7° Day: Gobi Gurvansaikhan – Goby Discovery 2

” E’ una sensazione strana passare qui tra queste montagne. Regna un silenzio quasi sinistro. Di solito è il turista che osserva l’ambiente e i suoi abitanti, siamo noi gli spettatori. Ma in questo caso penso che stia avvenendo il contrario. Ho la sensazione di essere costantemente spiato da qualcuno o da qualcosa “

Ho riportato fedelmente quello che ho scritto durante il passaggio che si svilupava all’ interno del Gobi Gurvansaikhan. Durante i miei viaggi o nei miei weekend passati a “zompare” da un canyon all’ altro ho avuto sempre la fortuna di affrontare ambienti quasi incontaminati che ti regalano sensazioni non descrivibili a parole. Ma la Mongolia e tutt’ altra storia. Queste montagne sono altra cosa.

La natura al massimo del suo ” potenziale”. Ambiente magnifico e una infinita varietà di animali selvaggi. Mentre il fuoristrada procedeva era impossibile individuare gli ungulati presenti li su quelle rocce inaccessibili….  ma questa regola non valeva per la nostra guida mongola Dolt, che si pronuncia “Bolt”. Lo stesso nome del detersivo. Non riesco ancora a capire come diavolo faceva, ma mentre guidava riusciva a cogliere qualsiasi movimento a km di distanza ad occhio nudo. Ogni volta che ci fermavamo mi dava il binocolo indicandomi la posizione del soggetto in movimento. Dopo 10 minuti che mi giravo di qua e di la riuscivo alla fine a cogliere lo stambecco o l’ argai. Da queste parti sono davvero enormi. Credetemi, vivono su delle rocce ” impossibili ” da vertigini.

Inoltre lungo la traversata potevo udire i rumori da parecchio lontano. La caduta di un sasso, il richiamo di qualche cervo o semplicemente lo sbattere delle ali di qualche grosso avvoltoio.  Durante una pausa presso una gola, Simone ci fa notare un loro nido. Quando vedo i documentari non ho mai l’idea delle loro reali  dimensioni. Ma dal vivo mi sono reso conto che teoricamente per quanto era largo mi ci potevo tranquillamente appoggiare con il mio fondoschiena come se fosse una poltrona (un pò impervia ) e godermi il panorama! Di sicuro ci sarei stato comodo.

Ho passato 2 ore a guardarmi intorno. Era troppo bello. Non era un ambiente monotono del tipo che lo guardi e dici ” Bè ora posso andare via”. Trasmetteva qualcosa di unico.

Ma il TOP nel senso puro del divertimento lo raggiungiamo nel pomeriggio con le mitiche dune del Gobi. Dopo 5 ore di strada eccole li in lontananza con le mitiche montagne alle spalle. E con l’ habitat che muta di nuovo. Con la sabbia a farla da padrona.

Sinceramente è stato un bellissimo show. Mentre i comuni mortali arrivati in zona ( i turisti ) si limitavano a qualche passeggiata sui pendii delle dune oppure su dorso di cammello ( sempre se aveva voglia di muoversi visto che ad esempio una turista tedesca beccata li per caso ha imprecato non poco per costringerlo a camminare) ecco che i ai nostri centauri gli si illuminano gli occhi. Finalmente apre il Luna Park.

I loro motori riecheggiano per tutta la vale. Comincia lo show.

Uno alla volta prendono la rincorsa e iniziano a cavalcare ” l’ onda ” di sabbia della mega duna. La selezione naturale non risparmia nessuno e la competizione è a livelli estremi. Nessuno vuole fare brutta figura con un pubblico così nutrito ed internazionale. Infine anche il nostro Tour Leader non ha voluto essere da meno e ha provato la grande impresa cercando di superare il record provvisorio stabilito…. invano, dato che le moto non sono adatte per chi pesa oltre i 70 kg ( si esatto, sono dei tricicli ). Il 2 ruote annaspa tristemente sulla sabbia durante un traverso. E’ stato divertente vedere quanta voglia avevano di stracciarsi l’ uno con l’ altro! Tutti erano dei grandi competitori, ma su quel terreno ammetto che Maurizio, Alberto, Mario e Marco forse ne avevano di più degli altri. Loro erano gli ” Enduro “.  Andrea e Sauro erano i ” Motovacanze “, più portati a sfrecciare sull’ asfalto.

Alla fine, fuori concorso, vincerà il meccanico mongolo.

Mentre scalavo a passo spedito la duna scopo la cima di essa, sentivo il rombo di una moto dietro di me pensando che chiunque fosse era davvero uno tosto. Arrivare fino li non era facile. Ma grazie alla sua esperienza e ai suoi 55kg di peso ” a mollo ” il fenomeno locale mi supera, cade, si rialza, sgomma ancora procedendo verso sinistra per poi rientrare trionfalmente a valle. Applausi. Il titolo mondiale è suo.

Commenti finali:

-” Bè grazie al cavolo, pesa come una piuma ” – ” Si va bene ma è caduto ” – ” Ok certo, ci lavora con le moto ” – ” Guarda che con il mio GS l’ ultima volta ho accelerato a manetta e a costo di spaccarmi le ossa arrivai fino lassù, vedi ? “

Anche in Mongolia tutti odiano perdere.

Quando ci siamo presentati di fronte al Goby Discovery Camp 2 ci mancavano solo la paletta e il secchiello. La sabbia era ovunque su di noi. E come in qualsiasi stabilimento balneare ci siamo precipitati a fare la doccia. Gelata ovviamente.

8° day – > coming soon

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