Cosa NON fare in viaggio – Fiumi di Parole&Azioni

“La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre”

Da sempre è un tema poco trattato. Al limite se ne parla un po’ in quei corsi per aspiranti assistenti di viaggio, anche facendo delle simulazioni durante le lezioni. Quando viaggi in gruppo e ti relazioni con diverse persone, devi per forza adattarti tenendo un comportamento adeguato alle circostanze. Aprire la bocca in modo consono è di grande aiuto. A nessuno piace rovinarsi la vacanza per una frase di troppo o un’ azione non proprio da persona intelligente.

Per capire meglio questo punto ho pensato di snocciolarvi alcune esperienze passate. All’inizio sono tutti sorrisi, ma poi………….. Sapete, i partecipanti tante volte non si curano. In fondo sono in vacanza e devono distrarsi.

Tre cose che non dovrete mai fare, tre fenomeni che non hanno aperto il cervello per bene.

Urlando contro il cielo – Erg Chebbi MAROCCO

Siamo nel deserto marocchino. Le nostre giornate sono caratterizzate da lunghi spostamenti in auto sotto un sole cocente. Dopo ore e ore che guidi hai davvero bisogno di rilassarti, di staccare la spina, di darti una bella lavata e togliere tutto quel sudore di dosso. Da giorni la temperatura media si aggira intorno ai 35-40 gradi con picchi di 45, insieme a quel venticello africano che ti fa cuocere come un petto di pollo dentro un forno ventilato. Verso le 19 ci fermiamo per accamparci, e come di routine inizio a montare la tenda, a gonfiare il materassino etc. Dal nostro Unimog le luci illuminano uno spiazzo, punto scelto per la cena. Il pasto serale, un momento sacro.

La nostra compagnia sembra uscita da un film dei Vanzina. Ci sono una coppia di siciliani, due bergamaschi, un veneto, due liguri e per finire una coppia di burini dei Castelli Romani. Io rappresento una regione sconosciuta nel panorama italiano, ossia le Marche. Fin da piccolo ho sempre pensato che fossero frutto di fantasia ma in realtà esistono davvero. E nella loro quotidianità mi facevano schiattare dalle risate, tutto gli veniva così naturale e spontaneo. Una coppia di fenomeni: i burini!

Quella sera decido di ritardare il pasto, faccio schifo e ho bisogno di una lavata. Prendo il mio contenitore da 20L per l’acqua, lo piazzo sopra il fuoristrada e voilà la doccia è pronta! Nel momento in cui le prime goccioline di acqua bollente arrivano sulla mia testa piena di sabbia, sento che nel campo qualcuno si sta agitando di brutto. Nel silenzioso e buio del deserto del Sahara un accento burino riecheggia tra le dune. Maurizio non è contento e sta imprecando su qualcuno che, a suo dire, lo ha attaccato. Da li a poco si unisce un dialetto siciliano. Nel momento che torno al campo, noto subito i due schieramenti. La coppia siciliana contro i burini. La Sicilia contro il Lazio. Il Vegano contro il Carnivoro.

“Eddai era una battuta!! Io amo il maiale e adoro la sua carne! Mammamia, non si può nemmeno scherzare su un allevamento di suini!!”

C’è una regola non scritta, conosciuta da pochissimi e recita: “MAI PARLARE DI RELIGIONE e POLITICA”.

Dal 2015 ho aggiunto “OCCHIO AI VEGANI”.

Che cosa accomuna la religione, la politica e i vegani?. Sono tutti temi sensibili. Pensateci un po’. Sono argomenti che toccano nel profondo l’animo umano.

Quella sera c’è uno scontro in stile “attacco a Mosul”. I siciliani, vegani e animalisti convinti, si sono arrabbiati moltissimo a causa delle battutine sui maiali di Maurizio. Parliamo di persone di 50 anni. Il buon Mauri voleva solo fare cabaret quella sera, ma disgraziatemente nel modo sbagliato. Il teatrino non ha dato i frutti sperati.

Sono volati insulti pesanti, davvero.

Sembra buffo, ma i due schieramenti non si sono più parlati per i seguenti 10 giorni a causa di una salciccia. Rovinando in parte l’armonia di gruppo.

Prendete nota di quello che avete letto. Mai parlare con degli sconosciuti di quei 3 ARGOMENTI!!!

Erg Chebbi – Morocco

 

Rolling Stone – Erg Chebbi MAROCCO

Sapete, l’autostima in un viaggio è parte integrante e fondamentale. Con il tempo acquisiamo esperienza e sicurezza nei nostri mezzi, soprattutto durante esperienze on the road o nei viaggi nei luoghi più ostici del Pianeta. Torni a casa e dici “Ah però, che grande avventura che ho compiuto a termine!”. Ti senti quasi immortale.

Come in ogni campo, anche nel settore viaggi si trovano i GALLI. Persone che per tutto il viaggio non fanno altro che ripeterti delle loro grandi esperienze di viaggio, di quanto sono bravi a fare quella duna di sabbia a occhi chiusi. Che la loro esperienza è nettamente superiore alla tua, cercano di dimostrartelo sempre e comunque.

Personalmente, odio chi mi rompe le scatole mentre guido nel traffico e mi dice dove andare. Mentre davanti a me c’è un casino della madonna con 1000 auto in colonna, tipico del Marocco, devo prestare attenzione ai pedoni. Che nella città di Fes si buttano come fossero pinguini durante la migrazione al Polo Sud. Mentre sono abbastanza concentrato e aspetto il segnale del vigile per passare, ecco che mi si affianca il GALLO. Durante il tour, rappresenta solo il Mercedes club e nulla più (che ha collaborato per l’organizzazione del tour). Nessuna carica di Presidente della Repubblica, deve solo dare manforte al “capo”.

“Dai, muoviti, veloce! Te lo dico io!!”.

La sua voce rauca mi entra dal finestrino abbassato, mentre per poco una bimba kamikaze non mi finisce sotto la ruota.

Faccio come dico io, nemmeno lo seguo. 10km fuori da Fes ecco una pompa di benzina. Un solo benzinaio. Ci mettiamo in fila. Ecco che il Gallo mi dice “Dai, prendi quella pompa e rifornisciti. Dobbiamo sbrigarci!”.

Gli faccio notare che non è un self-service e devo aspettare il mio turno. Il Gallo, spazientito, prende in mano la pompa ma disgraziatamente viene stoppato dal benzinaio. Qui siamo in Marocco, e non fai come cavolo ti pare.

Arrivati la sera nel deserto, il Gallo snocciola pillole statistiche delle sue grandi esperienze nel deserto e di quel suo, dannatissimo Mercedes G. Gran macchina, ma da quel giorno inizio a odiarla.

“Io, Io, Io”.

Un Fennec appena uscito dalla tana si allontana nel sentire tante idiozie.

Si dice che quando mandiamo i “colpi” alla gente, per qualche motivo sconosciuto potrebbero materializzarsi anche nella realtà. Ho affrontato il tema anche con persone di religioni differenti, con parecchi concordo sulla cosa: la nostra mente ha poteri infiniti. Dopo una giornata così, ho davvero pensato “Magari domani ti ribalti da una duna!”.

Cosa possibile, ma è un avvenimento piuttosto raro. E poi il deserto marocchino è abbastanza semplice, non è tecnico come la Libia o l’Algeria. Ma sapete, sono solo pensieri innocenti……

Ore 10, deserto del Sahara. Dobbiamo affrontare un tratto molto semplice, una duna non molto alta con una leggera inclinazione sulla destra. Sono tra i primi a passarlo insieme agli altri. Ad un certo punto la radio gracchia. C’è qualcuno che sta parlando.

-“Tizio si è ribaltato, passo”

-“Eddai su, Giova, basta scherzare, passo”, gli risponde il Capo

“Capo, non scherzo, è in fondo alla duna. Passo”

Il Gallo si è ribaltato in un punto in cui nemmeno un neo patentato. Per motivi ignoti, sterza troppo a destra e il suo bel Mercedes G bianco panna fa 1, 2, 3, 4 capriole a ridosso della duna fino a fermarsi a mò di coltello. Silenzio. Poi lui che esce con le ossa intatte, con la faccia di quello che se l’è vista brutta. Rosso paonazzo, il colore della sua faccia. Il suo imbarazzo evidente. Molto probabilmente Allah lo ha aiutato mentre la sua auto si è trasformata in una pietra rotolante. Poteva farsi male sul serio.

“Scusate ragazzi, scusate”.

Lui, il Re delle dune. L’ eroe del Morzuk.

La scena di lui che, con il martello, tenta di raddrizzare il portapacchi per tentare di aprire almeno uno sportello rappresenta una scena indimenticabile. Una spada di Damocle conficcata nell’anima. Lui, che toglieva ogni cm di sabbia dall’abitacolo ogni sera era li a martellare la sua amata auto. Quanto dolore.

“La prima volta che mi succede una cosa del genere”. Parole del Capo. Altra pedata nel sedere per il Gallo.

Ci vollero 2 ore per raddrizzare l’auto e permettergli di continuare il viaggio. Per sua fortuna l’olio non era entrato nei cilindri. Grazie al Capo che ci ha messo una pezza il viaggio è continuato.

Da quel momento non solo mister Gallo non ha più parlato, ma ha causato un trauma anche alle mogli delle coppie in viaggio. Per alcuni giorni decisero di NON SALIRE in auto durante il superamento delle dune. Semplicemente continuavano a piedi. Troppa la paura di farsi male, in un angolo sperduto del Marocco.

“Giova, per favore, ho saputo che hai pubblicato le foto della mia auto (definendolo “Ribaltino”). Mio figlio potrebbe preoccuparsi, rimuovile per favore”. Giornataccia per il Gallo, anche su FB.

Un po’ di sana umiltà non guasta mai. Questa esperienza ci insegna che bisogna sempre mantenere un profilo basso, specialmente con le persone che non conosciamo. Dare consigli senza mai essere autoritari. Mai correre, dopotutto siamo in vacanza. L’effetto boomerang è sempre in agguato, e con esso un’ eventuale figura di merda. La bocca chiusa spesso aiuta.

-“Manu, è stato un piacere viaggiare con te”

“Non mi sono mai ribaltato, è stato un piacere!”

Il Dream Team/ Gobi desert – Mongolia

 

Questione di soldi – Deserto del Gobi MONGOLIA

Tecnicamente, il gruppo più in gamba con cui io abbia mai viaggiato. A parte tre elementi che rappresentavano il classico modello del viaggiatore occasionale, gli altri erano reduci da esperienze di grande spessore on the road. A partire dal nostro “capo”, tutti erano grandi motociclisti. Io rappresentavo il bimbo del gruppo con i miei 25 anni. E volevo imparare da loro.

Tra le attività più amate in corso di viaggio c’è quella della condivisione del pasto: colazione, pranzo e cena. Cosa c’è di meglio di parlare e ingozzarsi intorno a un tavolo dopo una lunga giornata per strada?

La cassa comune serve pure a pagare i pasti dei partecipanti. Oppure si decide di fare il tutto alla romana. Durante la nostra cavalcata nel deserto del Gobi furono parecchie le volte in cui ci fermammo a fare la pappa, bevande incluse. Io non bevevo (e non bevo) alcolici, ma la Genghis era sempre presente sul tavolo (la vodka locale).

“Ma Emanuele non beve mai, perchè dovrebbe pagare come noi?”, obbiettò Luciano.

Parliamoci chiaro, si parla di una differenza di 50 centesimi di euro, mica la luna.

Dico loro che per me non c’erano problemi, non era una cosa per cui non ci avrei dormito la notte. Una settimana dopo arriviamo a Ulaan Baatar, la capitale della Mongolia. Affamati come un branco di lupi ci dirigiamo in un fast food “all inclusive”. Paghi una cifra secca e prendi quello che vuoi. Decidiamo di usare la cassa comune, con cui avremmo pagato poi alla fine. Uno alla volta arriviamo con i nostri vassoi e ci sediamo. Dalle mani di uno dei nostri, un luminario professore di non ricordo cosa, sbuca un pezzo di carta. Io sono troppo impegnato a mangiare per curarmi di quel particolare così insignificante. Disgraziatamente per il Prof, Luciano si accorge di quella cosa. Nel momento che siamo tutti a tavola, la prima bordata.

“Ma dimmi un po’, è uno scontrino quello?”

Gelo. Ricordo vagamente la faccia del nostro “capo”. Era evidente che il Luminario aveva, volontariamente, pagato il suo pasto evitando la cassa comune per motivi misteriosi. Invece di 10 euro, lui aveva pagato 7 euro tondi tondi. Risparmio netto di 3 euro. Quanto basta per fare imbestialire Luciano.

“Non vedo che problemi ci sono, io mi sono semplicemente alzato e ho preso quello che volevo!”

Probabilmente Lucio ce l’aveva con il Prof da parecchio tempo, magari lo teneva d’occhio. Magari a pelle non si erano mai piaciuti. Gli insulti continuarono per 10 minuti buoni, un fuoco incrociato senza esclusioni di colpi. Giustamente anche la moglie (di Lucio) decise di venire in soccorso del marito con altre pesanti bordate contro il Luminario. Volò anche un piatto pieno di carne di Yak. Tutto grasso finito sul pavimento, uno spreco inspiegabile per qualsiasi Mongolo.

“Ho preso quello che volevo”. Lo fai a casa tua.

Il colto professore aveva snocciolato pillole filosofiche per tutto il viaggio, per poi scivolare su una buccia di banana. Proprio un fesso. Lui, che predicava il buon senso. Peccato rovinare due settimane di viaggio quasi perfette con un finale così triste. Quando si viaggia con persone adulte si da per scontato che TUTTE siano capaci di comportarsi in maniera adeguata alla circostanza. Il Prof è stato etichettato come una grandissima testa di cavolo durante il congedo finale, oltre a essere un immane rompi balle naturale a cui nessuno poteva rimediare. Nessuno di noi ha mai pensato “Non vedo l’ora di tornare a viaggiare con lui”.

Vale la pena fare questa finaccia?

Diceva qualcuno che tutto il mondo gira intorno ai soldi.

Prima di qualsiasi cosa, chiarire sempre dall’inizio alla fine il discorso CASSA COMUNE e come funziona. IL soldo è uno dei principali responsabili dei litigi in viaggio. Luciano era un chirurgo con milioni sul conto in banca, ma nonostante ciò voleva che le regole fossero rispettate. Per tutti.

Giustamente, direi.

Alla prossima 😉

Emanuele

 

 

 

 

 

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