10° day: Secret Of Ongi – Arvayheer

 

 

 

 

Quel giorno eravamo decisamente cotti. Avevamo percorso più di 1000km off-road e ciò ci aveva leggermente distrutti sia psicologicamente che fisicamente. Come avevo detto nei primi posts, un conto è fare migliaia km in autostrada con un bitume ultimo grido, un altro è farlo su strada battuta piena di pozze, uadi secchi e buche di 10cm. Ricordo benissimo la faccia di Marco durante una sosta. I suoi occhi erano talmente rossi che dava l’idea di un cocainomane che da poco si era sniffato tutto l’oppio dell’Afhganistan. Ad un certo punto mi disse ” Ammetto che per un pò mi ero addormentato sulla moto mentre guidavo “…….. Brutti segnali.

Quando il cervello comincia a dare segni di cedimento c’è poco da stare allegri. Se poi ci aggiungi un caldo torrido ci vuole poco ad avere le idee poco chiare e perdere la giusta percezione di dove stai andando. Tempo 1 ora e già 5 dei nostri si erano persi all’ orizzonte…………… Li abbiamo trovati 15 minuti dopo mentre invano guardavano non so cosa in direzione Kabul……..

Fortuna che la giornata prevedeva un programma leggero anche oggi. A metà strada ci fermiamo nei pressi di una famiglia locale per la pausa pranzo. L’impatto è stato davvero emozionante. L’anziano capo viene verso di noi indossando occhiali firmati Armani e un paio di pantaloni aventi un  logo molto famoso e importante. C’era una zebra con una corona sopra la testa e delle righe bianconere. I magici colori della Juventus! Grande capo! Sicuramente qualche juventino è passato prima di noi da quelle parti…..

Metà del pollo che era destinato a noi alla fine è andato in pasto al cane visto che praticamente era di gomma. Mentre qualcuno ne approfittava per riposarsi sul prato, la maggior parte di noi entrò dentro la Ger curiosi di fare amicizia con tutti i componenti della famiglia. Il capo juventino era proprio seduto accanto a me e ciò mi ha riempito di orgoglio. Rispetto alla prima ger che avevamo visitato questa era più curata e ciò era sinonimo di un certo benessere per gli standard locali. In più avevano la bellezza di 400 capi di bestiame e 7 cavalli.

Visto che avevamo notato dei bambini, iniziamo a fargli le prime domande inerenti a loro grazie alla collaborazione del nostro fido interprete anglo-mongolo. Una delle prime cose che ci era passata per la testa era ” Ma che cosa fanno qui tutto il giorno nel bel mezzo del nulla “?. Anche in Mongolia ci sono le scuole ovviamente. I padri li accompagnano fino alla città più vicina ( che può distare anche 70km ) per poi riprenderli nel primo pomeriggio. E fino qui tutto nella norma, niente di speciale. La discussione entra nel vivo quando qualcuno gli fa notare che effettivamente non si vedevano cimiteri in giro. Che fine fanno le salme dei morti? Se ad UlaanBaatar ne avevamo visti alcuni, li si usa fare delle fosse dove capita. Secondo loro è un modo molto igienico e pratico, anche se è possibile che qualche animale selvatico ci metta lo zampino………

Infine, la domanda più bella riguardo i rapporti interpersonali tra uomini e donne. Se da noi basta andare in un locale o per strada per conoscere gente o per incrociare il nostro peggiore nemico, li non lo puoi fare. Ogni Ger dista almeno 20km una dall’altra e le condizioni climatiche spesso ti impediscono anche di mettere il naso fuori dalla tenda. E allora come si fà??

Nel Medioevo si usava il piccione come metodo di messaggeria mentre nel Far West il mitico pony express. In Mongolia invece si usa esclusivamente la moto, al max un cavallo nel caso di lovers romantici. Aitanti giovani partono in sella ai loro mezzi alla ricerca di qualche Ger sperduta. Appena ne trovano una scendono, salutano il capo famiglia e chiedono se gentilmente possono fare amicizia con la figlia………. cose di altri tempi. Da noi male che và si usa arrampicarsi fino alla finestra della nostra amata tramite una scala se proprio non si vuole essere scoperti.

Insomma, che romanticoni…….

Soddisfatti di tutte queste nuove nozioni riguardanti la vita sociale mongola partiamo alla volta di Arvayheer, la terza città della Mongolia.

La differenza si vede appena entriamo in città: ASFALTO!!! Varcato il casello dell’ autostrada ( se così la vogliamo chiamare ) raggiungiamo in scioltezza il centro città.

Se devo dire la verità, esteticamente non è male. Il 90% del territorio era composto da palazzi e case nuove, alcune di vivaci colori. Insomma era un luogo che dava allegria. Peccato che sia durato al massimo un paio di ore.

Il nostro Hotel era davvero una cagata. In vita mia non mi era mai successo di vedere una struttura così awful! Non vedevo tanto sudiciume e sporco dallo straripamento del Musone e dell’ Aspio del 2008.

L’esordio di Maurizio.

“Dove cazzo è la doccia?”

Sparita nel nulla. C’era una vasca ma l’aspetto ricordava quelle di contenimento di un depuratore. Mentre decidiamo il da farsi, sento delle urla di sofferenza provenienti dalle altre camere a noi assegnate. La camera di Emanuela era spettacolare. Carta da parati di qualità scadente che rievocava oceani lontani (?), bagno in pratica assente fatta eccezione per quella mezza specie di lavandino e infine una bellissima finestra vista corridoio con tanto di tendina!!! Non riuscivo a smettere di ridere!

Ma il top delle camere era stata assegnata a Marco e Sauro. Un odore insopportabile di polvere dominava la stanza….. sembrava che ci avesse dormito qualche mummia sepolta da migliaia di anni. Allo stesso tempo, nella camera di Andrea&Mario il boiler perdeva da tutte le parti con il grosso rischio di prenderci anche la scossa ( la presa elettrica era li a un passo dal getto d’acqua…. )

Morale della favola: una grandissima incazzatura da parte di tutti. Infatti la metà di noi decide di trasferirsi nell’ hotel di fronte che era si una merda, ma sempre meglio del nostro ( ci voleva davvero poco per esserlo ).

Pomeriggio a cazzeggio per la città.

Dopo aver visitato il mercato della città e aver assistito alla realizzazione di uno spot pubblicitario ( il cameran appena ci ha visti ci ha ripreso per qualche minuto viste le nostre facce ) ci dirigiamo a caso verso la periferia fino al mitico centro sportivo.

In principio fu il campo di atletica. Nella mia vita ho fatto una marea di gare in molti impianti sportivi ma…. mai visto nulla del genere. Assomigliava ad un impianto da rodeo o più semplicemente ad una mega stalla. La pista era in cemento con le pedane del salto in lungo piene di buche. Un allenatore dalle cima delle tribune guardava i suoi atleti rompersi le gambe ( e ci credo ). Ai bordi dell’impianto c’erano delle serrande in stile ” Colosseo” in cui ci uscivano i leoni durante i combattimenti con i gladiatori. Dando un’occhiata ho notato che c’erano della paglia e degli abbeveratoi…… Ho iniziato seriamente a pensare che ci sia qualche vacca che di tanto in tanto vada li a correre……..

Mentre usciamo dall’ impianto, alcuni cani randagi entrano in pista per il riscaldamento……

A 2 passi, ecco davvero un grande impianto.

Il palazzetto dello Sport di Arvayeher è bellissimo. Costruito di recente, al suo interno contiene campo di basketball, volleyball, ping pong, sala pesi, bar e zona ricreativa. Al suo interno in una bacheca di vetro le coppe e le foto degli atleti olimpionici. All’ ingresso veniamo fermati dai componenti del gruppo sportivo locale divisione “pesi” con cui ci mettiamo a conversare.

 

Avevo detto che i mongoli non sono curiosi di fare amicizia con gli estranei. Bè, qui è diverso. Forse per il fatto che non è un luogo turistico, molti di loro ci fermavano. 2 ore prima mentre ero a passeggio da solo alla ricerca di un internet point un tizio con la sua ragazza mi ferma con fare minaccioso. Ho pensato che volesse fare una piccola rissa visto che i mongoli sono un popolo di grandi lottatori ( non vedevo altri motivi ). Magari ha notato che ho lanciato uno sguardo alla sua tipa, cosa impossibile visto che non era un gran che. Ma appena gli ho detto che ero italiano il tipo ha cominciato a bombardarmi di domande dimenticandosi della ragazza. Dopo 40 minuti, mentre la tipa si stava addormentando sulla panca, mi fà in uno scarso inglese ” Scusa ma la mia ragazza mi sta aspettando da 10 minuti (??), è stato un piacere. Ah dimenticavo, sono stato in Germania e devo dire che quella nazione è proprio una merda. W l’ Italia!”

Parole sante.

Venne infine la sera. Mentre annoionati eravamo dentro una discoteca  inserita nel contesto di un magazzino in disuso ( età media 16 anni, pessimo style, musica di 20 anni fa,  chiusura stabilita intorno alle 24 come ogni locale mongolo che si rispetti), comincio ad accusare i primi sintomi di indigestione. Torno di corsa in Hotel, entro in bagno e con mia grande sorpresa la musica del locale usciva direttamente dal WC.

Anche questo è Arvayheer.

11° day -> coming up

 

2 Comments on “10° day: Secret Of Ongi – Arvayheer

  1. Deve essere stato emozionante pranzate con una famiglia locale!e che carine le due bimbe della foto!
    Eh si che romantici che sono!Qui tt diverso!

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