6°day – Dalanzadgad – Yolin Am



 

 

 

 

 

” Certo che sei proprio una merda, parti per 3 settimane e nemmeno me lo fai sapere ! “

Avevo fatto in tempo a dire che il telefono non prendeva campo e invece ecco che al primo insulto in giro per l’ etere tutto funzionava a meraviglia. Erano giorni che non ricevevo nulla. Ammetto che nei giorni precedenti alla partenza pensavo solo alla mia valigia e a mettermi d’ accordo con mio padre per quanto riguardava i miei 2 cani, William e Maverick. L’ unica cosa che mi importava è che sapesse quanti chili di roba doveva dargli al giorno e le volte in cui li doveva portare a spasso. Al resto non pensavo molto. Stavo tutto il tempo ad  immaginanare scenari suggestivi………… e mentre facevo ciò non mi ero ricordato che la tipa con cui uscivo da 3 settimane non sapeva nulla.

E bravo stronzo.

Comunque sia la mattinata non era iniziata nel modo migliore. Prima della partenza la tipa dell’ hotel ci informa che dobbiamo pagare la colazione, anche se a dire la verità sul Travel Book era già inclusa nel prezzo. Dopo aver perso almeno mezz’ ora per risolvere la faccenda partiamo alla volta dello Yolin Am, una bellissima gola che si trova nella parte occidentale dei monti  Gobi Gurvansaikhan e rappresenta una delle mete turistiche più famose della zona.

Sinceramente avevo voglia di lasciarmi alle spalle l’ altopiano. Per un bel pò di giorni il panorama era stato sempre lo stesso, abbastanza monotono.

Sono stato sempre un innamorato della montagna e sapere che avremmo passato 2 giorni li mi rallegrava parecchio. Sarebbe stata l’ occasione di conoscere meglio la catena montuosa, i possibili corsi d’ acqua e gli animali che vi abitano. Tutte cose che in me riscuotono un grande interesse.

Non so descrivere a parole quello che ho visto, ma tutto era semplicemente stupendo. Mentre percorrevamo i tanti tornanti che ci avrebbero portato all’ ingresso del parco, le montagne davanti a noi si presentavano a forma di anfiteatro regalandoci dei panorami mozzafiato.

Arrivati all’ ingresso  ad accoglierci c’ era una bella sbarra con un tipo simpatico seduto li nei paraggi. Lungo la strada numerosi shops con la scritta ” welcome ” e con i riquadri degli animali pià rappresentativi della zona: la pecora di montagna ( argali ), l’ avvoltoio, l’ aquila, il leopardo delle nevi. In poche parole eravamo arrivati nella sede del parco.

Dopo aver pagato l’ ingresso ( qualcosa come 2 euro ) prendiamo la strada di fronte a noi in direzione Sud. Dopo circa 30 minuti, accompagnati dai numerosi avvoltoi che ci giravano sulla testa, arriviamo fino al parcheggio. Da li in poi si poteva attraversare la gola a cavallo oppure a piedi. Nel nostro caso tutti a piedi a parte Alberto che, causa la caduta del giorno prima, aveva la caviglia abbastanza gonfia e quindi alla fine opziona per il cavallo. Penso che chiunque nelle sue condizioni avrebbe preferito mettersi seduto a riposarsi, ma Alberto è fatto di altra ” pasta” . Mentre nuvole di colore scuro venivano nella nostra direzione, cominciai ad osservare queste imponenti montagne. La loro altezza varia dai 1800 ai 2700 metri, e tutte quante hanno l’ aspetto dei nostri Appennini, caratterizzate da imponenti pareti e da una rigogliosa vegetazione ai loro piedi ( cosa che fino a quel momento non avevo mai visto). Lungo le loro sporgenze  c’ erano una moltitudine di nidi di uccelli mentre alla base numerosi roditori facevano capolino dalle loro tane. A parte un piccolo corso d’ acqua che si trovava sotto i nostri piedi, non c’ era la presenza di altri torrenti o di cascate . Il contrasto cielo azzurro – montagna – sentiero rendeva il luogo davvero magico.

Ma giusto per cambiare ecco che come per incanto compaiono i primi ” bancarellari” intenti a venderci la loro roba ( lungo il tragitto ne troveremo anche altri). Ammetto che le loro tele dipinte erano davvero belle. ” 25 euro ” mi disse il tipo. Ammazza!!!! Da buon marchigiano mi era passata subito la voglia, ecco quindi che ho preferito fargli una foto…….

Il sentiero che si snodava nella gola era davvero molto semplice e quindi non richiedeva sforzi particolari. Ad un certo punto il tempo si era fatto abbastanza minaccioso e quindi decidiamo di tornare indietro.

Ed è qui che si consuma l’ evento più bello del viaggio, una scena indimenticabile.

Ero con Simone ed altri 4. Stavamo cantando cori di Chiesa, se non sbaglio del Venerdì sera. Le nostre ugole d’ oro erano ai massimi livelli di sempre. Simone, esperienze passate nei cori delle parrocchie bagnate dalla laguna veneziana. Io, stonato come pochi, vantavo un gettone durante la mitica messa diocesana nella cattedrale di San Ciriaco di Ancona nel 1999. Una coppia da urlo, mancava solo un maestro d’ orchestra.

Ad un certo punto dal nostro ” Jukebox ” tiriamo fuori la mitica ” Tu sei la mia vita” e durante il passaggio ” Tu sei la mia vita, altro io non ho ” ecco spuntare la sagoma di una signora bionda accompagnata da una guida mongola che venivano in senso opposto. Ci nota durante la nostra mitica performance in stile processione ” Macerata – Loreto “…… mentre si avvicina capiamo con rammarico che era italiana……. con la paura di domande imminenti……

“Scusate giovanotti, c’è qualcosa di interessante da vedere laggiù? ”

Mentre gli stavo rispondendo con un ” Bò può darsi… “, Simone mi anticipa alla grande rispondendo in venezian:

” Signora, non “scè” un  “Casso” qui, può tornare anche indietro!!!”.

L’ espressione del nostro Leader era da oscar, se ci penso muoio dalle risate.

Momenti indimenticabili. La signora non si aspettava una risposta del genere e con garbo ci risponde con un ” Anche voi italiani quindi! ”

Stì cazzi, ancora non lo avevi capito???

2 minuti dopo Simone mi dirà ” Ma scusa eh, dico io, ha una guida con lei… che “casso” ci chiede a fare????”

Parole sante direi.

1 ora e mezza dopo il mitico incontro, senza non poca fatica ( come solito visto i numerosi segnali stradali ) e inseguiti da una pioggia battente, raggiungiamo il nostro campo ger ” Gobi discovery 1 “. Un ” signor campo ” a tutti gli effetti. Gers pulite, bagni pure, un bellissimo ristorante con tanti buoni odori……..

Saranno state le 18. Io e Maurizio ci mettiamo sul letto per riposarci un pò. In fin dei conti fuori stava piovendo. Mentre stavo appoggiando i piedi sulla parete della tenda ecco che vedo la sagoma di Simone fare capolino dalla porta della nostra Ger.

“Hey ragazzi, che state facendo??”

Tradotto era ” Dai uscite fuori che ora ci divertiamo”.

Il bello di avere come Tour Leader Simone è il fatto che non sai mai cosa può inventare. Quando viaggi con lui non ci sono schemi precisi e, se è possibile, cambia volentieri la scaletta del viaggio. Con tanti bei pacchi sorpresa.

Eravamo Io, Laura, Emanuela, Maurizio e ovviamente il Serenissimo. Sulla mitica Nissan partiamo alla ricerca di qualcosa che all’ inizio non capivo cosa fosse. Mentre il nostro mezzo  si immolava per farci passare indenni nel deserto ( la ruota era talmente piatta che emanava il rumore di un vecchio aereo Tupolev ), Simone comincia a chiedermi se vedo qualche Ger in giro. Sembrava facile, ma un puntino che sembrava lontano al massimo a 2km in realtà potrebbe esserlo stato di circa 10 e mentre gli andavi incontro sembrava così irraggiungibile….. Dopo mezz’ ora ne raggiungiamo una. E qui inizia il nostro primo ed emozionante contatto con la gente nativa.

Ricordo benissimo quei momenti. Simone parcheggia il fuoristrada davanti alla tenda, tiro in basso il finestrino mostrando un sorriso ” Colgate” a 50 denti  alzando contemporanemante la mano in segno di saluto. Da qualche altra parte ci avrebbero sparato scambiandoci per zingari. Magari non avevamo l’ aspetto di ladri di cavalli.

Invece la Signora mi sorride di conseguenza e con un cenno mi invita dentro la tenda. Insieme a lei c’ era la madre di lei e le sue 2 figlie.

E adesso, come facciamo a farci capire??? Mentre la signora preparara l’ odiato Airak, Emanuela ha il colpo di genio.: tira fuori un taccuino con penna.

A quel punto Simone riuscirà a farci dire i loro nomi, la loro età e molto altro solo ed esclusivamente scrivendo o disegnando. Di conseguenza ho provato a fargli capire che venivo dalla provincia di Ancona……. la mia cartina disegnata a mano dell’ Italia era impeccabile. Come all’ asilo insomma! Ammetto che è stato tutto molto divertente. Le bambine erano molto curiose di vedere noi, strani tipi venuti da un mondo lontano. Tutto sotto la supervisione dell’ anziana donna che stava li seduta, con un sorriso permanente.

La ger era molto semplice. La cosa che notai subito era la mancanza di letti. Tramire il taccuino magico la signora mi farà capire che lei e la sua famiglia dormivano presso un altro campo Ger a pochi km da li. Ogni sera alle 21 si spostavano da li per passare la notte.

E’ usanza in Mongolia lasciare qualcosa come ricordo dopo ogni visita. Quello che successe dopo ha dell’ incredibile. Mentre Emanuela regala alle bambine cioccolata, penne e dei quaderni la madre fa cenno di togliersi l’ anello di matrimonio in segno di riconoscenza! Prontamente bloccata da Manu, alla fine ci darà qualcosì altro.

Questa è la Mongolia e la sua gente.

7° day -> coming soon

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