#SumatraJungleTrek – INDONESIA/Malaysia

sumatra jungle trek

-#SumatraJungleTrek by Emanuele Luponetti (Castelfidardo, Marche ITALIA) + Uliano Massimi (Senigallia, Marche ITALIA)

-Paesi: INDONESIA-Malaysia

-Durata:24 giorni

-Trekking nella giungla: 3 (14 giorni totali)

-Zone interessate: North Sumatra (Medan, Kutacane, Gunung Leuser National Park), West Sumatra (Padang, Lake Maninjau), South Sumatra (Kerinci National Park/Lake gunung Tujuh), KUALA LUMPUR (Malaysia)

INTRODUZIONE

In principio c’erano Tarzan, Mogli e Sheila (mitica regina della giungla); idoli assoluti durante la mia gloriosa infanzia, li vedevo spostarsi con destrezza fra le liane, farsi il bagno placidi in mezzo ai laghi, mangiare con gusto frutta fresca in santa pace; certo, ogni tanto c’erano dei nemici da sconfiggere ma storicamente il bene trionfa sempre sul male e alla fine la giungla sembrava un luogo sereno, perfetto per l’essere umano. E io che dicevo “Si, proprio forte!”

L’Uomo che sottomette la giungla con un grido. Tutto facile, due sculacciate ai leopardi e via!

Qualche anno dopo iniziano i Reality Shows tra cui “Nudi e Crudi” ove i concorrenti provano a campare in luoghi estremi tropicali completamente nudi, senza cibo e aiuti dall’esterno, con un esercito di cameramen pronti ad immortalare tutte le loro sofferenze. Nel caso in cui la coppia (di solito sono in due, sempre che uno dei due Rambo non si ritiri) continui e concluda il tutto in 3 settimane solitamente si assistono a scene di pura felicità con frasi del tipo “Azz sono proprio uno tosto io”. Visto il successo del Reality penso che parecchia gente creda a quello che vede in Tv.

Un sacco di cazzate. Fidatevi (mio modesto parere).

La verità è che “la giungla non è fatta per l’uomo” come mi ha detto Uliano, quei poveri cristi morirebbero se la troupe ogni tanto non allungasse loro un tozzo di pane. Non siamo su Marte ma comunque è un ambiente che può facilmente mandarti fuori di testa; premettendo che ogni giungla/foresta ha delle caratteristiche specifiche (e di conseguenza problematiche differenti) posso rassicurarvi sul fatto che 2-3 giorni nel verde lussureggiante tutti li POTREBBERO sopportare; la guida e il portatore penseranno a farvi tornare al campo sani e salvi.

I problemi vengono fuori alla lunga, dopo svariati giorni.

Io e Uliano abbiamo passato parecchio tempo nelle giungle indonesiane di Sumatra, perennemente alla ricerca di animali e piante….. ovviamente senza telecamere appresso! (ahah).

In questo post cercherò di raccontarvi alcuni spezzoni di questa fantastica avventura, capolavoro assoluto se penso a come sia stato organizzato (formula day by day, niente prenotazioni e niente agenzie); visto che Sumatra non è un luogo molto popolare sarà un piacere per me farvi conoscere alcune perle di questa mega isola (la sesta al mondo per estensione, non proprio un puntino sperduto nell’oceano).

Cercherò di darvi qualche dritta nel caso qualcuno di voi abbia intenzione di “buttarsi” nella giungla o semplicemente di visitare Sumatra, in modo che fidanzati/e amici o parenti vi possano vedere in condizioni decenti al vostro ritorno a casa!! Capirete cosa fare e cosa non fare!

Tutto ciò che scriverò è frutto della nostra esperienza sul campo, niente di inventato! Per facilitarvi il tutto ho diviso il racconto in capitoli……

 

 

1-WHY SUMATRA

“Da queste parti non esiste il marketing” – Uliano

L’Indonesia comprende migliaia di isole (18.306) ed è lo Stato più vasto del Mondo per superficie occupata acque comprese (basta che prendete una mappa e vi renderete conto della cosa); immaginate quante belle cose ci potrebbero essere, quanta varietà di luoghi e realtà; in più questa Nazione vanta una ricchezza dal punto di vista delle risorse del sottosuolo unica (petrolio e gas a stufo), per non contare tutte quelle sterminate piantagioni di ogni ben di dio (cannella, caffè, tè, chili, pomodori, riso etc).

“L’Indonesia è un Paese ricco” diceva Imam a Maninjau.

Sarà, ma solo sulla carta.

La verità è una sola: un Paese del Terzo Mondo con scarsissime possibilità di crescita.

Il livello di scolarizzazione è molto basso, se la vostra famiglia non ha i soldi verso i 15 anni andate subito a lavorare in mezzo ai campi ed è molto probabile che rimarrete nella votra regione nativa per tutta la vita (spostarsi ha un costo, 100km sono una distanza importante per le tasche dei locali); non esistono fogne o discariche, tutto si brucia lungo la strada; l’igiene è un opinione quindi l’acqua di solito viene bollita, anche se i locali sono predisposti a bere l’acqua dai ruscelli “al naturale” senza andare di corpo poi; prima parlavo di immondizia, dove ci sono cumuli di sporcizia ci sono le zanzare e di conseguenza il contagio da Malaria molto alto.

“Penso che siamo un Paese troppo grande, il governo centrale non può controllare un territorio così vasto”, sempre Imam mentre ci versa il tè.

Vero, ma c’è pure un bel pò di corruzione ai vertici della politica peggio che in Italia. Ma torniamo a noi.

Bali è la meta più gettonata insieme a Lombok, oltre a Jakarta sull’isola di Java che rappresenta il cuore economico del Paese; il Borneo anche ha il suo seguito anche se la parte Nord appartiene alla Malaysia e da come ho capito la maggioranza dei giramondo si appoggia li per svariati motivi che più avanti vi illustrerò.

Bali. Il nome è già di per se “esotico” ma il vero successo di quest’isola è il marketing. Si sono venduti bene.

Qualche mese fa ho parlato con Jenny, la mia amichetta che abita li da un bel pezzo; lo sviluppo dell’isola è stato possibile non solo per le bellezze concrete offerte (naturali ma anche architettoniche) ma anche dal fatto che LI non sono musulmani ma Hindu, marcando con forza questo punto (poi ne parliamo); il risultato è un successo mondiale indiscutibile, il divertimento e la baldoria assicurati da strutture ricettive di livello organizzate per l’accoglienza.

Quindi…….. a Sumatra?

Ci vanno in pochi e niente marketing. Forse è questo il punto che ci ha spinto a buttarci LI, curiosi di sapere cosa diavolo avremmo visto lungo il nostro cammino visto che sul web c’è davvero poco! Un luogo poco gettonato da sempre quello stimolo in più, di conseguenza niente di scontato e prima o poi qualcosa vi capiterà. Alla fine del viaggio mi sono reso conto che Sumatra non è per i “deboli di cuore”, lasciando dentro di me ricordi indimenticabili. Se siete alla ricerca di panorami mozzafiato o spiagge incantate questa non è la meta per voi; se invece volete godervi la “wildlife” e vivere un’avventura unica in un luogo fedele a se stesso siete nel posto giusto!

E poi, un luogo “scontato” ti porterà a vivere un’esperienza banale…..no?

Per concludere, odio la banalità!!

2-LO ZAINO

Per quanto possa sembrare buffo ho pensato prima allo zaino e poi ai luoghi che avrei potuto visitare a Sumatra; storicamente il mio Ferrino da 60litri è un partner sempre affidabile, dai tempi della Scozia nel lontano 2007. In un trekking o in un viaggio con parecchi spostamenti è bene sapere che il peso del vostro zaino sarà di fondamentale importanza e QUINDI la preparazione va fatta con una certa meticolosità, anche perchè se siete in procinto di andare in un Paese del Terzo Mondo e vi dimenticate qualcosa a casa…… bè, quel qualcosa potreste non trovarlo. Quindi l’indipensabile a scapito del superfluo.Motivo? Un kg in più o in meno fanno tutta la differenza di questo mondo! Durante un viaggio itinerante in un luogo tropicale, umido e con un sole che spacca le pietre dovrete dosare bene le energie, quindi più lo zaino sarà pesante e più soffrirete nei momenti in cui il vostro corpo andrà in riserva (specialmente durante il trekking).

Nel nostro caso non avremo bisogno di materiale invernale quindi è già una bella notizia per la nostra schiena; d’altro canto è bene precisare che durante la stagione delle piogge (noi siamo stati a gennaio, quindi ai titoli di coda) le temperature potrebbero subire sbalzi rilevanti, soprattutto in montagna (nel parco Kerinci abbiamo dei campi a 2000 metri); un pile e una giacca leggera vi faranno stare meglio, specialmente la sera e la mattina presto.

Quindi che ci mettiamo dentro?

Anzi….. cosa NON mettiamo dentro??

Il primo comandamento è “evita il cotone come la peste”. Vi concedo giusto le mutande, per il resto sono meglio le fibre sintetiche e qualsiasi cosa ad asciugatura rapida. Parliamoci chiaro, è un luogo umido e in mezzo alla giungla l’asciugatura sullo stendino del cotone è improponibile!! Se volete svegliarvi la mattina con indumenti asciutti datemi retta. Ovviamente anche i calzini sono di fondamentale importanza anche per il vostro piedino che, fidatevi, sarà perennemente messo alla prova; se iniziate ad avere vesciche o escoriazioni dovute al caldo e al sudore naturalmente prodotto le imprecazioni si sprecheranno! 3 paia di calzini da running o da trail che vi arrivi almeno all’altezza del polpaccio (io ho portato le Asics traspiranti, una scelta azzeccata) saranno sufficienti insieme a un paio di scarpe di riserva (io avevo un paio da tennis che usavo solo durante li spostamento e un altro per le escursioni).

La scarpa è un capitolo che merita attenzione se intendete spendere molto tempo in giro per sentieri, giungle, piantagioni di tè e quant’altro.

C’è un regola universale che dice “guarda i locali e fai come loro” (più avanti approfondiremo la cosa); la cura del piede è indispensabile quindi in un ambiente del genere avremo bisogno di una scarpa non per trekking da alta montagna (ti prenderebbe fuori il piede) ma piuttosto vi consiglio qualcosa di più leggero a caviglia bassa tipo quelle che indossano glli atleti di corsa in montagna. Nel mio caso mi sono affidato alle Salomon XG con cuscinetto nel tallone (se avete problemi di tendini e non volete che vi si infiammi questo modello è una manna); permette non solo un ottimo confort ma si asciugano abbastanza velocemente, magari se dovrete affrontare delle pozze d’acqua come gli stagni o fiumi. In parole povere, dopo 14 giorni nella giungla nessuna vescica, nessun dolore alla caviglia o ai tendini!

Per il resto portatevi il classico materiale da campeggio, tra cui ovviamente un sacco a pelo e la tenda; il primo deve essere adatto per i climi caldi quindi non vi portate quello con cui andavate durante le gite con i boyscouts MA, se proprio non lo trovate, compratelo da qualche parte a Kuala Lumpur come ha fatto il sottoscritto (con un range dai 25 ai 30 gradi); la seconda non deve occupare molto spazio e il peso deve essere di circa 1,5kg (2.5kg è già troppo ingombrante). Un’ottima alternativa è rappresentata dall’amaca, la mia preferita!

Gran finale, il peso del mio zaino era di circa 13kg massimo con la possibilità di avere un altro mini zaino di 10 litri ripiegabile per magari metterci la macchina fotografica, il binocolo, il coltellino svizzero e quant’altro durante le escursioni (appoggerete il vostro mega zaino al campo).

Questa “leggerezza” mi permetterà di affrontare parecchie disavventure………..

welcome to the jungle - Gunung Leuser / Sumatra
welcome to the jungle – Gunung Leuser / Sumatra

3-DO YOU SPEAK ENGLISH?

Siete appena atterrati a Kuala Lumpur? Bella eh? Città enorme, moderna, tanta bella gente, cibo ovunque, traffico ordinato, ovunque è pulito (forse in Chinatown c’è un pò di merda ma cavolo, 12 milioni di persone cosa pretendi?). La Malaysia è un Paese evoluto, un sacco di stranieri e tutti parlano un buon inglese.

Benone, nel momento che prenderai il volo per Sumatra cerca di dimenticarti di tutto ciò. Appena atterrerai a Sumatra (a Medan nel mio caso) ti si spalancheranno le porte del Terzo Mondo e, consiglio personale, cercate di adattarvi in fretta.

Un aeroporto è sempre un ambiente “internazionale”quindi OK, comunicherete sfoderando il vostro inglese. Perfetto. All’info desk ti diranno quale bus prendere per andare dal posto X al posto Y e tante altre chicche. Riguardo il cambio da euro a Rupia in quei giorni era scambiato a 14,7 ma sapete in aeroporto non conviene mai. Se non siete di fuga prendete il bus per Medan e cambiateli li.

Dal momento che uscirete fuori  verso il terminal degli autobus magicamente sarete proiettati indietro nel tempo, almeno di un centinaio di anni. Una volta saliti a bordo inizierà la vostra avventura, di solito verso tre destinazioni: Medan;Bukit Lawag (oasi degli Orango); lago Toba, un must per ogni nativo e turista a Sumatra.

Appena scenderete dal bus sarete circondati da un casino di persone, per un motivo molto semplice: probabilmente sarai l’unico occidentale sulla piazza, sei un viaggiatore e forse dovrai prendere un altro bus. Inizieranno a urlare in una lingua sconosciuta, vi verrà spontaneo rispondergli in inglese.

Ecco, non fatelo, fiato sprecato.

Solo i figli di papà possono permettersi un’istruzione adeguata. Hai i soldi? Ok, la vostra famiglia provvederà a iscrivervi alla scuola superiore/università e quindi imparerete l’inglese. il 99% del restante che non può permettersi di andare a scuola non avranno la possibilità di conoscere lingue straniere. In più il metodo scolastico indonesiano segue uno schema da Medio Evo, la qualità è davvero bassa. Penso sinceramente che i bimbi che ho incontrato in Rwanda nella savana abbiano un’istruzione nettamente migliore.

Detto ciò, quei personaggi che incontrerete lungo il vostro cammino non parleranno inglese, quindi prima della partenza imparatevi un po’ di indonesiano……….

Lingua impossibile simile all’aramaico antico? Forse, ma la pronuncia è come in italiano ossia si legge come è scritto.

INIZIATE DAI NUMERI

“Ciao” e “come stai” imparateli alla fine, per riuscire a prendere un mezzo di trasporto o comunque per una pappata al ristorante dovete prima chiedere il PREZZO e quindi TRATTARE. Non fatevi fregare, se voi salite sul bus senza sapere il prezzo vi faranno pagare cifre superiori a quelle reali e voi passerete come dei polletti, il tutto una volta scesi dal mezzo. Questo non vale solo in Indonesia ma in tutto il mondo. Faranno le facce offese alle vostre richieste? Problemi loro, i soldi sono i vostri e avete tutto il diritto di CHIEDERE.

Ricordate la lira italiana? Bene, imparatevi i numeri da 1000 a 100.000. Sono i tagli delle banconote disponibili (per gli spostamenti in bus almeno si parla di 10.000/50.000), fate un piccolo sforzo e sarà molto più difficile per loro fregarvi. Secondo passo: “Quanto costa”.

Ora si che siete dei veri indonesiani!!!

Le altre parole ve le insegneranno i locali mentre vi fermeranno per un selfie, una stretta di mano o un sorriso. Nessuno vi chiederà soldi ma solo un pò del vostro tempo, loro non possono viaggiare e vedere una faccia nuova diversa dalla loro gli riempie la giornata!!

 

4-ON THE ROAD

Avete in mano una mappa di Sumatra (lo spero, senza la vedo dura), vedete che l’isola è molto grande e per pianificare il vostro viaggio state guardando le STRADE tracciate con i vari colori. State cercando di capire quanto tempo ci vorrà ad arrivare LI. Duecento km noi qui in Italia li percorriamo in 2/2.30 h a seconda del mezzo sull’ottimo asfalto autostradale. A Sumatra moltiplicate quel dato per tre! Le strade sono davvero pessime e qualsiasi arteria passa attraverso città, paesi e villaggi quindi scordatevi l’autostrada, la statale o la tangenziale. Viaggiare qui significa adattarsi, soffrire, trattare, pazientare. Un bel pò!

Ah dimenticavo, anche divertimento!

Guidare a Sumatra è una sfida con la morte, e il 99% dei vostri autisti di bus/mini van/pezzi di lamiera rotanti lo sa bene. Guidare con cautela aumenta i rischi quindi bisogna dare gas, sempre e comunque!! Nessuna precedenza per il pedone, clacson sempre premuto e sorpassi fantascientifici in curva, un emozione per chi ama le grosse scariche di adrenalina! Non importa quanto sia grosso il vostro mezzo, il vostro mitico autista riuscirà a discricarsi alla grande con voi dietro e un rosario in mano. Le cinture non si usano, nessun dispositivo di sicurezza. Non vi resta che pregare mentre dalla cassa l’amatissima musica indonesiana (tipo il nostro”liscio”, mi sembra di aver capito che loro vanno pazzi per quella cagata li) vi accompagnerà fino a destinazione. Se volete una distrazione guardate il “bigliettaio”, colui che “recluta”i clienti lungo il percorso; durante la marcia lo vedete arrampicarsi e scendere di continuo dalla cappotta del tettuccio ove i vostri zaini sono ancorati e coperti, di solito con un telo; lui, di solito un giovane sui 20 anni in infradito e cappellino, è sprezzante del pericolo e durante i miei viaggi ho seriamente pensato che sarebbero perfetti per dei numeri dai circo in altezza…….. Come vedete l’intrattenimento a bordo non manca!!

Il costo di una corsa di 2 ore è sui 20.000, dipende anche dal mezzo ma indicativamente è questo; per un viaggio di 5 ore su una “scatola di latta” basteranno 50.000/60.000; se prendete un bus decente (ALS per esempio) 110.000 per un viaggetto di 26 orette……… Se vi chiedono di più vogliono fregarvi, quindi cercate oltre! Ah dimenticavo, se prendete quest’ultimo bus portatevi una coperta o un giacchetto che all’interno metteranno l’aria condizionata a manetta in stile Era Glaciale. Se volete evitare delle placche alla gola copritevi!!

Però, mettiamo il caso che voi proprio dentro quei bus non ci volete andare; magari avete fretta o avete bisogno di maggiore comodità. Bene, ci sono parecchie agenzie che mettono a disposizione mezzo e autista a prezzi che per noi europei fanno ridere (tutto è “cheap”, comunque rivolgetevi ai locali presso il vostro ostello, hotel o campeggio); il prezzo è 3/4 volte superiore al bus ma viaggerete comodi su delle Toyota Aversa (le più diffuse) senza problemi. Un esempio: Medan-Ketambe (Gunung Leuser) 12 ore, poi dipende dal manico del driver (dato di una tedesca che ha usato questa soluzione); io e Uliano per lo stesso tragitto siamo arrivati il giorno dopo, un viaggio non adatto ai deboli di cuore…….

Non vi azzardate a noleggiare un auto, vi garantisco che un incidente è garantito (oltre al casino generale loro guidano come gli inglesi). Poi come ve la cavate con il tizio che vi impreca in indonesiano????

5-LET’S EAT

Dicevo, Sumatra è davvero una terra ricca di risorse; ovunque, e dico OVUNQUE ci sono sterminate piantagioni di tè(primo esportatore mondiale), mais, riso, cannella etc; quindi si mangia e anche con pochi spiccioli. A differenza della cucina indiana o thailandese, a tavola gli indonesiani non spiccano per fantasia. Cioè, per 20 giorni ho mangiato quasi tutti i giorni le stesse cose. Funziona così, ci sono due piatti che vanno per la maggiore: il riso e i noodles (ma và?). La cosa che accomuna questi due cibi è la presenza del benedetto chili che i locali mettono SEMPRE; ho provato invano a chiedergli “NO chili” ma invano, alla fine avevo sempre la sensazione di un incendio in bocca! Di solito oltre al peperoncino il piatto viene accompagnato da cetrioli, uova (frittata o sodo), pomodori o carne di pollo. Con 15/20.000 rupie (cioè 1,50 euro circa) fate  pranzo….. non male eh? La colazione è praticamente uguale, se volete cambiarla un pò prendetevi degli Oreo in qualche negozio lungo la strada……Capitolo bevande: tè comunque, caffè, caffè/latte(in polvere) e acqua bollita. Esclusi i locali, l’acqua per noi mortali occidentali non è potabile (come dicevo prima, l’igiene non è pervenuta da queste parti) e berla senza bollirla/filtrala può portare diversi problemini intestinali; il tè è molto buono e a “km 0” e di solito ci mettono un quintale di zucchero; il caffè è di tipo “americano” e per un italiano stona; il caffè latte o il cappuccino non sono altro che bustine con un mix letale all’interno. Indipendentemente che questa cucina vi piaccia o no la diarrea sarà sempre dietro l’angolo, la qualità dei cibi è abbastanza scarsa e di sicuro vi mancheranno dei “nutrienti” fra tutti i fermenti lattici. Ma tranquilli, c’è una nota positiva: la frutta! Personalmente mi ingozzo di mele tutti i santi giorni in Italia e Sumatra offre una varietà di scelta impressionante: frutto della passione, papaya, mango etc ect fino all’ amatissimo Durian che merita qualche cenno; è enorme, esternamente ricorda vagamente l’ananas ma con in più degli “aculei”; una volta aperto noterete diversi grossi boccioli grandi come fichi di colore bianco, divorateli prestando attenzione al nocciolo dentro (ovviamente non ingogliatelo); il sapore è davvero dolce e non può essere comparato a nient’altro. Ma c’è un piccolo problema: puzza da morire!! Avete presente il baccalà? Forse questo è peggio ed è per questo che è assolutamente vietato portarlo in auto; vabè, le regole a Sumatra NON SI RISPETTANO e quindi non di rado noterete il micidiale odore del Durian sulla scia dell’auto davanti a voi……. Una volta mangiato, andate a lavarvi le mani con la varichina!

6-Welcome to the jungle part 1 (Gunung Leuser, ACEH)

welcome to the jungle - Gunung Leuser / Sumatra
welcome to the jungle – Gunung Leuser / Sumatra

Raccontare le sensazioni che una giungla ti porta è davvero molto difficile; in 20 giorni a Sumatra ne ho girate 3, ognuna diversa dall’altra con le proprie caratteristiche; l’altitudine e la morfologia del terreno rendono questo ambiente sempre diverso, con una costante serie di varianti; non esiste una preparazione specifica per affrontare 3,4,5,6 giorni in mezzo alla natura selvaggia ma è indubbio che il vostro atteggiamento dovrà essere SEMPRE positivo; se a casa vi lamentate per ogni minima stronzata la giungla lasciatela perdere, al limite guardatela lungo la strada principale che da Ketambe(in questo caso) va verso Nord. Inoltre nella giungla non ci si va da soli ma in gruppo, male che va sarete voi e la guida che avrete trovato in loco quindi sforzatevi di collaborare e non scassate l’anima se avete caldo o perchè un macaco vi ha pisciato in testa (aimè, poi vi racconto).

ADATTAMENTO signori.

Il Gunung Leuser National Park si trova a Nord ed è l’unico rifugio degli orango allo stato brado nell’Isola (altri si trovano solo nel Borneo) stimati intorno alle 120 unità; la riserva di Bukit Lawag è un “santuario” ove gli orango sono “foraggiati” dai responsabili del centro, chi vuole la garanzia di avvistare l’uomo della foresta viene di solito qui a un paio d’ore da Medan. Come allo zoo. Nel Leuser è tutto diverso, nulla è scontato. Tutto più bello.

All’inizio, dopo aver sputato letteralmente sangue per arrivarci, cercate una home stay/guest house a Ketambe PERO’ se volete vi do una dritta: continuate per altri 2 minuti fino all’ingresso del Parco (c’è un’area dove i locali vanno a cazzeggiare nel weekend, sulla sinistra); continuate per altri 400m circa e mentre sarete sulla salita troverete il PAK MUS Guesthouse in mezzo alla giungla (l’unico nella zona), il rumore fragoroso delle cicale vi darà il benvenuto. Per gli standard di Sumatra questo posto è pulito, il luogo è bellissimo, il titotale in gamba e sarà LUI che vi chiamerà(se volete) la guida adatta per le vostre escursioni. E’ un punto fondamentale, una guida non capace o magari troppo giovane non sarà all’altezza della situazione perchè VOI siete li per uno scopo: spot wildlife! Il “traker” deve avere passione, intuito, fiuto. Insomma un cane da caccia. Prendetene uno NON all’altezza e vedrete poco o nulla e, di conseguenza, la vostra frustrazione sarà palese.

Questa parte del Parco, ovvero la zona sud, è adatta per avvistare l’orango, thomas monkey, il gibbone bianco, il gibbone nero e il macaco (uno dei primati meno interessanti al mondo, è praticamente ovunque in Asia!); poi riguardo gli uccelli abbiamo l’Horbis cornuto e non, il Turgut nelle sue varie colorazioni, le aquile etc; una serie infinita di insetti, farfalle, rane, ragni, rettili…… ovunque vi troverete ci sarà sempre qualcosa da vedere sia di giorno che di notte. Vorrei rassicurarvi sul fatto che le tigri e gli elefanti sono più a nord (dalle parti del lago Mapunga), quindi andate tranquilli che qui non ci sono rischi ma, semplicemente, alcune rotture di scatole che vi illustrerò più avanti.

Volete avere la garanzia di vedere il mitico Orango? Bè, vorrei ricordarvi che non siamo allo zoo; capisco che il tempo è denaro ma gli animali non arrivano a comando. Sarete VOI a correre dietro loro.

Alcuni consigli. Il periodo luglio, agosto e settembre potenzialmente è il migliore per il fatto che la foresta è piena zeppa di frutta; facile pensare che le scimmie si ammasseranno in cima alle piante in massa e quindi potrebbe essere più semplice; siamo fuori dalla stagione delle piogge, ed è risaputo che i primati con le nuvole e la pioggia non spostano il sedere dalle loro postazioni. Fondamentalmente se il primate si muove è più facile da beccare, mi sembra logico.

Riguardo il Leuser, il pacchetto più gettonato è quello di 2 notti nella giungla, cambierete campo solo una volta: il primo è situato giusto a 2 ore e mezzo dal Pak Mus affianco al fiume, è la zona migliore per fermarsi e andare a caccia di primati poi; il secondo campo a 2 ore di distanza si trova nei pressi delle Hotsprings, pochi animali ma con la possibilità di godere delle acqua termali in pace. Il terzo giorno si torna a casa. Troverete alberi molto alti e vegetazione bassa a causa della poca luce che filtra a un’altitudine media intorno ai 500m s.l.m.

Io e Uliano siamo rimasti 6 giorni con un campo aggiuntivo a circa 800m di quota in direzione delle montagne; è bene sapere che più rimarrete in pista e più saranno le occasioni di avvistare gli animali, personalmente siamo riusciti a vedere 10-15 oranghi (dal “the King” alle mamme con i piccoli) e tutti gli altri primati, compresi i gibboni bianchi che grazie alla loro velocità e agilità tra gli alberi non sono facili da avvistare.

E’ bene ricordarvi che non si fa casino nella giungla, si parla il meno possibile quindi non fate le oche come durante i trekking da noi; le ore migliori sono dalle 9 del mattino (le scimmie non si muovono fino a quando non si alza la temperatura) alle 11.30 circa e dalle 15 alle 18. Nel Leuser sono questi gli orari; se volete strafare fatevi una bella notturna, vi ricordo che l’80% degli animali esce di notte da queste parti. Se siete amanti degli insetti, dei serpenti, dei ragni e degli anfibi è sicuramente quello che fa per voi; la giungla di notte è inquietante ma allo stesso tempo affascinante!

6.Welcome to the jungle part 2 (Kerinci National Park)

Lake Tujuh - Sumatra
Lake Tujuh – Sumatra

Non è solo un parco ma è anche un vulcano, la cima più alta di Sumatra e la seconda di tutta l’Indonesia. Con i suoi 3800m il Monte Kerinci svetta indisturbato sulle valli adiacenti ricoperte da sterminate piantagioni di tè. Gettonatissimo dagli indonesiani e dai malesi, è un posto per “palati fini”.

Mi spiego.

In primis perchè è una zona (West Sumatra) poco famosa all’estero, in secondo luogo i turisti che visitano il Leuser si sentono dire dai locali “Ah guarda, una guida ti costa 200$ al giorno come minimo!”; frasi del genere scoraggerebbero chiunque; ricordo chiaramente un francese incrociato nella giungla che incazzatissimo mi disse “Possano fottersi loro e tutto il Kerinci con quei prezzi”. Premetto che è tutto reale, sono news fondate MA…………..

La fortuna arriva solo se la cerchi, è la regola.

La Dea bendata, la botta di culo deve essere voluta fortemente. Io e Ulio abbiamo l’abbiamo ottenuta praticamente ogni santo giorno, ma in questo caso ha davvero dell’incredibile. Tramite un incontro puramente casuale(durata di 5minuti) durante un’acquazzone nel Leuser con una tedesca (nel bene e nel male……) siamo risaliti a una guida NON ufficiale di Maninjau, West Sumatra; secondo la tipa poteva fare al caso nostro per la nostra visita nel parco, un colpo di scena clamoroso se pensiamo che saremmo andati a 800km più a sud praticamente alla cieca e con la possibilità di ricevere un preventivo in loco indecente! 40 euro al giorno contro 200 euro (compreso di cibo, portatori etc).

Le attività che si fanno qui sono tante ma nel 99% dei casi le strade sono due: trekking di 3 giorni sul Monte Kerinci, gettonatissimo; trekking di 3 giorni meta il Lake Tujuh. Poi ci sono altre opzioni come il “Tiger Trek” che può essere prenotato in loco con una guida ufficiale e le autorizzazioni necessarie…… Io e Ulio niente guida ufficiale o carte varie, tutto “sotto banco” e voilà eccoci a caccia della tigre!

Da Padang ci vogliono 6-7 ore circa per arrivare qui (dipende dal pilota), vi consiglio caldamente un’auto privata con autista; con il bus firmerete la vostra condanna a morte visto che le strade sono davvero in pessime condizioni, non arriverete mai……… Ma alla fine vi troverete l’immenso Kerinci di fronte, 0 turisti e un’atmosfera davvero da posto di frontiera con tanto di mafia in loco (non è una battuta); cercatevi una Home Stay, vi consiglio quella accanto allo shop di materiale sportivo e gadget almeno parlano inglese! Troverete anche un luogo che raduna tutti gli scalatori in zona, da come ho capito permette a tutti di dormire gratis; è interessante notare che molti degli indonesiani presenti sono originari di Java e sono davvero parecchio diversi da quelli del Nord Sumatra: più alti e viso con mento a punta.

Lake Tuju, un must per gli indonesiani. 2 ore di cammino in pendenza (non è complicato) e vi troverete di fronte al mitico lago con tutto il panorama mozzafiato intorno; quasi certo che non sarete da soli, vedrete alcune tende in riva dove, molto probabilmente, vi fermerete anche voi. Tranne se non fate come me e Ulio che come al solito preferiscono i luoghi alternativi! Dalla piazzola “comune” continuate per altri 300m circa in mezzo alla boscaglia, il sentiero è appena visibile (ovvio, chi cavolo ci va li?) e dopo circa 15 minuti di imprecazioni (boscaglia fitta, umida, spine ovunque) arriverete al ruscello; percorretelo fino alla sbocca sul lago ma prima vi troverete davanti un ammasso di alberi; in stile “limbo” abbassatevi percorrendo questo tunnel naturale, arrampicatevi sul sentiero a destra e il gioco è fatto! Troverete una baracca, è di un pescatore che lavora li; oltre a pescare porta i visitatori in giro per il lago con la sua bella canoa di legno. Siamo stati fortunati che lo abbiamo beccato li in quei giorni, non è una presenza fissa!

Il lago è bellissimo, la vista superba, atmosfera da “Indiana Jones” e un bel pò di uccelli e LONTRE (queste le beccate se farete il giro sul lago). Intorno a voi una foresta immensa, infinita, con il gibboni a imporre l’acustica del luogo.

Alcune dritte.

Gli sbalzi termici a 2000 metri sono importanti e potrebbero capitare anche durante il giorno (e non solo la sera); portatevi la giacca e una felpa altrimenti vi prenderà un colpo, mentre quando esce il sole i raggi vi cuoceranno come il vostro forno fa con le patate arrosto. Crema solare sul viso anche in presenza di nuvole se siete in mezzo al lago, non fate come quel babbeo (io) che incurante non l’ha messa con il tempo nuvoloso (naso sbucciato come una mela cotogna).

Almeno passateci una notte da quelle parti.

Giusto per sapere, vi è venuta voglia di andarci? No? Ok, c’è un’alternativa ….. una delle tante nel parco.

Il Tiger Trek.

“Non dite a nessuno che andiamo li, qui Mafia”.

Le frasi di Imam suonavano come un cazziatone per Ulio mentre era intento a parlare con un gruppetto di giovani in procinto di arrampicarsi sul Kerinci; alla domanda “dove vai?” lui ha risposto “A caccia della tigre”, lo avrei fatto anch’io. Ma nel Kerinci e nel Sud Sumatra bisogna stare leggermente più attenti, il motivo rimarrà per sempre un mistero. Imam se la faceva sotto ogni qual volta io e Ulio scambiavamo qualche battuta con i locali, non voleva che si sapesse le nostre intenzioni. Personalmente ho pensato a 2 cose:

1- Imam non è una guida ufficiale e quindi non può sparare ai 4 venti la nostra destinazione (la Mafia locale non sarebbe felice)

2-Sta ingrossando la faccenda con tutta questa riservatezza, sceneggiata inutile.

Il punto 1 è molto probabile. Il giorno dopo sarà l’inizio di tre giorni di avventura piena con colpi di scena imbarazzanti.

Welcome to the jungle part3 – Tiger Trek

La tigre mette sempre ansia; per carità, bel gattino. In Thailandia li puoi accarezzare nei templi dei monaci, negli zoo di tutto il mondo li puoi vedere da dietro le sbarre; nessun pensiero e nessuna ansia in questi casi (nel primo li drogano fin da piccoli, tutto nella norma). Nel Kerinci è tutta un’altra musica.

“Tu non la vedi  ma molto probabilmente LEI vedrà te”

Sentenza abbastanza inquietante, quasi una condanna. Per quanto sia davvero raro avvistarle questi micioni sono davvero tanti da queste parti, anche se l’area di cui parliamo è sconfinata. La sensazione di impotenza avviene nel momento in cui si finisce di attraversare le infinite piantagioni dell’odiato chili, con l’odore inconfondibile del diserbante DuPont; si arriva fino a una casa di legno in cui il padrone di casa raccoglie patate; li davanti la giungla, vedi dove inizia ma non sai dove finisce e una volta che sei dentro non puoi più tornare indietro…….. salvo se ti ricorderai il tragitto. La fortuna vuole che stanno disboscando di brutto (era una battuta) e magicamente il nostro sentiero è cancellato, quindi siamo costretti ad arrampicarci sugli alberi abbattuti pregando di trovare la via. Premetto che non siamo sugli Appennini e quindi non c’è il CAI che segna il sentiero; da come ho potuto vedere dal folto della vegetazione da quelle parti non ci passava un’anima da parecchi mesi; alberi bassi e vegetazione alta, il contrario del Gunung Leuser. I sentieri sono visibili “vagamente”, pure la nostra guida in un paio d’occasioni era confuso.

E’ una foresta rumorosa.

I gibboni neri fanno un gran casino, da un albero all’altro volano letteralmente a una velocità impressionante. Dopo 6 ore di incertezze arriviamo al campo, un parolone definirlo tale: 3 stecche di legno in piedi. IN questo luogo misterioso si snoda una via di pochi metri, la savana è li a due passi. Erba alta, alcuni alberi, un silenzio surreale. Giusto noi ogni tanto alzavamo la voce per qualche leggera imprecazione a causa delle sanguisughe che si trovano OVUNQUE; oltre all’attacco dal basso l’esercito di parassiti attacca anche dagli alberi, una cosa da mandarti fuori di testa. Se ti entrano nelle orecchie, negli occhi o nelle parti intime sono dolori e dentro la giungla non puoi chiamare il 118 (ops, non c’è campo); è fondamentale non portarsele dentro la tenda; attirate dal calore queste bastarde si trovavano anche appese alla tenda, in attesa di venirci a rompere le balle grazie a una nostra disattenzione. 24h di assedio e non scherzo.

Universalmente i grandi predatori cacciano dal tramonto fino all’alba quindi voi vi apposterete nei pressi della savana alle primissime luci dell’alba fino alle 8.30-9 e poi dalle 17 fino alle 19 (poi non c’è più luce almeno a gennaio); dovrete avere un bel pò di pazienza, prendere il vostro binocolo e visionare l’area per bene in silenzio. Personalmente il posto mette una leggera inquietudine, vi sentirete perennemente osservato da non si sa cosa. Di solito per gli appostamenti ci sono delle baracche apposta in cui appartarsi, magari in cima a una collina. Qui nulla di tutto ciò, dietro le spalle hai la giungla e davanti la savana: se il Micio ti balza da dietro sei fottuto.

Dicono che il Micio del Kerinci ti fiuta a km di distanza e che, di conseguenza, decide di allontanarsi. Se nel loro istinto la paura dell’uomo è presente da millenni è anche vero che è sempre una belva di 250 kg, magari ha fame……. Parlando con i locali ho capito che è naturale che tutti se la fanno sotto; il tipo della famosa baracca con le patate mi ha detto”Voi siete pazzi“, raccontando poi che un felino si è anche avvicinato all’abitazione qualche anno fa; nella loro vita i locali hanno visto la tigre in media una sola volta.

Quindi voi potreste pensare:

1-Per vedere le tigri usano tutti le foto-trappole quindi io posso stare tranquillissimo, sicuro non succede nulla;

2-Vero che è quasi impossibile vederle ma comunque non mi sento sicuro.

La numero 2 segue la filosofia giusta, ora vi spiego il perchè.

Ulio decide di spostarsi verso la radura, tipo a un centinaio di metri dal campo; dopo un pò torna dicendo che ha trovato qualcosa di interessante:”ho visto un’orma per terra, è di sicuro un grosso felino; in più c’è una tana e diversi escrementi”. Il tutto con una calma olimpica, come se avesse visto un cane randagio per strada.

Il leopardo nebuloso non è molto grande e quindi………..

“Domani ci torniamo insieme”, si stava facendo buio.

Il giorno seguente ci presentiamo da quelle parti; in effetti l’erba schiacciata prende la forma di un cerchio, un animale che si è accucciato tipo gatto, un gatto MOLTO grande; l’orma c’era, ancora parzialmente nel fango; i peli erano un pò ovunque; gli escrementi non erano quelli di un erbivoro.

Fate voi le conclusioni.

A 50 metri dal campo il Micio si era accucciato, magari per attendere le antilopi e i cervi che di li passano giornalmente (li abbiamo anche filmati). Quando? E chi lo sà, ma vi assicuro che non è una bella sensazione…….. e poi non avevamo armi; in Africa avevo sempre un Ranger con un Ak47 in mano durante il trek con i Gorilla di Montagna, gli animali sono imprevedibili; nella foresta del Kerinci avevamo una guida che se la faceva davvero sotto, con me e Ulio che per difenderci avevamo al massimo la padella d’alluminio della cucina!

7-How survive

Mi permetto di darvi alcune dritte per tornare vivi e vegeti a casa dopo il vostro “reality” nella giungla.

“No sanguisughe no giungla!”, diceva Peter.

Saranno il vostro pericolo numero 1, quindi ecco cosa dovete fare! Inzuppatevi i calzini con lo shampoo, l’importante è che non sia “naturale”(prendete il più scadente e chimico che trovate): magicamente vedrete queste bastarde allontanarsi a gambe levate. Oppure procuratevi delle gette, ma non essendo in vendita ve le daranno su prenotazione presso le strutture in cui alloggerete (forse…. siamo pur sempre a Sumatra!). Fate lo shampoo anche alle scarpe!

Riguardo le zanzare e insetti vari, nella foresta del Kerinci vi staccheranno la faccia a morsi se non state attenti; l’unica possibilità è la crema di lavanda, spalmatevela sul viso e intorno al collo. Ovviamente pantaloni lunghi in poliestere e, consiglio personale, magliette a maniche lunghe traspiranti; gran finale un cappello o bandana, i pericoli arrivano anche dall’alto!

La malaria…… di sicuro vi chiederete “Come si fa?”. A evitarla magari.

Sul web leggerete un sacco di cose a riguardo, ma fondamentalmente sarete punti per forza prima o poi. Riguardo Sumatra, le zone a rischio malaria sono prevalentemente quelle lungo la costa del Sud e del West ove regna la merda, l’inquinamento e molte altre schifezze; insieme al caldo tropicale è un mix esplosivo. E’ logico che NON tutte le zanzare sono infette quindi mettetevi l’anima in pace e godetevi l’esperienza! Rimane il fatto che NESSUNO vi obbliga ad andare in ambienti tropicali, potete anche opzionare per un clima Polare.

La profilassi? IO non la faccio. Se dovete vaccinarvi fate quella per il tifo; non dimenticate il tetano nel caso di ferite causate da incidenti vari. Prima di mangiare lavatevi per bene le mani oppure è utilissima l’amuchina: se vi beccate un virus intestinale è un bel guaio quindi cercate di non far entrare batteri per via orale.

Nella vostra farmacia da viaggio non deve mancare un termometro, i cerotti classici e il Compeed per le vesciche; inoltre una tachipirina e un farmaco ad ampio spettro potrebbero sempre essere utili; un disinfettante antibatterico o una pomata antisettica vi aiuteranno nel caso di morsi di sanguisughe o altri parassiti bastardi, oltre che per ferite causate da sfregamenti vari.

Questi piccoli accorgimenti potrebbero rivelarsi molto utili, il motivo è semplice: non c’è il pronto soccorso nella Giungla con il dottore in sala. Ammalarsi con la consapevolezza di poter chiamare il medico, l’ambulanza o i parenti/amici cari danno una grossa mano perchè vi sentite al sicuro; se sei in tenda, ti senti male durante la notte e ti fai prendere dal panico NELLA GIUNGLA è la peggior cosa che vi possa capitare, anche se avete un compagno di viaggio; nessuno può conoscere le reazioni del vostro corpo meglio di voi QUINDI prima di intraprendere viaggi del genere dovete ASSOLUTAMENTE conoscere VOI stessi (capire i segnali del corpo e di conseguenza reagire con la “psiche” per cercare la soluzione migliore). Non è una lezione di psicologia, ma è la realtà!

8-CI VUOLE CALMA (e sangue freddo)

Storie di vita vissuta

Sento dire spesso che una serie di viaggi può aumentare e migliorare il nostro personalissimo bagaglio culturale; la nostra mente si apre a cose nuove e di conseguenza aumenta anche la nostra creatività grazie agli incontri lungo il nostro cammino; questi personaggi ci insegneranno cose nuove e senza accorgercene diventeremo sempre di più un pò più in gamba, impareremo dai nostri errori e quindi diventeremo più “svegli”.

Bene, sto per raccontarvi una storiella aimè reale in cui io e Uliano abbiamo dato fondo a tutte le nostre energie psico/fisiche, di fronte a un problemino non da poco…….

Fondamentalmente la GUIDA è colui che deve GUIDARTI, quindi voi di conseguenza vi fidate di LUI pensando “Bè cavolo chissà quante volte c’è stato”. Di solito funziona così MA non nel nostro caso.

Imam è ed è stato un grandissimo paraculo, un double face professionista; nel bene e nel male questa figura ha condizionato la parte finale del viaggio; io e Ulio ci eravamo già accorti del personaggio ma dovevamo fare buon viso a cattivo gioco. Il prezzo era ottimo ma ci eravamo accorti che si comportava in modo strano.

Durante l’escursione al Lake Tujuh ci eravamo resi conto di non avere cibo a sufficienza.

“Imam la prossima volta quando fai spesa prendi un pò di frutta e verdura”.

Qualche giorno dopo, la mattina della partenza, ci accorgiamo che DI NUOVO la nostra guida non aveva speso molto per il cibo: niente frutta e verdura ad esempio. Inoltre la sera prima ci aveva promesso una guida esperta per quel tipo di trekking (tiger trek ndr) perchè, come ci diceva lui, “ci vuole uno locale esperto, da solo non potrei”. Alle ore 19 si presenta la “guida”, un ragazzino di 20 anni. Esperienza dicevamo……?????. In quell’attimo sbrocco dicendo che pretendevo una guida seria e per tutta risposta ricevo un “io ho esperienza e so quello che faccio”. Era palese che il Tizio non era altro che un portatore del Kerinci preso da Imam a caso in quel famoso ostello, voleva fotterci ed era evidente; da troppi giorni ci stava raccontando un sacco di balle.

Conti alla mano i soldi per il cibo sono stati messi in saccoccia da Imam (un 40% del budget), la pseudo guida era in realtà un portatore che non era MAI stato nella giungla. Ma ormai dovevamo partire.

BENE.

Il “bimbo” si fermava spesso per colpa delle sanguisughe, era terrorizzato dalla cosa e la cosa mi faceva davvero ridere; inoltre Imam ricordava a malapena il sentiero, era da una vita che non tornava nella giungla………

Il colpo da maestro arriva 6 ore dopo; il bimbo decide di accendere un fuoco.

NELLA GIUNGLA????

Anche un neonato sa che il fuoco fa scappare gli animali.

La copertura era saltata, prendiamo Imam da una parte e gli sputiamo in faccia tutta la nostra incazzatura; dal canto suo diventa in un baleno piccino piccino. Personalmente gli ho detto in faccia quello che pensavo.

Poi arriva il colpo del KO, nemmeno in un film hollywoodiano.

Uliano era al lato della savana, io nel lato opposto: entrambi in silenzio, concentrati per avvistare gli animali. Ad un certo punto vedo il nostro “portatore” con il cellulare in mano, in mezzo alla savana con l’auricolare: stava facendo un video, magari per dire agli amici poi che era nel regno della tigre. Ecco poi una serie di selfie. Potevo sentire la sua voce. Non potevo crederci, era davvero più imbecille di quanto pensassi. Ulio si accorge della presenza, torna indietro e mentre lo prende per un orecchio va dritto da Imam.

Ennesima buffonata. Io volevo prenderlo a calci ma il buon senso mi diceva di stare calmo, non era il caso di uccidere qualcuno in quel momento; il sangue avrebbe attirato le tigri.

Eravamo circondati da due incompetenti: senza cibo sufficiente e con l’incazzatura; due pugnetti di riso e un pò di tè.

In mezzo alla giungla in quella situazione; ogni parola che Imam diceva la conseguente risposta  era un mio personalissimo “vaffanculo”, in italiano. Sapeva di aver pisciato fuori dal vaso, nemmeno Allah poteva aiutarlo mentre cercava di giustificarsi; io e ULIO dovevamo prendere la situazione in pugno e la cosa ci  è venuta abbastanza naturale: di fronte abbiamo degli imbecilli, NOI siamo decisamente più preparati.

A occhio non abbiamo mangiato più di 150-200g di cibo a testa al giorno; contando le razioni abbiamo calcolato che potevamo farcela fino alla colazione del terzo giorno (50g di riso e il tè) con di fronte 6 ore di camminata senza qualcosa di solido da mettere sotto i denti. Durante l’esperienza in quei 3 giorni ho cercato in tutti i modi di NON sprecare energie inutili, automaticamente meno fame e quindi più riserve.

ULTIMO GIORNO, il nostro personalissimo capolavoro. Sarebbe stato il nostro ultimo sforzo, poi saremmo ritornati a Maninjau per far riposare le nostre ossa. Sinceramente quel giorno c’era solo una cosa da fare: riprendere il sentiero e tornare a casa! Niente di più. La magia svanisce dopo 20 minuti dalla partenza; finiamo a ridosso di un altro lato della savana e gli occhi di Imam erano proprio di quelli intrisi di terrore; un uomo smarrito davanti a noi insieme a quel babbeo del baby portatore, anch’egli confuso. Fanno cenno di tornare indietro.

“Siamo nel pieno regno della tigre!”

Si guardava intorno di continuo fino a quando non torniamo esattamente al punto di partenza, al campo: 40 minuti e altrettante energie buttate al vento. Ci rimettiamo in cammino, i loro sguardi persi insieme a tutte le loro insicurezze. Ogni tanto gli ricordavamo di guardare per terra le orme, ma ormai i loro cervelli erano in standbye: niente cibo, niente zuccheri, niente forza mentale. NOI eravamo a spasso da 20 giorni ed eravamo li in una condizione migliore della loro.

Non sapevano dove diavolo andare. Infine il colpo di scena.

“Voi vi ricordate dove siamo passati 3 giorni fa?”

Certo, io e Ulio abitiamo nei paraggi da un sacco di anni. In maniera un pò imbarazzata ammetto che durante l’andata ho pensato spesso a Pollicino che seminava il suo passaggio per non smarrire la strada, vedendo quei due incompetenti il mio subconscio mi metteva già in guardia. Prevedevo rogne a breve.

Devo dire che con calma olimpica abbiamo indirizzato le nostre guide fino al punto esatto in cui c’era un piccolo spiazzo con un paio di carte per terra segno tangibile del nostro passaggio; era inutile prenderli a martellate in testa perchè dovevamo uscire dalla foresta e pure in fretta; NOI avevamo alcuni “way point” nella mente, prevalentemente alberi o piccoli ruscelli. Di sicuro non stazioni di benzine o palazzi……..

Usciremo dalla giungla 5 ore dopo circa senza mangiare. Imam era stremato fisicamente, il baby portatore felicissimo che finalmente il suo telefonino agganciava un buon segnale mentre io e Ulio ci siamo stretti la mano.

Missione compiuta.

Un’ora e mezza in discesa in mezzo ai famosi campi di chili per tornare al punto di partenza; una piccola “osteria” per mangiare……. FINALMENTE del cibo!!

Per la prima volta dopo giorni uno specchio e un bagno; ero conciato davvero di merda, in viso sembravo uno strawberry ed ero davvero una pattumiera con tutto quel fango addosso; non avevo più un indumento asciutto, tutto bagnato.

 9: THE END/RAFFLESIA

Danau Maninjau, West Sumatra INDONESIA – 31/01/17

Lake Maninjau-West Sumatra
Lake Maninjau-West Sumatra

Per la prima volta dopo giorni avevo staccato definitivamente la spina; davanti a me il bellissimo lago Maninjau e le varie montagne intorno, in un’atmosfera rilassante colorata dal blu intenso delle acque circostanti; i miei piedi martoriati appoggiati sulla staccionata di legno della piattaforma apparivano come una Caporetto grazie ai dolci morsi delle sanguisughe nei giorni precedenti; per puro caso ho rivisto il mio viso dopo giorni grazie allo specchio del bagno nella nostra Home Stay, ero davvero in condizioni oscene con decine di punture tra viso, fronte e collo.

Uno spettacolo davvero indecente, per mia fortuna quel giorno non avevo in programma nessun incontro galante.

Mentre sdraiato mi godevo l’aria gradevole del lago mi venivano in mente tutte le cose che mi erano capitate durante il tragitto, il viaggio più intenso della mia vita sia dal punto di vista fisico che psicologico. Ero dimagrito almeno di 5kg, nella mia testa la parola CIBO era una costante dopo la “cura dimagrante” nella giungla del Kerinci. Da li a poco Emi, la titolare della baracca, ci preparerà un fantastico piatto di noodles curato nei minimi dettagli. Non nascondo che la voglia di una bistecca era grande MA in quel momento avrei divorato anche le sponde del tavolino…..

Ore 16.

Avevo da poco ripulito il piatto nel momento in cui Imam, la nostra guida, sgancia la bomba:

“I think it’s blooming, you should go there!”

Traduco.

Da giorni si parlava della Rafflesia, il fiore più grande del Mondo. Sboccia ogni morte di papa ed è molto, molto raro; la sua fama è anche rafforzata dal fatto che può sbocciare nei posti più impestati come greppi, foreste e quindi NON sul ciglio di una strada. Per finire la traduzione….. ci vuole una grande botta di culo!

Il figlio della nostra guida, Awfil, aveva effettuato un sopralluogo sette giorni prima in un greppo a mezz’ora da Maninjau e il fiore non era sbocciato come provato da foto. Era il mio ultimo giorno in Indonesia, il giorno successivo sarei partito alla volta della Malesia.

“Let me think 5 minutes about”

Da una parte la voglia di partire e provare a vedere se il fiore fosse sbocciato, dall’altra una grande stanchezza e per di più il rischio di fare un giro a vuoto era molto, molto alto; per di più stava per piovere e inzupparmi di nuovo dopo i giorni nel Kerinci non era tra le mie priorità!!!

“Io intanto ordino un altro piatto!”

Uliano aveva una gran fame, anche lui.

“Tu vacci, direi che puoi correre il rischio. Guarda bene così nei prossimi giorni mi regolo di conseguenza”

Il mio travel buddy sarebbe rimasto altri 2 mesi in Indonesia, non aveva la mia fretta e quindi non mi avrebbe seguito MA gli sarei stato utile per alcune indicazioni. Ripeto, beccare la Rafflesia è una questione di culo e ti capita una volta nella vita!

“Ok dai, inizio a smuovere le chiappe”

Faccio segno a Imam di mandare Awfil a prendere lo scooter per superare i 30 TORNANTI che dalle sponde del lago portano al Luogo Segreto (“arrivati in cima alla collina non dite dove state andando, cercate di raggirare i locali); chiedo alle mie gambe un ultimo sforzo, al mio cervello invece di non illudermi troppo!

Arrivati sul TOP della collina mi accorgo che il punto di partenza non è altro che un’area pic nic nuova di zecca con un bel pò di gente intenta a sorseggiare del tè.; sceso dallo scooter le nuvole iniziarono a ricoprire il crinale con tutto il loro carico d’acqua; la nebbia circondava tutto il parco, nessuno ci nota e quindi imbocchiamo un piccolo sentiero. Nel diluvio universale il fango viscido non faceva altro che complicarci la vita visto che il trail era davvero tutto in pendenza e senza tratti pianeggianti; Awfil scivola almeno un paio di volte, io mi reggo a stento in piedi anche perchè le gambe non rispondono più. Mano a mano che scendiamo verso il “luogo Segreto” mi chiedo chi diavolo me lo ha fatto fare di “infognarmi” in quel modo senza la certezza del risultato; eravamo bagnati zuppi, pieni di fango, due merde.

Dopo 40 minuti di slalom gigante in mezzo al greppo le parole di Afwil risuonano come un miraggio:

“It’s blooming!!”

me&Rafflesia
me&Rafflesia

La più grossa botta di culo della mia vita era li davanti in tutto il suo splendore con i suoi 90cm di diametro!

Benchè io non sia un botanico, la soddisfazione di essermi spremuto come un limone per essere Li era enorme. Avevo grattato il Gratta e Vinci e avevo sbancato! La Rafflesia, che ho ribattezzato Sara Jane (è una femmina), aveva deciso di sbocciare nel mio ultimo giorno in Indonesia.

“Tomorrow is too late”, cantavano i Goo Goo Dolls.

Il mitico fiore ha rappresentato il “dessert” di un viaggio unico, fantastico, indimenticabile e pieno di colpi di scena degni di un movie!

“La giungla non è fatta per l’Uomo”

Ha sentenziato Uliano mentre venivo divorato vivo dai moscerini nei pressi del covo della Tigre che lui stesso aveva trovato, a non più di 50m dalla nostra tenda.

Durante questo mese scarso abbiamo visto e vissuto più di quanto ci aspettassimo, a ogni fine giornata prima di andare in tenda la frase “oggi abbiamo avuto una grandissima botta di culo” era la più ricorrente.

Una fortuna cercata, rincorsa, voluta.

Nel viaggio in Sudamerica dello scorso anno Claudia mi diceva che se vuoi che una cosa accada davvero devi crederci al 100%, concentrare la tua energia sull’obbiettivo e VOLERE fortemente quella cosa. Penso che il successo di questo viaggio sia il risultato di una visione positiva da parte mia e di Uliano; non ci siamo mai risparmiati, abbiamo pianificato giorno per giorno i nostri itinerari e abbiamo superato ogni tipo di problema; siamo riusciti a vedere tanti tipi di animali diversi (e rari, è sempre bello incontrare un turista che ti dice”Ah ma io non ho visto un cavolo per 3 giorni!) e siamo stati testimoni di avvenimenti memorabili.

Se avessimo pianificato tutto dall’Italia niente di tutto questo sarebbe capitato.

Mentre a Kuala Lumpur mi godevo lo spettacolo d’acqua davanti alle Petronas Tower ho pensato a lungo allo sforzo che io e Uliano abbiamo fatto tra trekking (ben 3), spostamenti infiniti in bus, lotte continue con sanguisughe/insetti vari e notti in tenda con sbalzi di 15 gradi. Francamente tutto ciò avrebbe mandato fuori di testa parecchi viaggiatori provetti con conseguenti telefonate all’Ambasciata, agli amici, alla mamma per un pronto rimpatrio.

“Jungle Man, it’s time to go”

La voce di Suzanne interrompe i miei ricordi mentre soddisfatta mi porta un mega Hamburger, il primo dopo mesi; poi un bel giro da “Marini’s” al 56° piano con una bellissima vista in notturna sulla città con le Towers e la KL Tower.

“Bella la vita!”

Mi sono davvero commosso su quel bellissimo skyline, una valanga di pensieri e tanta bella gente intorno.

Tornato in Riviera, a casa, William&Maverick (i miei cani) mi hanno ricordato che il padrone è sempre il padrone indipendentemente da quanto tempo manca da casa.

Loro non dimenticano.

Dopo avermi sbavato addosso per 5 minuti buoni abbiamo ripreso la nostra routine quotidiana con una sgambata in spiaggia, tutto come ai vecchi tempi mentre ammiravo Numana sullo sfondo.

Il viaggio è finito, nei prossimi giorni le foto e qualche racconto su questo “epico” viaggio.

Ringrazio pubblicamente Uliano per l’amicizia, gli insegnamenti e per la meravigliosa esperienza!

Alla prox!!

Emanuele

Lake Tujuh - Me&uliano

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