5°Day: Tsagaan Suvarga – Dalanzadgad

La notte era stata davvero terribile. Oltre all’ odore caprino si era aggiunto un altro fattore ” destabilizzante ” per la mia ormai nottata in bianco. Quello che sembrava il rumore del motore di una Vespa rimasta in garage per almeno 50 anni era in realtà la ” melodia ” nottura di Andrea. Russava talmente a tempo che stavo pensando ad una scaletta ben studiata. Il programma della giornata prevedeva soltanto l’ arrivo nella città di Dalanzadgad ( 4 ore di viaggio ) e quindi non richiedeva nessuno sforzo in particolare. Per mia fortuna, visto che ero a pezzi già dalle prime ore del mattino.

Non ricordo esattamente dove, ma percorrendo la mitica autostrada in direzione Sud vediamo in lontananza una moto  ” parcheggiata ” nel bel mezzo della ” strada ”   ( se così la vogliamo chiamare ) con un tizio che stava ranicchiato immobile su se stesso vicino alla ruota del motociclo. Inizialmente sia noi con i fuoristrada che i centauri con le moto gli siamo passati vicino incuranti. Ma è in quel momento che qualcuno dei nostri ha iniziato a preoccuparsi decidendo così di tornare indietro per dargli un’ occhiata. Visto mai che gli avesse preso un colpo…….  Sinceramente, vedendo la moto parcheggiata con tanto di cavalletto ( e non appoggiata per terra ) ho pensato ad un ubriacone che stava dormendo…….. il perchè si sia messo proprio li in mezzo rimane ancora un mistero. A quel punto una della nostre guide scende dal fuoristrada e comincia a dargli dei colpi con la punta delle scarpe. Nulla. Dopo di che decide di usare le mani ed è proprio in quel momento che, piuttosto infastidito, il tizio si sveglia dal suo lungo letargo rivolgendo uno sguardo del tipo ” Non mi rompere le balle che stò dormendo “. Qualche attimo dopo la guida mi confermerà che effettivamente il Mister era ubriaco………

Di tanto in tanto ci concedevamo delle pause di circa 10 minuti  per ogni ora e mezzo di marcia, giusto per sgranchirci le gambe o semplicemente per fare i nostri bisogni. Ma anche per conversare di argomenti ” tecnici “………..

” C’è solo un fuoristrada e si chiama Toyota! Se devi attraversare delle dune rognose nel deserto puoi farlo solo con una Land Cruiser. Il resto non conta “.

Le parole di Simone risuonavano come una sentenza definitiva. Secondo me mentre  lodava la Toyota non si era accorto che vicino a se c’ era Luciano con il cappello della ” Jeep ” e la maglietta di quest’ ultima anche con scritto ” Viaggiamo insieme a te “. Con lo sguardo rivolto verso il basso a guardare la sabbia, Luciano stava sicuramente immaginando tutte le dune attraversate in Tunisia e Marocco con la sua fedele Jeep. A questo punto deduco che non fosse totalmente d’ accordo con Simone……….. almeno per quanto riguarda la prima posizione del ” podio “.

Comunque sia la Toyota Land Cruiser è davvero una fuoriclasse. Si fà apprezzare per confort e prestazioni ma soprattutto, dopo aver affrontato centinaia di buche profonde svariati cm, il mio fondoschiena e tutte le ossa erano perfettamente integri dopo ogni traversata……… privilegi che Simone a bordo della sua Nissan non ha avuto di sicuro!

Guarda caso, 10 minuti dopo il suo mezzo perde la marmitta scoprendo che era stata già saldata in precedenza. Le continue sollecitazioni che luoghi come il deserto del Gobi riservano ai veicoli possono causare rotture e guasti in modo abbastanza frequente. Ecco perchè un buon mezzo è fondamentale per attività del genere. Ma non si capisce come mai una ditta di noleggio possa mettere a disposizione un veicolo di 400.000 km che si e no   ” si regge in piedi “…….

La città di Dalanzadgad conta circa 18.000 persone ed è uno dei centri più importanti della Nazione. Come ad Ulaan Bataar, lo stile  sovietico si nota da ogni parte. Sinceramente non c’è molto da vedere, a parte le vacche che attraversano la strada di tanto in tanto e un monumento con un carro armato in bella vista. Inoltre notai parecchi locali di Karaoke. Se da noi si usa prendere il microfono ( in un pub ad esempio ) davanti a tutti con il rischio potenziale di una figura di merda ( se sei stonato ovviamente ) in Mongolia invece è diverso. Ti riservano una stanza in cui esibirti per mostrare tutto il tuo talento solo davanti ai tuoi amici.

Il mio cellulare non prendeva campo da ormai un’ eternità e quindi lo tenevo regolarmente spento. Il  segnale è praticamente assente nel 90% del territorio ad esclusione delle città e delle strade principali. Anche in prossimità di un ponte radio non è detto che il tuo cellulare funzioni. Se in Italia ogni ponte può contenere centinaia di ” celle “, in Mongolia al massimo ne potrà contenere 10 in casi come villaggi e altri piccoli centri. Ciò significa che il tuo Mobile potrà effettuare chiamate solo nel caso in cui non ci siano altre 10 persone che lo stiano facendo nello stesso istante. Giusto nelle grandi città esiste un roaming decente. O quasi. Telefonare da li per qualsiasi altro Stato significa comportarsi da masochisti ( costi fuori dalla norma ) , quindi è sempre meglio accordarsi con il proprio gestore per una tariffa speciale prima del viaggio.

Vista la situazione, ho pensato che era il caso di mandare qualche email presso un internet point. E in Mongolia funzionano alla grande ( come business ) visto che ogni volta che entravo le sedie erano tutte occupate. Chi chattava, chi giocava, chi guardava le partite di calcio. Quindi ho pensato che il fenomeno internet non fosse presente in tutte le case e tutto sommato le velocità di connessione non saranno delle mine vaganti ma sono su valori accettabili. Dopo aver inviato via email mie notizie dicendo che ero ancora vivo e vegeto, decido di farmi un giretto per le vie della ” città ” insieme ai miei compagni di avventura in direzione del mercato. Sembrava di stare in un bazar a cielo aperto. C’ era praticamente di tutto, dall’ officina meccanica alla cartoleria, con una fila di taxi in mezzo. E’ stato interessante entrare ad esempio in macelleria e notare che invece di 1 di macellai o presunti tali ce n’ erano 10, ognuno con il proprio ” corner “. E tutti non facevano altro che gesticolare con la mano come per dire ” Vieni qui da me che il mio manzo ( ??? ) è la fine del mondo “.

Sarà……… ma sapientemente ho pensato che era meglio evitare altre rogne gastriche ( da li in poi saranno una tortura….. )

Tornati nel nostro Hotel a ” zero stelle ” ho aperto la finestra della mia stanza ammirando la catena montuosa del Gobi Gurvansaikhan, che visiteremo il giorno seguente. Dietro di essa, a 150km, la Cina.

Una ” toccata e fuga ” da quelle parti me la sarei fatta volentieri……..

coming soon -> 6° day

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