4°Parte:TBILISI-YEREVAN

Quando pensiamo di guidare, il più delle volte siamo guidati – Thomas D. Bailey

 

5/09: Tbilisi-Yerevan 288Km

 

La navigazione Gps è considerata da quasi tutti abbastanza divertente e stimolante. il tuo fido navigatore ti guida verso la rotta desiderata, evitandoti non solo delle grandi rogne ma soprattutto dei gran mal di testa.

Almeno è quello che ti vogliono far credere!!

Non metto in dubbio che ci semplifica la vita, ma non è la verità assoluta. Non potrà mai prendere il posto del tuo cervello in materia di “direzione giusta”. Lui semplicemente fa “2+2” e ti porta li. E non importa se ti dovrai rompere l’osso del collo. Lui ti ha indicato la strada poi il resto sono cavoli tuoi.

ECCO perchè è fondamentale la vecchia CARTINA. E’ con quella che tu navigherai con logica, capendo in tempo dove realmente ti stai cacciando. Poi certo, ci vuole anche un po’ del famoso “naso”, ossia la capacità di orientamento. Guardarsi intorno e prendere dei punti di riferimento ad esempio. Quindi al navigatore è sempre meglio accoppiare una bella Mappa sotto mano e, se vogliamo essere super precisi, fermarci ogni 100-150 km per segnare la nostra posizione.

Quel giorno mi ero reso di essere  andato fuori rotta di una ventina di Km. A botta sicura avevo impostato “Yerevan” sul Garmin, sicuro che mi avrebbe condotto alla dogana più vicina di Bagratashen.  Più comoda e con la possibilità di stipulare in loco un’assicurazione provvisoria per la mia auto.

“Vabè, evitiamo di tornare indietro…. tanto c’è pure la frontiera di Guguti!”

Era una località che non avevo mai preso in considerazione in 2 anni di pianificazione di questo mitico viaggio. La vidi per la prima volta proprio quel giorno….

Non era estremamente distante. La strada era in discrete condizioni e per 1 ora buona guidai spensierato facendo attenzione alle innumerevoli vacche. Nemmeno il segno di un cristiano di passaggio.

Ad un certo punto arrivai a un bivio. A destra l’asfalto migliore mentre a sinistra un casino della Madonna. Diedi un’occhiata alla mappa.

Prego Viaggiatore, tutto a sinistra!!

Mano a mano l’asfalto lasciò il posto allo sterrato per poi ritornare in scena con crateri enormi che avrebbero creato problemi anche a un trattore!!! Intorno a me una foresta infinita, l’aria fine e umida del mattino e il cinguettio degli uccelli. Velocità di crociera:20Km/H!!!!

Il mio sedere rimbalzava continuamente dal sedile per via delle buche. Stavo per affrontare una “guerra” lunga 45Km. Mentalmente rimasi concentrato per tutto il tragitto per non finire sotto il burrone o impantanato da qualche parte. La mia Toyota era tutta sporca di merda e fango ma poco me ne importava. Dopo 2 ore di torture iniziai a pensare che forse non ne sarei mai uscito, almeno nell’immediato. Ad un certo punto sentii il belare di alcune pecore e quindi il segnale che ero quasi uscito dalla boscaglia. La valle si aprii in due e in quel momento pensai “E’ fatta”

Macchè.

Subito dopo la valle un altro bel monte da affrontare. Altre buche. Altre curve. Dopo aver superato una mulattiera vidi un’ auto di fronte a me con la targa del Kazakhistan. Avanzava allo stesso modo di quando un bimbo viene preso a calci nel sedere dal padre. Un bellissimo Mercedes con il paraurti completamente a terra. In quel momento mi sentii immortale…. io e la mia Toyota: nessun problema!

Il tipo incrociò il mio sguardo. Il suo era un misto di tristezza e disperazione.

Ho qualche dubbio che sia riuscito ad uscire fuori da quell’inferno.

Finita la scalata del monte ecco un’altra valle. Secondo la mappa la frontiera doveva essere vicina. Infine ecco il cartello che accenna alla frontiera.

Welcome to Guguti!

MI fermai un attimo con il sedere tutto ammaccato. Pecore, capre, cavalli e pastori.

E una pace inquietate.

Sono in quel momento mi resi conto di essere isolato. E pure parecchio.

500m più tardi vidi una sbarra manuale. Intorno due doganieri che sonnecchiavano e un cagnolino che molto probabilmente fungeva da allarme per gli stranieri provenienti dall’Italia…… Svegliatosi da un sonno lungo chissà quanto lungo inizia il controllo del passaporto.

“Stessa storia, stesso posto e stesso bar” cantava Max Pezzali. Stessa dogana io direi!!!

Doganiere:-“Questo passaporto è orrendo”

Io:-“Un tuo collega a Sarpi me lo ha ridotto così”

Doganiere: “Questa foto è orrenda”

Io: “Dipende dai punti di vista”

1 ora e 45 minuti di controllo e non scherzo. Visto che al massimo da quelle parti passavano si e no 5 mezzi al giorno l’occasione di rompere le palle a un italiano era ghottissima.

Fai pure amico, tanto io non ho fretta.

Schifato alla fine mi fece passare. Dopo 8km di pietoso asfalto finalmente una mulattiera……. discesa, pecore, vacche e POLIZIA.

WELCOME TO ARMENIA comunque!!

Lampeggiante acceso con annessa vocina minacciosa dall’autoparlante. Avevo superato il limite di 10km/h IN DISCESA e i 2 bastardi godevano all’idea di farmi pagare la multa. Ad Arapan, 80km da Yerevan, anche peggio. Mi fermarono per colpa della mia targa ad una andatura da lumaca. Di sicuro non avevo fatto infrazioni.

“L’assicurazione?” mi chiese il panzone.

In effetti ancora dovevo trovato un ufficio, a Guguti al massimo c’era la rimessa delle vacche.

Mi fece sedere dentro l’auto della polizia e, chissà perchè, capii che volevano farmi qualche “porchetta”. Ossia fregarmi del denaro in parole povere.

“Normalito, normalito” ripeteva il panzone.

“Un corno” pensai.

Guarda caso l’ufficio di una compagnia assicurativa era giusto a 100 metri dal posto di blocco. Coincidenze?? Non penso proprio!

Pagai 60.000 drame e 50 lari georgiani (“tanto è lo stesso” disse il tipo in un pessimo inglese) nell’abitacolo, poi mi portarono nell’ufficio per completare la farsa. La bionda era un’altra, ennesima persona annoiata di stare li. Fortuna c’è Lupo che da del lavoro a qualcuno!!!

Dopo 1 ora sganciai le ultime 5000 drame e voilà, ecco la mia assicurazione!

Chiaro come la luce del sole: estorsione in piena regola! “Guadagno IO, guadagni TU”……

Arrivai a Yerevan alle 15.30 locali. Incontrai il mio amico Gugo 2 ore più tardi nel suo mitico shop di occhiali per poi andare a cena dai suoi. Era da tanto che non mangiavo in maniera abbondante. Mi divorai la metà delle pietanze che quella santa donna della Madre mi portò con la stessa avidità di Terence Hill in “Lo chiamavano Trinità”durante la mitica scena dei fagioli dentro la locanda.

“Domani andiamo a casa di mio nonno giù verso Kapan” disse Gugo, mentre al suo cospetto si unirono altri due amichetti di merende. Finita la bella conversazione me ne tornai in ostello, giusto in tempo per rimanere chiuso dentro nel bagno causa serratura difettosa!!

Ma questa è un’altra storia!

 

Next: Yerevan-Tatev-Kapan Round Trip

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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