4°day : Bayanbulag – Tsagaan Suvarga

“Ma dove avete dormito durante il vostro viaggio? Immagino che stavate in mezzo al nulla, magari in una tenda canadese con qualche marmotta che vi usciva da sotto il sedere! ”

Ho riportato fedelmente una domanda che mi è stata posta al mio ritorno. Molti pensano ancora che io abbia passato le notti in stile ” Bear Grylls “, ossia nelle caverne o magari appolaiato come una civetta su un albero. Ecco, tutto sbagliato.

A parte negli Igloo, penso di aver dormito ovunque. Sotto un ponte, in mezzo alla foresta mangiando ghiande, alla stazione di Milano…… in posti peggiori insomma.

Era la seconda notte che passavo in un campo Ger e mi ero accorto che sono molto meglio di alcuni campeggi che sventolano la bandiera Blu dalle mie parti. Il ” campeggio mongolo ” è costituito da almeno 10 gers, in cui all’interno c’è un numero variabile di letti che va dai 2 ai 4 per ciascuna di esse. All’ esterno molte di loro sono provviste di un pannello solare da 175W, sufficiente a far funzionare la lampadina che penzola all’ interno. Molto spesso si trovava anche una presa di corrente da 220V. Solitamente vicino all’ ingresso c’ era un lavabo mentre al centro una bella stufa alimentata a ” merda ” permetteva di scaldarsi nei rigidi periodi invernali. In Mongolia non c’è moltissima legna, quindi la merda è il combustibile più utilizzato. Ovviamente non è un’ esclusiva della Mongolia. Anzi, lo stesso sistema viene utilizzato nell’ Indocina mentre in Perù ci costruiscono le case…….

Gli effetti negativi sono 2. Oltre all’ odore che ti fa venire il voltastomaco, c’è anche il problema delll’ inneficacia del sistema…. non ti scaldi e muori per la puzza. Oltre al danno anche la beffa.

Comunque sia tutte le Ger emanano quell’ odore ” caprino ” tipico di quelle parti……

Al centro del campo si trovavano i bagni e le docce. Appena poco distante, su una torretta, padroneggiava un pannello per l’ acqua calda sanitaria…… Ecco, tutta scena. Pochi miracolati sono riusciti a farsi una doccia ” tiepida “. Per quanto riguarda la mia esperienza, solo una volta ho beccato il momento propizio….. 3 gocce d’acqua calda al minuto. A quel punto, sudato fradicio dopo una giornata di viaggio, preferivo morire di freddo con una bella doccia gelata rinfrescante che starmente in giro puzzando! E chi ci ammazza????

Infine, il ristorante-bar. A seconda del tipo di campo, i luoghi di ristoro erano molto puliti e curati nei dettagli. Agli angoli del perimetro di solito si trovavano i generatori, in funzione dalle 7 alle 24 della sera.

Erano decisamente delle strutture abbastanza funzionali, aperti di solito da maggio fino a ottobre.

Il personale, costituito dal 90% da giovani lavoratori stagionali provenienti da Ulaan Baatar, parlava un discreto inglese…. ma non sempre! Ma alla fine bastava un cenno o uno sguardo che ci capivano al volo……. in questo siamo dei maestri!!!

La strada era ancora piena di malta e gli stivali dei nostri piloti erano ancora sudici. Fino a quel momento il paesaggio non era cambiato molto e da vedere non c’ era molto…… o forse si. La Nissan di Luciano&Laura sembrava non poterne di più di buche e accidenti vari ( fortuna che era un fuoristrada ). Appena arrivati a Mandalgovi ci fermiamo in uno spiazzale per fare il punto della situazione. Dalla faccia, Luciano sembrava uscito dalle montagne russe dopo almeno 10 giri della morte. Oltre alla frizione, la Nissan km dopo km era diventata ingestibile. E parliamo sempre di una persona, Luciano, che di fuoristrada ne capisce. Dopo un rendez- vous durato svariati minuti, il nostro Tour Leader prende la patata bollente in mano: Luciano&Laura diventano passeggeri sul Land Cruiser, Simone invece pilota ufficiale Nissan.

Prima di partire, ho visto una bellissima scena. Un camion con svariati quintali di pelli animali cercava di passare un punto in cui i fili della corrente del traliccio erano a non più di 4 metri da terra…….. ad un certo punto un pazzo si arrampica sul camion in movimento e, con calma olimpica, mette le mani sui cavi tirandoli in alto quel poco che basta per fare in modo che il mezzo potesse passare senza tranciarli di netto…… che fegato!!!! Lavorare in tensione……. altro che l’ Enel!!! Gente tosta questi mongoli………………

” Ora vedrai, prendiamo l’autostrada a 4 corsie “

Ogni tanto a Simone gli scassavo le balle chiedendogli quali strade dovevamo percorrere. Dopo quelle parole, avevo iniziato a sognare una bella strada asfaltata con bitume drenante….. oh si, avremmo viaggiato ai 150km/h……. Chissà perchè, ma come un povero fesso ci avevo quasi creduto.

Sulla cartina quella famosa autostrada era segnata in VERDE. Qualsiasi persona si sarebbe immaginata una strada facilmente percorribile. Bè, da una parte è vero. Peccato che era senza bitume e piena di buche.

4 corsie? come no….. segnate dai pneumatici !!! Guard Rail? Che cosa sono?

La mitica autostrada è fatta di terra battuta, di tante buche e pecore intorno che fungono da autovelox mobili e………. in fondo intravedemmo 6 gers messe in fila con un cartello ” shop “. Benvenuti nell’ Autogrill. Nessuna cassa, nessuno scontrino. Chiedi quello che vuoi e ti sarà dato.

4 ore dopo circa arriviamo in uno dei posti più belli in assoluto della Mongolia: il canyon del Tsagaan Suvarga.

Il colpo d’ occhio era spettacolare. Il sole sul viale del tramonto donava al paesaggio una tonalità rosso fuoco davvero favoloso. La parete rocciosa era costituita da numerose insenature con tante piccole grotte intorno con dentro di esse numerosi nidi di uccelli,

Mentre mi godevo il momento, Alberto e Marco avevano pensato di farsi 2 salti nella ” cava ” della montagna. Per 20 minuti circa si sono divertiti alla grande…… peccato che per Marco la risalita sia stata un pò faticosa per via della scarsa potenza della sua moto. Comunque sia è sempre uno spettacolo vedere queste moto in azione in un paesaggio così suggestivo, e per di più gratis.

Finito lo show, tutti al campo Ger. Passerò una delle notti più divertenti in assoluto. Ho visto le facce di alcuni ” devastate” dalle risate. Certe volte sembrava di stare in gita scolastica per il grosso feeling che si era creato tra di noi. Solo 2 le note dolenti. La ger, che puzzava davvero di merda allo stato puro in maniera insopportabile ( quasi avevo pensato di andare a dormire fuori con il mio sacco a pelo, ma vista la quantità notevole di topolini ho rinunciato a malincuore… c’era una luna meravigliosa…. ) e un incontro che ci segnerà per tutto l’ intero viaggio: una guida scassa balle mongola ( un ragazzo ) che parlava un perfetto dialetto sardo. Ce lo ritroveremo tra i piedi anche nei giorni seguenti, nonostante non fosse del nostro Team !

Grazie a Dio, altrimenti avrei sparso del sangue.

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