11°/12° Day: Arvayheer – Kharkorin – Hoyr Zagal

Anno del Signore 1206. Un certo Temujin, soprannominato Gengis Khan ( letteralmente ” Sovrano Universale ” ), sconfigge i Karaiti e i loro compari diventando il padrone assoluto nell’area del Gobi. Da li in avanti il ” Gengis ” e i suoi scagnozzi a cavallo inizieranno la conquista del Mondo che li porterà fino in Polonia. Mai nessun impero era mai stato così vasto. Insomma un fuoriclasse assoluto dell’epoca. La grande organizzazione militare unita ad una solidità interna dell’impero fece dei mongoli il popolo più temuto dell’epoca.

Tutt’ oggi il mitico Gengis rimane il mongolo più famoso del mondo. Il 40% dei mongoli attuali discende direttamente da lui quindi è facilmente intuibile che la popolazione locale abbia conservato gran parte dei tratti somatici di quel tempo. Potenzialmente c’è un Gengis in ognuno di loro. Oltre alle numerose statue che si possono trovare in suo ricordo in giro, gli è stata anche dedicata una Vodka 100% made in Mongolia per palati fini. La versione “Basic” e quella ” Gold ” hanno accompagnato i nostri prodi viaggiatori in tutte le loro serate.

Gengis era sempre con noi. Per strada e non.

Ovviamente ogni grande impero ha una sua grande capitale che in quel caso era KHARKORIN. La raggiungiamo dopo 4 ore di viaggio a fatica visto come si era presentata la giornata fin dalle prime ore del mattino.

Cioè malissimo.

Visto la polvere sul mio letto, avevo deciso di aprire il mio sacco a pelo-salvagente per evitare il contatto con quegli acari secolari. Nonostante quel colpo di genio non sono riuscito a chiudere occhio anche per colpa del mal di stomaco e di un’auto giocattolo della polizia che suonava all’impazzata per strada.

Comunque sia attualmente Kharkorin è una cittadina di circa 15.000 anime in cui l’antica città imperiale si mischia alle moderne ( si fa per dire ) costruzioni.  Ovviamente la prima che ho citato è la principale attrattiva del posto oltre ad un mega monumento eretto sulla collina che domina la zona. Su di esso sono raffigurate tramite mappe giganti le 3 fasi dell’impero mongolo durante la sua leggendaria espansione. Si respira davvero aria di altri tempi in quel luogo, sensazione che viene spazzata via in un baleno dopo aver girato l’angolo a causa dei mercanti che stabilmente “soggiornano” li nei pressi. A quel punto mi sentivo come al mercato del lunedì di Castelfidardo. Tutti vogliosi di venderti le loro antiche reliquie. Degna di nota è stata la conversazione tra Marco, il nostro interprete e un baby mercante avente come oggetto una mitica spada. Per qualsiasi persona ignorante del settore poteva anche essere datata 1200 Ac.

” Bella “sà” spada, di che anno è? ”

Il tizio la spaccia per il 1800…. invece Baska gli fa ” Di sicuro è del 1900, guerra russo-giapponese “. Comunque quei 100 anni di differenza non fanno calare il prezzo e quindi sono sempre 120$! Anche Maurizio era voglioso di prenderla, ma visto le dimensioni non era proprio il caso.

Il giorno dopo.

Avevamo dormito alla grande presso un campo ger gestito da francesi che si trovava ad un passo dal tempio, meta principale della giornata.

Appena arrivati non c’era molto traffico. Comunque sia i commercianti erano già in pole position e i falconieri con loro. E già, proprio loro. Con le loro mega aquile incatenate alle caviglie. Ovviamente sono un pò ” allergico “a quelle cose   ( che cazzo vuoi che ci sia di bello nel vedere un uccello sul braccio di qualcuno e per di più legato). Rapidamente entro nel tempio e comincio a scattare le prime foto. Bella struttura niente da dire ma il pezzo ” pregiato ” era costituito dalla “sede” centrale, in cui all’interno un anziano monaco affiancato da un traduttore anglo-mongolo stava raccontanto ad un giornalista freelancer vita morte e miracoli della vita in monastero ( ? )…… Come ad Ongi, al suo interno si trovavano tantissimi dipinti e statuette del Buddha e del Dalai Lama circondati da colori sgargianti come il rosso e il giallo. Visto lo sfarzo del posto dubito che il vecchio Genghis se la passasse male qui.

Comunque sia a mezzogiorno ci ritroviamo tutti di fuori pronti per partire alla volta del nostro prossimo campo ger a Hoyr Zagal. In quel momento ho pensato che ormai il meglio dell’intera esperienza mongola era già passato. E invece………….

Campo Ger. Il viaggio era stato tranquillo e senza imprevisti, a parte la foratura di Maurizio. C’erano un sacco di nuvole minacciose ma in fin dei conti non stava piovendo e si stava abbastanza bene. Marco, Maurizio e Mario si stavano divertendo a guidare delle Yamaha di un Tour Leader mongolo che alloggiava nello stesso campo. Dalle loro facce si intravedeva tutto il loro odio verso le Kawasaki visto la schiacciante differenza di prestazioni.

Mentre me ne stavo seduto a guardarli vedo Luciano che esce dalla tenda mascherato da maratoneta. Aveva una maglietta blu con in più un gilè giallo a mezze maniche. A quel punto non mi potevo tirare indietro e dopo 2 minuti anche io ero pronto per la maratona, con la differenza che ero vestito di nero dalla testa ai piedi. Bello correre in Mongolia. Lo sterrato di fronte a me attraversava un piccolo villaggio. Con la coda dell’occhio vedo un cane sonnecchiante che era di guarda ad una tenda. Decido di prendere il sentiero di fronte a me evitando le abitazioni e i possibilmente anche i cani. Luciano, amante del rischio, aveva optato per il villaggio. Non si trovava a più di 200 metri da me. La sua sagoma blu andava scomparendo mano a mano. O forse no.

Ad un certo punto sento delle urla dall’ accento italiano. Era Luciano.

Prima due, poi tre. Infine quattro cani tipici locali lo avevano circondato con fare minaccioso. Da parte mia non potevo fare altro che osservare la scena. Lo scenario era chiaro. Luciano avevo varcato un confine invisibile che solitamente è vietato agli estranei. Lo vedevo scappare letteralmente a velocità sostenuta, ma i cani erano sempre li all’altezza delle sue caviglie.  Per fortuna che alla fine una bimba vestita di rosso esce dalla sua tenda bloccando i cani con dei comandi vocali incomprensibili salvandogli la vita.

Appena raggiunto mi fà ” Me la sono vista brutta “.

E ci credo!

In Mongolia i cani sono un problema per i turisti e per chiunque voglia attraversala in moto, a piedi o in bicicletta. Un animale di 50-60kgs che ti si scaglia addosso mentre sei in marcia può causare gravi danni. Non si fermano di fronte a nulla, puntano sempre dritti alla gola. Solo il comando vocale del pastore o di un suo parente può bloccare la loro carica. Ci sono addirittura dei siti sul web che parlano di questa cosa. Ho letto che qualcuno si difende addirittura con bastoni nel caso dei ciclisti.In Svizzera gira un video in cui un associazione spiega come comportarsi nel caso di incontri poco felici. Insegna a scendere dalla bicicletta in scioltezza e a proseguire a piedi bicicletta in mano. E già, e quelli in 2 secondi ti hanno già azzannato. Gli svizzeri hanno cani in stile “Belle e Sebastien”, il cui scopo è solo condurre le greggi al pascolo senza il rischio che qualche lupo gli guasti la giornata ( li non ci sono ).

Simone Chieregato:

” Ero nei pressi di Pescasseroli ( Abruzzo ndr ) con la mia moto e stavo attraversando un gregge di pecore. Ad un certo punto mi sbuca un pastore abruzzese che mi azzanna il piede. Ovviamente non mi sono fermato e ho accelerato fino al punto che alla fine mi sono ritrovato il suo dente conficcato nello stivale “

Ecco, prova a scendere dalla bici!

In quelle zone si usano 3 tipi di cane. Oltre al pastore mongolo, ci sono anche il pastore dell’Asia centrale e il pastore del Caucaso. Ci sono delle differenze tra i 3, ma li accomuna il fatto di essere abbastanza letali nel caso di stranieri poco desiderati.

Nel caso di Luciano….. bè, stava correndo e già quella era una bella scusa per stargli addosso!!

Coming Up -> 13°day Hoyr  Zagal – Ulaanbaatar ( Fine blog )

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