di 8km, facile facile ma di indubbio fascino che portava al villaggio di Pucarà: rappresenta una delle numerose roccaforti del popolo andino locale!

Pucarà de Quitor - Chile
Pucarà de Quitor – Chile

Una volta scesi dalla bici vi farete una bella camminata dentro il sito archeologico che, mano a mano che sale, assomiglia vagamente alla scalinata del cartoon “I Cavalieri dello Zodiaco” (ahahah)!

Con il vulcano Licancabur sullo sfondo vi godrete un paesaggio mozzafiato con San Pedro di Atacama sullo sfondo!!

Vivere a San Pedro

Io e Claudia eravamo tornati da una giornata di quasi totale relax; pensate che esiste anche un bellissimo centro Yoga; gasato dall’idea abbiamo pagato una lezione di un’ora e mezza; l’insegnante era una tipa sui 40 con un fisico della madonna, elastica come uno yo-yo (le tipe sportive hanno sempre fascino).

Premetto che il mio spagnolo fa cagare, ma potevo capire il 60-70% delle sue parole mentre con l’occhio bigio cercavo di seguire ogni sua mossa, onde evitare figure di merda e quindi sbagliare esercizio….

Visto l’alto livello di professionalità ho seriamente rischiato di stirarmi il flessore della coscia destra (preso dall’euforia del momento) durante “un’asana” ad alto rischio………..

Tornati a casa dopo una lauta cena io e Cla, ci laviamo come ogni persona normale. L’acqua è un bene prezioso da queste parti quindi farete bene a darvi una regolata. Fresco d’ammorbidente esco dal bagno, giusto in tempo mentre dall’ingresso principale dell’ostello arriva un branco di Pupe dalla città di Calama, in villeggiatura; un bel casino, tutte eccitate; verso mezzanotte mi dirigo verso il bagno per una lavata ai denti: niente acqua! Esco fuori e vedo altri 2 forestieri puzzolenti, infastiditi dalla cosa mentre le loro ascelle trasudavano di getto.

La causa di tutto questo casino è molto semplice: le tipe venute in massa hanno consumato tutta l’acqua delle cisterne abusandone in maniera copiosa!!

L’acqua mancherà per altri 2 giorni quindi, ripeto, datevi una regolata e non incazzatevi con i proprietari dell’ostello!!!

GIRO ASTRONOMICO

Questa era un’attività che avevo in programma per il semplice fatto che sono stato sempre incuriosito da tutte quelle stelline nel cielo.

Visto che non ne capivo molto ho fatto un salto con Cla in questo “centro astronomico” che non è altro che una casa privata i cui proprietari, una coppia, sono astronomi professionisti (inoltre sono bravissime persone).

Potrete scegliere 2 orari giornalieri: o alle 21 o alle 23 circa.

Dopo pochissimi minuti di bus arriverete in questa tenuta sperduta; appena scesi vi offriranno delle coperte per mettervi seduti belli comodi con un bel calice di vino rosso in mano!

Diciamolo: i cileni qui ci sanno fare per quanto riguarda l’ospitalità!!!

Il discorso introduttivo verrà fatto in inglese o in spagnolo, e di conseguenza ci si dividerà in due gruppi poi; fuori nel giardino una miriade di telescopi e strumenti vari; da neofita ho imparato un bel po’ di cosette interessate, spiegate in maniera impeccabile dal Boss (ho scelto il gruppo di lingua spagnola per non passare da sfigato).

Dopo un’oretta ecco il gran finale: un mini barbecue, caffè, tè e cibo vario (altro motivo valido per venire qui!!).

Ovviamente durante la visita esce sempre la domanda “Di dove sei?”. La maggioranza sono brasiliani o cileni; io unico rappresentante del Bel Paese; la notizia si sparge rapidamente e un tizio sui 50 mi si mette davanti nell’oscurità e fa“Roma???”.

Ho aspettato 5 secondi, poi con voce scazzata gli faccio “No cazzo!”

Buenos Dias

Con Claudia avevamo pianificato di prendere il bus per Calama la mattina successiva, intorno alle 8 del mattino; da li avremmo preso l’aereo per Santiago del Chile. Prima di andare a nanna ci mettiamo d’accordo per la sveglia:

“Metto la sveglia per le 6.30, fallo anche tu così siamo in campana”

Quella notte dormii poco perchè l’anziana sopra al mio letto a castello russava a tutto spiano; comunque puntuale il cellulare squilla, quello di Claudia pure; rincoglioniti andiamo verso la sala da pranzo per la colazione, mentre pensavo “Bè…. scuretto per essere le 6.30”. Incuranti mangiamo, ci laviamo e usciamo con i nostri zaini/valigie (più in avanti mi accorgo di aver dimenticato le scarpe da trekking, altro souvenir che lascio in giro durante i miei viaggi……). Camminiamo per circa 10 minuti in mezzo a diversi branchi di cani; passo davanti alla stazione dei bus (chiusa) e ci ritroviamo fuori strada; ci eravamo passati davanti e nemmeno ci eravamo accorti!!

Torniamo indietro e ci sediamo su una panchina, sempre al buio, davanti al cancello del terminal del bus; dopo un’ora buona ecco che arriva il custode, apre il cancello e ci fa entrare; intanto il sole fa capolino mentre guardo l’orologio che fa le 8.15.

“Cavolo Clà è tardi, non vedo il nostro bus”.

Il mio accento castellano richiama una coppia di bergamo sui 50 che era seduta a due passi da noi; lui mi viene incontro e mi chiede la destinazione.

“E sai avevo il bus per Calama alle 8, ma non passa! Da queste parti i ritardi ci possono stare visto le distanze!”.

Lui mi guarda sbigottito e, con il suo inconfondibile accento di Bergamo Alta mi dice:

Ragazzo ma ora sono le 7.15, c’è tempo!!!”

Era la seconda volta che succedeva; i nostri cellulari, in automatico, avevano cambiato il fuso nella notte (la prima volta era successo a Puerto Iguazu) e quindi invece di farci alzare alle 6.30 lo abbiamo fatto alle 5.30!!

Con Claudia ci guardiamo e pensiamo la stessa cosa: la prossima volta un orologio da polso pls!!!!

                              PUERTO VARAS

Puerto Varas - Chile
Puerto Varas – Chile

Aaaaa che meraviglia questo posto!! Dopo aver dato buca all’Isola di Pasqua avevo trovato questo posticino per puro caso e devo dire che è stato un affarone!! Dopo giorni e giorni passati a osservare lagune e paesaggi lunari avevo davvero voglia di cambiare un po’; non solo dal punto di vista del paesaggio, ma anche dell’atmosfera!!!

Tutto mi aspettavo tranne che….. essere in Bavaria!!!

La “porta” della Patagonia cilena si trova lungo le rive del Lago Llanquihue, a circa 15 minuti da Purto Montt da cui si arriva in aereo da Santiago del Cile con un volo di 2 ore; se la prima località rappresenta la località “cool” della zona, la seconda è la classica località di pescatori con quell’inconfondibile odore di pesce avariato; da li partono anche i traghetti per la selvaggia Isola di Chiloe, a mezz’ora dal porto.

Puerto Varas - Chile
Puerto Varas – Chile

Ma torniamo a Puerto Varas! Bavaria dicevo…… Venne fondata da coloni tedeschi e non ci vuole molto a capirlo; le casette sono fatte con i tetti tipici del Nord e ogni struttura richiama la Germania; ordine e pulizia regnano sovrani, tipici della mentalità crucca; sono tornato alla realtà solo quando ho provato ad assaggiare quegli orribili e tossici Strudel (mi sa che la ricetta non è stata tramandata a dovere)!!!.

Casinò, cafè, palestre, ristoranti, yacht club: a Puerto Varas i soldi non mancano e rappresenta una meta imperdibile per i papponi cileni!! Bianco come la carta, capello biondo e camicia da marinaio provetto rappresenta l’identikit dell’Uomo di Puerto Varas; capello biondo lungo, fisico sportivo e look curato invece per LEI; la gente che passeggia qui non ricorda nemmeno vagamente gli indigeni visti a San Pedro o a Santiago. Piuttosto sembra di essere al centro di Monaco di Baviera!

Comunque il re indiscusso è il SALMONE, colui che traina questa fiorente economia!! Ovviamente tutto questo lusso costa, i prezzi dei generi alimentari sono abbastanza alti (tutto proviene dalla regione di Santiago/Valparaiso) e anche le escursioni proprio non te le regalano!

Volcano Osorno&Colbuco - Puerto Varas
Volcano Osorno&Colbuco – Puerto Varas

Capitolo meteo: può sembrare strano ma da queste parti non nevica quasi mai!! Nonostante la latitudine, le temperature minime si aggirano intorno lo 0 ma ciò non significa che qui si stia da Dio tutto l’anno; da come mi raccontavano i locali è difficile campare qui durante quel periodo, rimane una terra ostile soprattutto per il morale (un pò come succede in Lapponia con tutti quei suicidi di massa).

Dopo un mese passato in ostelli io e Clà avevamo dimenticato cosa vuol dire dormire comodi in relax, magari su un materasso fatto come Cristo comanda E QUINDI ci siamo detti: “Questa volta un posto da Signori cerchiamolo!!”. Tanto voglio dire, è bello fare l’esploratore che dorme anche sotto i ponti MA alla fine di tutto è BELLO godersi un po’ di lusso (mi ricordano le parole di Max in Marocco mentre invocava un Riad dopo giorni passati a mangiare polvere nel deserto)…. e quindi CASA FISHER!!!

Bellissima a 2 passi dal lago, giardino, materasso della serie Eminflex ultracomodo, un salotto favoloso e dei proprietari gentilissimi; la cucina è in un locale all’esterno, bellissima nella sua semplicità; atmosfera magica!

casa Fisher - Puerto Varas
casa Fisher – Puerto Varas

Davanti a noi il Vulcano Osorno, ormai spento, sovrastava tutto il paesaggio in tutta la sua bellezza MA c’è un’altra cima, meno bella, ma molto più pericolosa…. e soprattutto ATTIVA: il Vulcano Colbuco! Nell’aprile 2015 l’eruzione di quest’ultimo ha creato un bel pò di casini e pure qualche povero cristo ci è rimasto secco; passandoci vicino si nota ormai la cima dimezzata; il signor Fisher mi ha fatto vedere le foto dell’accaduto, visibilmente gasato dall’evento mentre la moglie da quello che ho capito si è divertita assai meno:

“Guarda che bello Emanuele, visto che foto? Sembrano i fuochi di capodanno! E poi tu non immagini che suono aveva il Vulcano!!”

Sul web, per puro caso, avevo beccato la testimonianza di un americano beccato mentre campeggiava sotto il vulcano: ha scritto che non aveva mai corso così tanto in vita sua!!

In effetti dobbiamo ricordarci che quelle zone sono ALTAMENTE sismiche quindi bisogna essere consapevoli di camminare sopra una enorme pentola a pressione che, prima o poi, farà schizzare in aria il coperchio con tutto il contenuto (magma!)!!

Frutillar - Chile
Frutillar – Chile

Frutillar è un’altra località sul lago, molto carina, che si trova a un’oretta di bus (ce ne sono tantissimi e a basso costo, ticket a bordo). Quel giorno splendeva il sole e c’era un sacco di gente lungo il lago che prendeva il sole (a Puerto Montt, in faccia all’oceano, l’acqua è gelata); molto simile a Puerto Varas, questo posto è famoso per un teatro e i suoi spettacoli; il lungomare è gradevole, con un sacco di cafè e qualche gelateria (anche l’arte del gelato qui non è stata tramandata……); mezza giornata sarà sufficiente per passare un po’ di tempo in santa pace!

frutillar - Chile
frutillar – Chile

Da quel giorno in poi non vedrò mai più il sole!! 5 giorni nella nebbia, nuvole ovunque, sembrava l’Inghilterra! Ero stato troppo fortunato; per 25 giorni sempre meteo bello e soleggiato che si prestava a qualsiasi attività; e ora niente trekking, niente canoa, niente foto decenti, nada!!! Peccato, in queste zone si possono fare davvero un bel pò di attività outdoor!

Rio Petrohue - Chile
Rio Petrohue – Chile

E quindi io e Cla ripiegamo su Petrouhe; si trova a Est di Puerto Varas, facilmente raggiungibile attraverso la principale; prima di raggiungere questo avamposto, ci fermiamo lungo la strada per ammirare il “Salto Petrouhe”: un corso d’acqua con un pò di cascatelle, ottimo luogo di raduno per la gente del posto!! Dopo 3 km raggiungiamo le sponde del lago Todos los Santos: un vento della Madonna ci da il benvenuto! Qui a Petrouhe potrete farvi un giro in barca, in kayak e tante altre cosette carine…. peccato che avevamo beccato il giorno peggiore!!!

Ancud - Chiloè Island
Ancud – Chiloè Island

Ci riproviamo il giorno dopo con la selvaggia Isola di Chiloe: missione pinguini! Quest’isola selvaggia si trova a mezz’ora di traghetto da Puerto Montt (ma è in fase di realizzazione un ponte che la collegherà alla terraferma) e rappresenta una bella occasione per ammirare la fauna dell’oceano; le sue coste rocciose rappresentano delle ottime insenature per le covate delle varie specie di uccelli della zona MA l’attrazione principale sono i pinguini (ne ospita 2 varietà)! Superata Ancud ci si ritrova in questa spiaggia sabbiosa in cui per una cifra ragionevole propongono delle brevi uscite in gommone per ammirarli!

Chiloè Island - Chile
Chiloè Island – Chile

Tutto bello e carino, l’unica cosa non prendete il Taxi ma piuttosto affittate un’auto a Puerto Varas; abbiamo seriamente rischiato di morire un paio di volte lungo le tortuose curve dell’isola, grazie a quel pazzo del nostro driver!! Penso che per la prima volta Claudia mi abbia visto davvero incazzato, mentre ero seduto proprio dietro quel pazzo; ad un certo punto il tipo azzarda un sorpasso in curva mentre dal senso opposto un’auto stava per venirci incontro per un potenziale frontale! Tornati nella nostra dimora a Puerto Varas, il signor Fisher sentenzia:

“All’Isola di Chiloè sono tutti un po’ svitati”!!

SANTIAGO DEL CHILE/VALPARAISO

Valparaiso - Chile
Valparaiso – Chile

Diciamocelo francamente: niente di speciale da vedere in questa città! Se anche quelli del posto dicono la stessa identica cosa non si può dubitare di ciò!

L’unica cosa positiva è stata il mio incontro con 2 persone speciali, Lia e Andreas; conosciuti in Bolivia, questa simpatica coppia ha voluto incontrarmi a tutti costi una volta arrivato in città (senza Claudia, tornata a Curitiba); durante una lauta cena mi hanno raccontato della loro vita, della città. I cileni sono un pò così: all’inizio non ti danno molta confidenza ma con il tempo, se si affezzionano, tirano fuori il loro lato solare!

E magari ti pagano pure la cena!

“Io sono di Valparaiso, preferisco la mia città natale”

Lia mi da qualche dritta per la mia gitarella a Valparaiso, sito patrimonio mondiale dell’Unesco. Sotto un sole cocente arrivo sull’Oceano Pacifico, con in mano una mappa e i siti da visitare! Mi sono fatto un giro sui cerri…. carini si, ma niente di troppo eccitante! Quello che ho trovato veramente eccitante è stato cazzeggiare per il lungomare fino al Mercato del Pesce; in una baraonda infernale non ho mai visto tanti gabbiani fecare nella stessa zona….. mentre al di sotto c’erano cassette piene di pesce fresco!!!

Valparaiso - Chile
Valparaiso – Chile

 

“MMMM meglio non mangiare qui!”

Mi sono infrattato in un luogo per vecchi lupi di mare, una taverna al di la della strada; con 5 euro salmone e riso con acqua e dolce inclusi!!!

Il giorno seguente sarei tornato a Sao Paulo ma…. facciamo un passo indietro! Ero già stato a Santiago 3 giorni prima della mia partenza per Puerto Montt, con Claudia avevamo proprio pianificato un giretto a Valparaiso per quel periodo; ma qualcosa è andato storto…. nel mio stomaco!!

Sto sempre attento a quello che mangio, in ogni parte del Mondo, in modo quasi maniacale e fino ad allora non avevo mai avuto problemi. La sera prima della gita mi sono sentito male, uno straccio, sarò andato in bagno una decina di volte durante la notte salendo e scendendo di continuo dal letto a castello; la mattina dopo Claudia nota che sembro un deportato e decidiamo di starci buoni dentro il nostro b&b, mentre lei decide di improvvisarsi crocerossina per un giorno!! Cerco anche di vomitare, ma nulla: fortunatamente avevo mangiato poco il giorno dopo e quindi ho evitato scene raccapriccianti; la verità è che non mi sentivo così male da un bel pò! Il giorno dopo, guarda caso quello della partenza per Puerto Varas, stavo già meglio e con Claudia volevo analizzare meglio la cosa; ero tornato da pochi giorni dalla Bolivia e di sicuro avevo mangiato qualcosa di poco salutare da quelle parti…. MA DOVE?

Bene, in pochi minuti vengo a capo di tutto; durante l’ultima notte nel rifugio, sulla strada di ritorno per San Pedro, i custodi ci hanno fatto trovare pronti degli spaghetti con una salsa rossa; erano le 22 di sera ed eravamo esausti; durante quel pasto sono stato l’unico ad aggiungere la salsetta (in bianco quella pasta faceva schifo).

E bravo fesso!! Per una volta che mi sono lasciato andare ci sono rimasto fregato per bene!!

Claudia, sapientemente, era crollata a letto evitando quell’insidia; il virus boliviano è entrato con come in Cile clandestinamente(è l’unica cosa che i doganieri non possono beccare ai raggi X) e ha deciso di darmi una sonora mazzata!

Quindi mi raccomando…… se bazzicate in Bolivia o in qualsiasi villaggio rurale state attenti a quello che mangiate!!!!

Sono le ultime righe riguardo a questo mitico viaggio durato 32 giorni attraverso 6 Nazioni (contiamoci pure una breve sconfinata in Paraguay).

Solitamente non torno mai nei Paesi che ho già visitato, ma per il Cile sarà di sicuro un arrivederci!!!

Sono passati 3 mesi dalla mia partenza da Sao Paulo e mi rendo conto che questa esperienza acquisisce sempre più valore nel corso del tempo che passa.

Ringrazio: in primis Claudia, ottima compagna di viaggio (attualmente non avrei proprio in mente un’altra persona che poteva reggere un tour così lungo che può stressarti psicologicamente alla prima difficoltà); Lia&Andreas che hanno voluto a tutti i costi un meeting in città, rappresentano pienamente lo spirito cileno e sono orgoglioso di essere loro amico; La famiglia Fisher&Puerto Varas, ho lasciato un pezzo di “cuore” laggiù e non vedo l’ora di tornarci; Daniela&friends per l’accoglienza a Sao Paulo!

Questa foto scattata da Claudia a Chiloè rappresenta il mio stato attuale e chiude questa fantastica parentesi della mia vita!

Alla prox avventura!

Emanuele

Chiloè Island - Chile
Chiloè Island – Chile

 

 

 

#3-Bolivia

Parte prima: cosa fare nella vita

San Pedro de Atacama/Chile

8.00am

Ricordo che stavo seduto sul tavolo, avevo preso un caffè e un tozzo di pane con marmellata per la prima colazione; Claudia era andata in bagno e intorno a me la comitiva pronta a varcare il confine cileno/boliviano, tutte facce nuove all’orizzonte; ad un certo punto noto un tipo che stava girando per i tavoli, dai lineamenti non era di sicuro un sudamericano e dai suoi movimenti “felpati” e la sua voce ero sicuro che al 99% fosse italiano; dopo aver importunato due tipe di stampo celtico ecco che finalmente si avvicina a me.

“Sei italiano?”

Ma guarda un po’!!

“No sai, sto facendo il giro dei tavoli per dei consigli che voglio darvi (??????????????) riguardo al confine. Mi raccomando non dategli i 15 boliviani ai doganieri, è una tangente! Noi siamo italiani e non dobbiamo dargli nulla! Io ci sono stato, funziona così, sto facendo il giro dei tavoli per diffondere la cosa!”

“Ma tu sei una guida?”

-NO

“Sei boliviano?”

-NO

“Stai viaggiando con qualcuno?”

-NO

“Grazie delle preziose dritte, lo dirò anche alla mia partner di viaggio……..”

Questo tipo si chiama Ludovico, romano, ed è esattamente il tipo di persona che odio incontrare in giro per il Mondo. Per prendere il nostro fuoristrada dovevamo farci un pezzo con il Bus fino alla frontiera con questo rompicazzo. Per un’ora e mezza non ha fatto altro che darci consigli senza che nessuno gli abbia chiesto nulla(“perchè io ho esperienza”): in fin dei conti viaggia da solo e a qualcuno deve rompere le balle no?

Dopo aver capito che è da 5 anni in Australia con i soldi di papà come STUDENTE (senza lavorare si campa bene!) e con la speranza di prendere la cittadinanza li (sputtanando la mia Nazione oltretutto) ho dedotto che era solo un poveraccio che vaga per il mondo senza uno scopo nella vita. Il mio rispetto verso di lui era a livelli polari sotto lo 0.

“Poi quando torno in Australia non so davvero cosa farò, bò, vediamo!”

Esatto. Bò!!!!

Intanto io e Claudia volevamo levarci dalle balle quel peso ingombrante

To be continued………

La differenza tra la Bolivia e gli altri Stati che avevo visitato è enorme. Non solo per il paesaggio ma anche per l’atmosfera che, se ci pensate bene, dipende molto dalle persone locali e dalle loro abitudini.

laguna colorada - Bolivia
laguna colorada – Bolivia

Ammetto che questo Paese mi ha regalato dei paesaggi meravigliosi che rimarranno indelebili nella mia mente; le svariate lagune ai piedi dei Vulcani ma soprattutto il Salar de Uyuni, la più estesa distesa di sale al mondo a 3700m di altitudine. Abbiamo avuto la fortuna di godercelo nel massimo splendore: con l’acqua!

Se anche voi sarete fortunati questo magico luogo diventerà come un enorme specchio di 120km!! Le nuvole e il sole saranno sotto i vostri piedi mentre toccherete il cielo con un dito…. meraviglioso!!

Ma questa “goduria” ha un prezzo…… fisico&mentale!!! Tutto completamente off road, bisogna sapere prepararsi in maniera adeguata.

Rewind…..

Con Claudia stavamo bevendo l’ennesimo smoothie di un pomeriggio infuocato (38 gradi, una cosa del genere); accanto a noi un gruppetto di baldigiovani di chiaro stampo anglosassone, a loro volta con una fila di birre ghiacciate; avevano le facce cotte come se fossero state bruciate sulla piastra per un barbecue, ovviamente non erano un bello spettacolo. La tipa del gruppo fa “E’ stata dura, durissima. Mi sono spaccata la schiena… e poi i ritmi sono stati massacranti!”. A ruota sento un “Bella la Bolivia e lo uyuni, ma che fatica!”.

Mi ci è voluto poco per capire che la loro esperienza boliviana era stata una gara al massacro. Erano in 3 e in tutte le medesime condizioni………

Colgo l’occasione per darvi delle dritte per uscire “vivi” dal mitico 4×4 lungo l’altopiano boliviano.

Isla Incahuasi - Bolivia
Isla Incahuasi – Bolivia

In primis, se partite da San Pedro de Atacama, le agenzie vi forniranno 2 opzioni; è la prima scelta che affronterete ma sarà di vitale importanza: la 4 giorni(3 notti) o la 3 giorni (2 notti).

“in 4 giorni ritornerete poi a San Pedro, è la formula più economica e la più gettonata. In quella di 3 giorni dovrete per forza di cosa prenotare un trasporto privato (che costa 1200$!!!!!)”

A o B????

B tutta la vita, togliendo ovviamente i 1200 Sesterzi del trasporto privato!! Il centro di Uyuni, terminal naturale di tutti i tour che visitano l’altopiano, fornisce un buon servizio di autobus per CALAMA (la città più vicina a San Pedro, quindi in territorio cileno). Costa poco e sono ultra comodi; vi risparmierete la massacrante 4°giornata (il trasferimento da Uyuni a San Pedro vi prenderà un giorno e mezzo su 4×4; gli autisti boliviani parlano poco e vanno a tutto gas, sentirete tutte le buche dello sterrato fino ad arrivare a notte fonda al rifugio con pochissime soste; il giorno dopo partirete alle 4 del mattino per essere in frontiera a mezzogiorno……….

Quindi: visitate bene San Pedro (ne parlerò adeguatamente nel paragrafo dedicato al Chile). fate 3 giorni nel Salar de uyuni e poi andate a Calama; prendete l’aereo da li o il bus e filate fino a Santiago del Chile!! Formula dei 3 giorni e 2 notti e vi salverete!!!

Capitolo rifugi…… interessantissimo!

Non pensate di trovare hotel 5 stelle, campeggi, loudges o cose simili; aspettatevi locali sporchi, pieni di cacca, con disponibilità d’acqua limitate e con la luce che alle 22 precise cessa d’esistere!!

sunrise - Salar De Uyuni
sunrise – Salar De Uyuni

Il primo giorno vi fermerete in mezzo al nulla, e non è un modo di dire. Dopo aver attraversato varie lagune (Laguna Verde&Coloradin primis) e un bel “centro termale”(il “Mirador Aguas Calientes”,una pozza con acqua calda in cui al massimo sciacquatevi per 15 minuti…altrimenti a fine giornata vi sentirete di merda causa altitudine/temperatura esterna) nei pressi della recerva National de Fauna Andina Eduardo Avaroa (i “Flamencos” sono gli assoluti protagonisti) vi fermerete in un rifugio. La mia più grande sfortuna è stata trovare un nutrito gruppo di koreani; non sono mai stato in Sud Korea ma in sudamerica ne ho visti a decine di loro e di conseguenza posso sbilanciarmi; l’acqua in quelle zone della Bolivia è un bene prezioso: perchè devi usare 100 litri per i cavoli tuoi? Ogni santa volta che andavo al cesso c’erano loro che si pulivano dalle punta delle dita fino all’ultimo capello in testa per almeno 1 ORA, sprecando acqua e facendo rimanere me e gli altri “normali” a secco!! “Prego, prego, lavati pure i denti!”. Con i tuoi piedi dentro il lavandino NO GRAZIE, ma apprezzo il gesto!! Capisco che eravamo in condizioni igieniche precarie ma c’è un limite a tutto! Non esiste una rete idrica, tantomeno delle grosse cisterne o dighe nei paraggi; l’acqua viene portata attraverso mezzi 4×4(ma non tutti i giorni) oppure viene raccolta quella piovana. Le fogne ovviamente sono a cielo aperto.

Salar de Uyuni - Bolivia
Salar de Uyuni – Bolivia

Per la Bolivia l’ondata di koreani rappresenta manna dal cielo (tanti quattrini), quindi nessuno della famiglia che gestiva il rifugio gli ha rifilato un cazziatone….. Il cibo che vi daranno sarà sufficiente per non farvi star male; in cucina non pulivano da almeno 100 anni, se i NAS passavano di li avrebbero messo i sigilli in pochi secondi e avrebbero fatto chiudere baracca; l’igiene da quelle parti manca quindi fatevi una ragione e MANGIATE! Pasta, patate e verdure caratterizzano il menu, accompagnati da birra e acqua.

Dicevo… alle 22 tutti a nanna!!! Staccano la luce (pannelli solari e batteria di accumulo) e ficcatevi rapidi sotto le coperte, pezzo forte del rifugio (non muorirete di freddo).

Il giorno dopo sveglia alle 7 e tutti in direzione del rifugio di SALE. Durante il tragitto per tutto il santo giorno attraverserete lagune, fenicotteri, volpi e altre carovane di intrepidi come voi. Mano a mano il paesaggio cambierà sotto i vostri occhi. Verso il crepuscolo raggiungerete il vostro “nido”, interamente fatto di SALE (mura, tavolini, la base del pavimento… tutto salato!). Quando con Claudia arriviamo a destinazione tirava un vento della Madonna che evocava Mosè e il passaggio attraverso il Mar Rosso. La prima cosa che ho pensato è stata “E’ un luogo estremo”. Di fuori sembrava Marte, solo e soltanto SALE. Eravamo entrati ufficialmente nel Salar de Uyuni.

Visto che di fuori non era possibile farsi un giro, l’unica cosa da fare è stare dentro e mangiare.

Salar de Uyuni - Bolivia
Salar de Uyuni – Bolivia

Capitolo mal di montagna.

Quando si sta per diversi giorni ad altitudini superiori ai 3000 metri è facile avere giramenti di testa, vomito e altri sintomi che vi faranno sentire come merde. Victor, la mia guida, mi diceva che ogni giorno qualcuno che accompagnava si sentiva male, magari in auto. Per evitare ciò non c’è nulla di meglio che mangiare e bere ogni santa ora: frutta secca, foglie di coca (e si proprio quelle), cioccolata, acqua, tè/caffè, biscotti e andrete alla grande!

Il rifugio in questione è gestito sempre da una famigliola con un bel po’ di bambini; quest’ultimi hanno già sviluppato il senso per gli affari; visto che in Bolivia la corsa in bagno è a pagamento (6-10 boliviani a seconda se ti fai pure la doccia) è stato interessante trovarmi una nana di 3 anni che, come per magia, esce da qualche tunnel nei pressi del cesso per chiedermi i soldi!!!

Il giorno seguente la sveglia sarà alle 4, per poi andare a vedere l’alba meravigliosa nel Salar. Come dicevo all’inizio, pregate che piova!! Senza l’acqua questo luogo perde la metà del suo fascino. Nei giorni precedenti Claudia era un po’ preoccupata per questo fatto qui, lassù qualcuno la ascoltata e voilà una mega alluvione il giorno prima!

Una gran botta di culo!!!

Da li raggiungerete l’isola di Incahuasi in cui sosterete per la colazione, per poi andare in mezzo al Salar e farvi delle meravigliose foto!!!

Me Vs Claudia - Salar de Uyun
Me Vs Claudia – Salar de Uyun

 

Avendo scelto l’opzione di 4 giorni e 3 notti(grande mistake), alle 13 ero già nel centro di Uyuni (quindi fuori dal Salar), pronti al trasferimento a Sud. 5 ore di off road massacrante, soprattutto se ti trovi nei posti dietro in cui le buche le senti tutte……… Alle 20.30 arriviamo distrutti al rifugio, la faccia di Claudia era quella di un cane bastonato. Alle 21.30 precise lei si fionda nel letto, mentre io ne approfitto per conoscere delle facce nuove: una coppia di cileni e uno spagnolo solitario.

Disgraziatamente il mio spagnolo era 0, cioè posso capire l’80% delle parole ma loro non capiscono una parola d’italiano (è un mistero che non capirò mai).

Se la coppia rimaneva muta in religioso silenzio, Andreas aveva voglia di comunicare e iniziò a snocciolare qualche parola d’inglese (vi avverto…. è una lingua quasi bandita in america latina, sembra che lo parlino in pochissimi…..).

Certo, il suo English faceva cagare ma almeno due parole in un silenzio irreale (oltre a Claudia, nel mondo dei sogni c’erano altri 3 gruppi di una decina di persone collassate sul letto). Davanti a noi un piatto di pasta in bianco e una strana salsa accanto………..

“Sto cercando la mia dimensione capisci? Con mio fratello stiamo girando il Sud America alla ricerca di un posto in cui trasferirci (loro sono spagnoli ndr). Il Chile tra 1 anno andrà a picco, quindi domani andrò in Perù”

Andreas ha 45 anni e non avevo capito bene che cosa stesse cercando di preciso, fino a quando……

“Pensavo di vivere sull’Isola di Pasqua, dopo 6 mesi ho capito che non era il caso”

Li ho avuto un tonfo al cuore per un paio di motivi: in primis volevo andarci anch’io per qualche giorno ma costava un botto; in secondo luogo…. che cazzo fai 6 mesi(o tutta la vita) su un’isola che ha il diametro di una galletta di riso????

Poi la perla finale:

“Bò poi vedremo!”

In quel momento ho pensato a lui, a Rachel, a Ludovico e a tanti altri che vagano per questo continente alla ricerca di un’ispirazione per la vita……. Non sanno proprio che cavolo fare!!! Claudia ha ragione quando dice che non ha senso viaggiare in questo modo quando, prima o poi, tornerai a casa SENZA un cavolo da fare once again.

O ti sposti con un’idea precisa di cosa vuoi fare, oppure ha poco senso”

Parole sante.

Rachel tornò indietro con coi, per poi prendere un bus da San Pedro direzione La Paz (un giro della madonna), per poi arrivare a Lima con un secondo, terzo o quarto bus…… Il Chile aveva prosciugato tutte le sue risorse, il lavoro in ostello a Santiago era stato poco soddisfacente e nel giro di un mese doveva tornare in Germania. Sempre se avrà qualche pesos in tasca.

“Sono costretta, non ho finanze”

Lei è solo una delle tante vittime del Chile, dal punto di vista economico si intende. La Germania del Sud America non risparmia nessuno!

A fine serata, stanco morto, vado a letto con quella strana salsa rossa nello stomaco.

Sarà l’inizio delle mie sofferenze!!!

Emanuele

Parte seconda: cosa fare ANCORA nella vita….

Nei pressi della dogana boliviana, durante il viaggio di ritorno, accanto al doganiere c’era una richiesta di denaro di 15 Bolivianos,che sapeva molto di tangente come il saggio Ludovico disse MA c’era il timbro del Governo….. Rachel disse “Io non li pago quelli”. In Paesi poveri il pagamento di una somma è sempre richiesta, 15 bolivianos sono quasi il prezzo di una visita in uno degli squallidi bagni che troverete lungo il tragitto(la puzza vi stapperà il naso) quindi non ha senso mettersi a discutere. Rachel era determinata, come Angela Merkel, a non pagare. Peccato che è bastata un’occhiataccia del primo doganiere per fargli cambiare idea.

“Paga e zitta!”, disse il secondo.

Bravo Ludovico, grazie per le tue perle di saggezza!!!!

A ritmo di “reggaeton” (pare che in Bolivia ascoltino solo questo… dopo un po’ mi ero frantumato le palle) mi giro per l’ultima volta ad ammirare l’altopiano, incurante di quello che mi succederà da li a breve…..

 

 

 

 

 

 

#2-ARGENTINA

“Occhio quando ti muovi a Buenos Aires, è pericoloso li”

E’ una frase ricorrente, in qualsiasi parte del mondo io abbia messo piede. Vagamente…… la prima volta a San Pietroburgo, quando a quel tempo la mia amichetta locale mi consigliò di stare alla larga dal centro città di notte; i numerosi ubriachi potevano essere un pericolo reale; inoltre gli stranieri non sono mai ben visti in Russia e quindi mi avrebbero dato volentieri una bottigliata in testa; di sicuro il mio aspetto da terrorista ceceno non passava inosservato.

Boca - Buenos Aires
Boca – Buenos Aires

La realtà è che se ti fai i cazzi tuoi al 99% nessuno ti romperà le scatole. In 10 anni in giro per il Mondo troppe volte mi sono presentato in luoghi in cui gli stranieri non sono accolti con caviale e champagne, ma bensì con sguardi che di sicuro non suggeriscono l’invito a bere un tè. Guarda dritto, non tirare fuori la macchina fotografica, rispetta tutti e Amen. Tutto andrà bene. E così è stato!

L’Argentina per me è stata come l’Italia, il 70% della popolazione è diretta discendente dei primi immigrati tricolore. Ho riscontrato un bel po’ di similitudini tra i nostri due Paesi, integrarmi durante la mia permanenza non è stato difficile.

Venendo al sodo ho visitato 3 diverse Province; Misioneros, Buenos Aires e Salta. Sulla prima l’unica cosa che posso dire è…..evitatela che farete un grosso regalo a voi stessi!! Insieme ai ruderi delle varie missioni Gesuitiche e alla miniera di Wanda non c’è nulla di interessante. Mi da l’idea di una zona abbastanza triste.

Boca - Buenos Aires
Boca – Buenos Aires

BUA interessante, meta obbligata per chiunque voglia visitare questo fantastico Paese ma, nel mio caso, non ci sprecherò più di qualche riga. Ho sofferto terribilmente solo durante lo spettacolo di tango in cui, visibilmente provato, mi addormentai per un paio di volte. Per il resto dato un’occhiata al “Boca”, a San Telmo e Palermo e vi divertirete!

A chiunque mi chiede dell’Argentina, io dico “Salta”. Nel bene e nel male questa città non è che abbia chissà quale bellezza architettonica, ma ha delle persone e un’atmosfera che mi hanno fatto parecchio riflettere, che ti conquista mano a mano!

SALTA “La linda”

Salta - Argentina
Salta – Argentina

“Sei italiano?OOOOOh che bello!!! Guarda, al mio compagno piace tantissimo sentire parlare italiano! Ti prego, puoi registrargli un messaggio vocale sul whatsapp??”

A Salta capitano pure queste cose, che per un attimo ti rendono orgoglioso di essere italiano (poi penso alle condizioni del mio Paese e tutta la magia svanisce)! Mercedes mi ha notato mentre cantavo in italiano qualche canzoncina idiota che ora non ricordo; con Claudia stavo percorrendo la scalinata che porta diretto in cima al “Cerro” durante una bellissima giornata di sole; “Andreas sono italiano delle Marche(non di Roma, Firenze o Venezia ma di quella Regione.. eh che cazzo) e ho incontrato Mercedes (sa molto di “dating”…..). Ti auguro una bellissima giornata, adoro la tua Nazione e ti aspetto in Italia!”.

Il suo sguardo era un raggio di luce lungo la scalinata, nemmeno avesse visto la Madonna di Fatima.

Cachi - Argentina
Cachi – Argentina

Ma torniamo alla nostra città! Ci troviamo a Nord-Ovest dell’Argentina, ai piedi della Cordigliera delle Ande; capoluogo dell’omonima provincia, Salta è l’epicentro da cui si snodano tutte le strade che portano ai luoghi d’interesse della zona (Ruta 40 compresa); l’economia si basa prevalentemente sul turismo visto le tantissime agenzie di viaggio locali presenti.

A proposito di turismo, per puro caso in quei giorni la Dakar 2016 passava di li. Da un giornale locale ho appreso che le prenotazioni erano aumentate dell’80% a causa dell’evento motoristico dell’anno. Ostelli e Hotel “sold out” per due settimane di fila.

Quindi… che si fa a Salta? Anzi… cosa non si deve fare?

Dakar 2016 - Salta
Dakar 2016 – Salta

Evitate quelle famose agenzie, fatemi il favore. Capisco che affittare un auto costa un pò di più e che, tuttavia, non tutti abbiano la voglia di guidare su strade sconosciute al momento MA sarebbe la cosa migliore da fare! Perchè? Ora vi illustro la scena che si presenterà: all’inizio vi verranno a prendere intorno alle 7-8 del mattino; poi per il resto dell’escursione (si rientra intorno alle 18) passerete il 90% del tempo dentro un bus con l’aria condizionata a manetta; vi fermerete in posti che non valgono nemmeno una sosta al Wc; infine rientrerete nei vostri alloggi distrutti da tutto il viaggio pensando a quello che, oggettivamente, non avete visto!

Ricordo la frase di una simpatica tedesca: “Bellissimo il giro ad anello di oggi, ma ora sono distrutta per colpa delle ore in bus (questo discorso salterà fuori anche in Bolivia poi…..).”

Io vi ho avvisato!! Comunque ecco la lista principale delle escursioni:

1-Visita a Cachi (vedrete l’antico sentiero inca ancora intatto ma nulla di chè per il resto, giusto qualche panorama che ricorda il Far West);

2-Cafayate (bellissimo l’anfiteatro naturale e interessante la visita alle cantine, per il resto nada);

3-Diga Corral (carino il luogo, peccato che io e Claudia ci siamo beccati l’alluvione del secolo e quindi visita andata in malora);

4-“IL trenino delle nuvole”. 300 “sesterzi” per un viaggio lungo una vecchia linea ferroviaria……. fate vobis!;

5-“L’anello”. Una sofferenza in bus di molte ore in mezzo ai monti.

La pratica del “tutti in bus con poche soste” è la politica del luogo, che a fatica ho condiviso. Non ti permette di goderti il viaggio in santa pace!! Salta la capirete camminando lungo le sue vie, godendovi la sua gente dalle 17.30 in poi (prima non c’è anima viva in giro, sembra che tutti facciano una mega siesta) in un’atmosfera di pace e condivisione; artisti di strada vi allieteranno la serata con numeri di “alta scuola”; fermatevi nei cafè e ristoranti ad assaggiare qualcosa di locale.

Cafayate - Argentina
Cafayate – Argentina

Apriamo una bella parentesi: in Argentina si mangia carne e basta! Se sei vegetariano o vegano cavoli tuoi, è davvero dura ordinare qualcosa che non sia “bife”!!!

Altra chicca della città: è “dog friendly”! Da quando sono arrivato ho visto un bel pò di cani in giro perfettamente nutriti, in forma ed equilibrati che cazzeggiano come normali pedoni! Qua non servono sgambatoi o canili MA sono liberi di stare dove meglio gli pare e nessuno, dico nessuno, osa rompergli le scatole. La statua “Salta è la città del cane”, datata 2011, mi da la conferma di ciò!

La cosa che, secondo me, vale la pena di visitare a Salta è il museo di Storia che si trova in centro. Al suo interno, a rotazione, vedrete le famose mummie Incas (fra le meglio conservate al mondo): in un’atmosfera suggestiva (il sonoro rende il tutto più realistico) sarete partecipi di quella storica spedizione che portò alla luce un numero importante di reperti a oltre 5000m di quota, alle pendici del vulcano Llullaillaco. Bello bello bello!

Molto gradevole è la visita al “cerro”, da dove si gode di una bella veduta su tutta la città (se volete sudare un po’ fatevi la scalinata, altrimenti c’è la funivia).

“Non hai mai provato il Mate? Allora non hai capito nulla dell’Argentina!!”

Era da un po’ di tempo che vedevo questi argentini ciucciare di continuo quella roba. Stiamo parlando di un Te, e quindi di un infuso. Storicamente non vado matto per questo tipo di cose MA se volevo essere un vero argentino dovevo spararmi quella roba. Alla prima ciucciata ho constatato un sapore abbastanza amaro, e va bevuto caldo comunque (con 35°C fuori avrei preferito un Estathè!!).

Storie di Ostelli

“Full”

Era il messaggio scritto a penna su fogli di carta davanti al 90% dei posti ricettivi. Un pienone di gente non solo per la Dakar, ma anche per il fatto che a 2 ore più a Nord si svolgeva uno strano festival per viaggiatori “backpakers” e Salta rappresentava una meta obbligata lungo il percorso.

“Ora cazzeggio un mese con mia sorella, poi vedremo!”

“Io viaggio da solo, ora vado al Nord, poi vedremo!”

La parola “vedremo” riecheggiava parecchie volte, persone che non hanno una vita stabile a casa propria e cazzeggiano per il mondo, alla ricerca di un’ispirazione o di un’idea per la vita.

“No sai viaggio da solo, ho sentito che sei italiano. Io sono svizzero e volevo scambiare due parole!”

Lukas ricordava molto me. Viaggiare da soli richiede di parlare ogni tanto con qualcuno, altrimenti inizi a sentirti un’anima solitaria in pena. La solitudine non fa parte del genere umano.

“Ok, vado a farmi una doccia e poi torno!”

Le docce erano giusto una piccola stanza di forma rettangolare in cui era facile calpestarsi a vicenda. Ad un certo punto davanti alla porta becco un tipo bello grosso con la testa a forma di palla da bowling, ero li da 6 giorni e la sua faccia non mi era nuova. Storicamente la gente trova abbastanza accomodante scambiare due parole con me in qualsiasi parte del mondo io sia, sarà per la mia faccia da culo che rispecchia il mio animo da buon samaritano pronto ad accogliere qualsiasi stronzata.

Ero già in mutande e trovai bizzarro che quel tipo enorme volesse parlare. Si era messo davanti alla porta, se mi avesse fracassato di bastonate non avevo nemmeno la possibilità di uscire.

“Ah sei stato a Buenos Aires! Io abito li, è pericoloso sai?”

Il suo inglese faceva cagare, il mio spagnolo idem. Ma la parola “dangerous city” è d’ordine anche dentro il cesso.

“Ci vediamo dopo? Io sono da solo qui”

“Stasera esco con Claudia, non sono in ostello”

Pericolo scampato!!!!

Buenos Aires - Argentina
Buenos Aires – Argentina

 

 

 

 

#1-BRASIL

“Se io ti dico “Brasile”, a che cosa pensi”? domandò Claudia.

Uno sfigato qualunque potrebbe rispondere RIO DE JANEIRO, CARNEVALE e il BUMBUM (famoso fondoschiena brasiliano al silicone). Una risposta che nessun “verde/oro” vorrebbe sentirsi dire, specialmente Claudia che di norma odia le banalità nella maniera più assoluta.

Di sicuro una delle mie risposte è stata “Amazzonia”……. poi…… infradito e acqua di cocco (ahah). Le ultime due sono di una banalità imbarazzante, ma dal suo sguardo ho dedotto che forse sono riuscito a salvarmi in “corner”…..

Pensate a me, ogni santa volta che ospito qualche straniero “costui” esordisce con “Oh si sono stato a Roma, Firenze, Venezia, pizza, pasta, mozzarella!”. Mi prende un magone immenso nell’immediato ma non importa, tanto dopo 10 minuti lo porterò a vedere le “Due Sorelle” e forse forse tra qualche giorno tornerà nel suo Paese con la convinzione che l’Italia non è solo quello che indica la Lonely Planet o simili.

Penso che per Claudia sia stata la stessa cosa, anche lo Stato di Paranà ha qualcosa da far vedere!

“Questi giorni non sono sufficienti per capire il Brasil”.

Bè si, in effetti guardando la mappa vedo non un Paese enorme con grandissime differenze fra Nord e Sud. Non ho fatto molta fatica a capire che non c’è solo il Cristo Redentore e Copacabana.

La regola del “3”:

1-Parla con gente del posto;

2-Mangia e bevi con loro;

3-Condividi i loro hobbies

E’ la legge suprema per chiunque voglia capire qualcosa a riguardo di un Paese straniero. Sfido chiunque a dire il contrario!

In questo capitolo che ho semplicemente chiamato “Brasil” è un resoconto di non solo quello che ho visto, ma anche delle sensazioni che questo bellissimo Paese mi ha regalato. Non aspettavi troppi dettagli sui luoghi da visitare, per quello ci sono la Lonely Planet o la Polaris.

 

Capture #1 – CURITIBA (Paranà)

“Se tu parli con un italiano ti dirà che le brasiliane sono tutte di colore”

Nell’immaginario collettivo è così, ma visto che la mia modella preferita è brasiliana, bianca come la conceria di Fes……. io non rientro nella categoria!!

Tutti visi pallidi con capelli chiari, se mi avessero catapultato da un elicottero bendato potevo dire di trovarmi in qualsiasi città del Nord Europa. Ovvio, ci sarà pure qualcuno “scuro” ma quelli li trovi anche al centro di Oslo….. Fondata dai coloni portoghesi nel 1600 con il passare degli anni è stata”invasa” da parecchi “crucchi” seguiti dai polacchi, ucraini e, guarda un pò che novità, dagli italiani. Statistiche alla mano i 2/3 della popolazione sono di pelle bianca, seguono i meticci e gli indigeni. Città cosmopolita che offre un’ottima qualità di vita. Se il Brasile attualmente è messo male grazie a Dilma (la presidente ndr), Curitiba rappresenta ancora un’àncora di salvezza per il brasiliano medio. Per ora sembra che il lavoro c’è…… SEMBRA dico…

Curitiba è la città modello del Brasile, poco conosciuta dal turismo di massa ma non importa. Verde ovunque, pulizia impeccabile, trasporti che raggiungono ogni spigolo della città, servizi di primo livello.

Se proprio vogliamo trovargli “il pelo nell’uovo” disgraziatamente piove spesso e d’inverno puoi sentire gli 0°C sulla pelle (umidità inclusa), sapendo che a casa non ci sono i riscaldamenti. Ma state tranquilli, la città non emana la tristezza di Londra…..

Ovunque tu andrai, il Brasile ti chiamerà “fuori”. Ogni angolo del Paese ti cattura e quindi la noia non è nemmeno presa in considerazione!

Ma torniamo alla nostra città modello. Una delle cose più belle è il Parco Bariqui, uno dei più grandi polmoni verdi cittadini del Brasile. E’ pieno di laghi e di una rete infinita di stradine ottime per fare jogging o andare in bicicletta. In tutta questa atmosfera da foresta vergine ad un certo punto vedo una grossa bestia sulla riva del laghetto. Poi ne vedo altre 2, 3, 4…….. Capibara!

Me&capibara/curitiba
Me&capibara/curitiba

Per chi non lo sapesse sono i roditori più grandi del mondo e possono arrivare a pesare fino a 30kg. Era la prima volta che li vedevo dal vivo nel loro habitat e per quello che ho visto è un po’ come incontrare dei cani randagi per le città. Qui invece ci sono i Capibara, animali simbolo della metropoli (le magliette con i loro denti sporgenti sono un pò ovunque).

Un’altra cosa molto carina della città è il Giardino Botanico.

Ad essere sincero non mi ha colpito nessuna pianta carnivora in particolare MA qualcos’altro abbastanza inquietante…… non so veramente come spiegarvelo ma ci provo…….. Quel giorno era davvero pieno di gente un po’ ovunque e, senza esagerare, il 90% faceva il “selfie” con le piante. Non scherzo. Ogni singola pianta era il partner perfetto per una foto memorabile. Ovviamente il tutto con il “bastoncino scatta-selfie” di corredo e mille sorrisi. A casa ho una pianta di giuggiole, com’è che non ho mai pensato di immortalarla in uno scatto insieme al mio bel faccino???…..

Altra chicca di Curitiba è il quartiere “bohemien” della città. Li ci sono un bel pò di artisti che passano il tempo a pitturare o a leggere seduti sulle panchine. Più avanti (nel weekend) troverete un bel mercatino con tanto di bancarelle stracolme di roba da mangiare!!  Se ricordo bene da li si può prendere il Bus turistico a 2 piani che vi porta a cazzeggio per la città e….. vi consiglio di farlo!  Nemmeno a farlo apposta indovinate qual’è il quartiere più bello e ordinato?

Quello crucco ovviamente!

Mentre dall’alto del bus prendevo acqua e freddo (il tempo non era dei migliori) osservavo con stupore questa piccola Germania immersa nella giungla brasiliana.

Sicuramente se cercate edifici storici o cose simili Curitiba non è la città per voi. Alla fine della mia breve permanenza in città guardo in alto il cielo. E’ grigio. Erano 4 giorni che non vedevo il sole.

Da li a poche ore comunque sarei volato alla volta di Foz. Altro clima, altro habitat, altro “tutto”!

Capture 2# Foz do Iguaçu

Cataratas - Brasil
Cataratas – Brasil

La vista dall’alto è davvero uno spettacolo. Questa distesa infinita di verde ha il suo culmine con il Rio Iguaçu e le sue meravigliose Cataratas, ossia cascate!!

Welcome to the jungle, welcome to Foz!!!

Tutto diverso da Curitiba: qua è la natura che comanda!

Intanto il clima, un’umidità pazzesca e un caldo al limite della sopravvivenza umana. Ricordo bene il caldo torrido del Sahara, ma era secco e in qualche modo arrivai vivo a Tan Tan. L’aria è praticamente irrespirabile, cioè puoi vivere ma a fatica. Mentre stavo sul bus diretto a Foz stavo sudando copiosamente senza via di scampo ma, per fortuna mia, anche gli altri ospiti assomigliavano a degli asciugamani attaccati sullo stendino.

Qualche parolina su questa zona. Se date un’occhiata alla mappa questa località rappresenta il classico posto di Frontiera (Argentina e Paraguay sono a un tiro di schioppo). Sporco, senza monumenti di rilievo e con un’atmosfera da “contrabbando”.

“E’ un posto pericoloso questo”

Claudia è stata categorica, le coltellate per strada non mancano. E poi lei ha vissuto in questo posto per un bel pò di annetti durante la sua gloriosa carriera universitaria(già, è un luogo per studenti della Facoltà di Turismo).

Un carnaio a tutti gli effetti.

Mentre con la mente immaginavo tutti quei bei festini universitari inizio a guardarmi intorno una volta messo piede nella stazione dei bus. Oltre ai visi pallidi qui ci sono un bel pò di meticci e indigeni “Guaranì”, la popolazione originaria di questa zona prima dell’invasione portoghese.

Torniamo a quello che si può fare in questa zona fuori dal mondo. Ci sono due luoghi che meritano: Le Cataratas e la Diga di Itaipu.

Poste al confine tra Brasile e Argentina queste cascate rappresentano uno dei tanti gioielli naturali del Paese. Non sono famose come quelle del Niagara MA sono più grandi con una maggiore portata d’acqua. Giustamente il giorno della visita un diluvio universale ha deciso di colpirmi a suon di secchiate d’acqua, rendendo il tutto molto più complesso!

Cataratas - Brasil
Cataratas – Brasil

Intanto niente giro con il gommone, che doveva rappresentare la gran figata della giornata! Mi è capitato di vedere vari movies tipo “Mosè” in cui le acque del Mar Rosso si dividono per far passare il Popolo Eletto dall’altra sponda. Ho sinceramente pensato che qualcuno lassù nel cielo mi dasse una mano in stile Mosè. Mi affaccio di sotto e vedo un gommone che cercava di raggiungere la base della cascata, riuscivo chiaramente a vedere i koreani a bordo (vi assicuro che in Sud America sono diventati i nuovi “conquistadores”, praticamente sono ovunque) mentre a fatica cercavano di immortalare quella forza della natura. In pochi attimi la forza dell’acqua e il Diluvio Universale iniziano a sbattere quei poveracci con una violenza immane sempre più indietro fino alle sponde del bacino. Ricordo la faccia di uno dell’equipaggio: era verde!

Missione fallita, Macuco safari closed!!!

E vabbè, alla fine mi sono accontentato di un giretto sulla passerella che porta direttamente sotto le cascate…………..

Capture#3-ITAIPU

Itaipu Dam
Itaipu Dam

Sia ben chiaro: se passate dalle parti di Foz non potete assolutamente perdervi la mega diga di Itaipu, costruita nella prima metà degli anni ’70 deviando il fiume Paranà e bacino idrico fondamentale per tutto il Brasile e il Paraguay. Divisa fra i due Stati, questa mega centrale fornisce corrente a circa 150 milioni di persone. Non entro in merito al disastro ambientale causato dai lavori (tipo quello inerente al primo canale di Panama) ma preferisco soffermarmi al bellissimo giretto all’interno della struttura. Grazie a Claudia è stato tutto gratis; la sua rete di amicizie nel settore turistico è praticamento radicato ovunque in stile “KGB”, i servizi segreti russi ai tempi del muro di Berlino; poi il nostro gruppo era quello “Top” denominato da noi stessi “degli ingegneri”, ossia era una visita squisitamente tecnica ci avrebbe spiegato nei dettagli il funzionamento della struttura.

Pala Siemens - Itaipu Dam
Pala Siemens – Itaipu Dam

Oltre al caldo infernale all’interno (io soffro leggermente di claustrofobia, penso sinceramente che stando 1 ora li sotto sarei crollato al suolo come un salame) c’è una cosa carina e piuttosto curiosa, indipendentemente dalle mega dimensioni. Dopo essere scesi a 200m sotto terra per vedere una delle mega pale Siemens, di sopra c’è una saletta con due tipi. Sono separati da una linea immaginaria e si guardano ogni tanto uno con l’altro.; uno di loro è perennemente attaccato al suo “mate”, che “ciuccia” in maniera avida; quell’altro fa due passi ogni tanto. In parole povere questi due signori sono 2 militari e rappresentano il Paraguay e il Brasile. La diga infatti si trova a cavallo tra i 2 Paesi e questi 2 devono solo stare li a farsi i cavoli propri, pronti in caso di emergenza (ma dove?).

“Qui è il centro di controllo signori”

Anche qui due tizi, e uno di loro sempre con quel benedetto mate. In questo caso sono uno accanto all’altro e…… non so davvero che diavolo facciano! Davanti avevano un mega schermo con tutte le informazioni in tempo reale su pale, fornitura di corrente e quantità d’acqua. Tanta acqua.

“Come vedete qui l’acqua non manca mai!”

Certo. Però nel Nord del Brasile ogni tanto si…….

Itaipu Dam& Rio Paranà
Itaipu Dam&Rio Paranà

L’acqua non è un bene sempre disponibile come si possa pensare. Vi faccio un esempio: una casa di 4 persone e una sera decidete di fare un mega festone con altre 10. In questo caso è molto probabile che nel giro di poche ore l’acqua non ci sia più per il semplice fatto che ogni utenza idrica è “tarata” per un tot di cristiani. Lo sviluppo iniziato dalla metà degli anni ’90 ha si portato benefici al Paese, ma dall’altro lato in Brasile ci sono un sacco di problemi e dal malcontento generale ho capito che va sempre peggio (dal 2008). Anche l’energia elettrica non è per tutti, le candele sono sempre a portata di mano….

Mentre parlavo con Claudia di quanti problemi ci siano nel Paese verde oro sento per la prima volta una parolina, una new entry per me: ZIKA, un virus altamente bastardo!

“Ma sai, colpisce le donne incinte. Poi il bambino avrà dei seri problemi ma è una cosa che noi abbiamo da 20-30 anni. Quest’anno non so perchè ma ci sono molti più casi in tutto il Paese!”

 Mentre stavo varcando la frontiera Argentina in direzione di Puerto Iguacu un amico mi manda un messaggio del tipo “Ohi attento alla Zika, sui Tg dicono che è un casino laggiù!”

Capture#4-SAO PAULO DO BRASIL

sao paulo do brasil
sao paulo do brasil

“Sta arrivando la mia vicina di casa, molto probabilmente andiamo a qualche carnevale in città”.

Ero seduto sul divano, di fronte a me c’era la mia amica Daniela che mi ospitava per i miei ultimi 3 giorni in città. Avevamo passato la tarda mattinata nel bellissimo museo del calcio presso l’Estadio Municipal, identico al mitico stadio di Berlino in cui ci furono i giochi olimpici del ’36 (per la costruzione infatti si ispirarono a quello). La mia “host” mi aveva raccontato dall’inizio alla fine la mitica storia del Corinthians, la gloriosa squadra di calcio di Sao Paulo di cui lei è tifosa sfegatata. Il fatto che abbia gli stessi colori della Juventus ha agevolato il tutto…..

Quale modo migliore per capire la cultura di una città se non a partire dallo sport??

Estadio Municipal
Estadio Municipal

Suona il campanello. La vicina si presenta raggiante con un sorriso Colgate invidiabile.

“Questo è per te!”

Due antenne d’ape e un costumino giallo-nero. Su due piedi non avevo capito che diavolo dovevo farci….

“C’è un evento oggi”.

Dopo mezz’ora arriviamo in mezzo alla bolgia. La maggior parte delle persone era vestita di azzurro (i colori del district molto probabilmente); cantavano e ballavano a ritmo di musica; i locali erano stracolmi di gente che beveva e si ingozzava in maniera esagerata; l’allegria era la costante!!

In tutto quel “bum bum” d’energia mi ero dimenticato in fretta del mio ridicolo costumino da “impollinatore”.

“Comunque non puoi dire di essere stato in Brasil se non assaggi la Feijoada!!”

Suonava come un rimprovero. Già Claudia mi aveva accennato a questo piatto, il più rappresentativo della Nazione. Un Brasiliano all’estero soffre terribilmente la mancanza di questo concentrato di carboidrati e grasso, come la pasta per un italiano purosangue. Premettendo che può essere preparata in vari modi, questo mega piatto di fagioli è preparato con:

acqua, fagioli neri (variante carioca) o bruni (variante baiana), carne di maiale (orecchia, coda, piede, frattaglie, pancetta, lardo, salsiccia), carne di vacca (ventre seccato e salato), spezie e affini (aglio, cipollina verde, peperoncino, alloro, olio…). Generalmente è accompagnata con riso bianco, insalata, arancia tagliata a fette e farofa.

Leggero no??

“Io mangio maiale tutti i giorni”

Se potevate vedere il fisico di Virginia potevate pensare ad una dieta vegana o vegetariana.

“Ti consiglio di prendere la porzione più piccola, sai com’è in Brasil non ci regoliamo… è tutto extra capisci??”

Eravamo in 5 per 3 porzioni. Alla fine è pure avanzata un bel po’ di roba. Per quanto ero pieno iniziavo ad avere i riflessi di un bradipo, ero molto moooolto….. appesantito!

Poi la stoccata finale.

“Stasera gente barbecue a casa mia!! In Brasil è una tradizione!”

Sempre nel nome della tradizione mi raccomando!

La sera fu baldoria con un bel po’ di bella gente. Con tutte quelle costarelle di maiale sulla brace non mi sono potuto tirare indietro e mi sono ingozzato come un morto di fame, mi ricordava vagamente quel pomeriggio passato a camminare in mezzo alla savana per 8km.

Mentre vedevo tutta quella bella gente piena d’energia positiva (dalle mie parti sinceramente mancano ad eccezione di pochi elementi “intimi”) mi sono venute in mente le parole del mio storico barbiere, in una delle tante conversazioni fra di noi:

“Quel tizio era sempre in giro per lavoro nel mondo, tornava a casa si e no una volta al mese. La moglie e i figli erano come degli stranieri in casa. I suoi colleghi di lavoro…. beh…. non saranno mai come gli amici “storici” no? Pensi che un ottimo stipendio possa essere paragonato al tempo che potresti spendere con la tua famiglia? E’ vita quella??

Cosa c’è di meglio di stare con i tuo figli, bere una birra con gli amici e passare dell’ottimo tempo in compagnia?

Quello è tempo speso bene amico!!!”

Bè, aveva assolutamente ragione!!

Baldoria fino alla mattina dopo: il modo migliore per lasciare il Paese!!!

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