3° Day – Zorgol H.U. – Bayanbulag

Il casco aveva cambiato decisamente colore. Il kit d’abbigliamento del ” perfetto motociclista ” era del tutto sudicio a causa del fango e del sudore, compresi gli stivali, bagnati fino all’ impossibile. Gli occhi erano rossi per la stanchezza. Giusto il tempo di dire ” Sono distrutto! “. Ecco le parole di Maurizio durante il nostro arrivo al nostro campo GER di Bayanbulag, dopo una giornata passata sotto una nube d’ acqua che ci aveva accompagnato per tutto il viaggio. Prima di quel giorno tutto era stato relativamente semplice……….

Erano circa le 7 quando metto fuori la testa dalla mia Ger. Dò un’ occhiata verso l’alto. A Sud tutto sereno, ma verso Nord una enorme nube nera stava avanzando sopra le nostre teste. Guarda caso proseguendo verso la nostra destinazione giornaliera. Andrea, il nostro centauro/barista, era già fuori da una bella mezz’ ora. ” Oggi mi sà che prendiamo l’ acqua “.  Ma d’ altronde, è giusto acqua dal cielo…. che mai sarà?? Mario, altro centauro navigato, subito dopo mi passerà già lo zaino con il giubbetto impermeabile, da sistemare sul Land Cruser in caso di bisogno . ” Tanto vedrai che tra poco mi servirà “. Parole sante.

Dopo aver cazzeggiato per 30 minuti buoni su una collina per le foto, ci dirigiamo verso il centro abitato di Adaatsang, dove ci fermeremo per il pranzo e per il rifornimento.

E acqua fu. Il nostro trionfale arrivo in città fu salutato da un bell’ acquazzone. Dopo pochi metri ci imbattiamo in qualcosa di meraviglioso. Nel grigiore della giornata 2 Fiat Panda blu  giacciono in mezzo alla strada. Una era praticamente a pezzi, l’altra forse si sarebbe messa in moto. Molto probabilmente erano alcuni dei  ” residui bellici ” del ” Mongol Rally “, in cui i partecipanti usano regalare o rivendere le loro auto ormai ” alla frutta ” dopo 26.000 km  percorsi a tutta birra in condizioni pietose.

Dopo aver consumato il pasto, lasciamo la città. E iniziano i primi cazzi.

L’ acquazzone era diventato un diluvio universale, ma ciò non è bastato a minare l’ allegria del nostro equipaggio. Io, Emanuela ( Il nostro avvocato ) e Simone stavamo continuando allegramente a sparare cavolate quando ad un certo punto intravediamo un vecchio UAZ 469 russo impantanato, con 3 soggetti bagnati da capo a piede che stavano li di fuori aspettando chissà chi.

” Che dici Simo, hanno chiamato l’ ACI? “. Ecco la mia domanda idiota
 
” Penso di si, tra 4 giorni li verranno a prendere “.

Eravamo il battistrada, quindi il resto della spedizione era ancora tutto alle nostre spalle. Simone scende dall’ auto e comincia a farsi un giro in mezzo a quel pantano assurdo con lo scopo di capire quanto problematico può essere quel tratto.

” Passate larghi, molto larghi !!! ”

Lo vedevo affondare in mezzo alla malta. Ad un certo punto intravedevo soltanto la testa e parte del tronco…. magari qualcuno che fosse stato di passaggio poteva scambiarlo per un pazzo che si stava facendo dei fanghi……..

Uno alla volta i centauri e tutti i mezzi cominciarono a passare su quel tratto infernale, senza non pochi problemi. Noi, dietro, a guardare la scena. Tra tutti, Andrea non è passato troppo largo…….. ma troppo stretto direi !  La sua moto si impantana in tutto quel fango. La scena successiva è stata commovente. 2 dei poveri disgraziati che stavano aspettando invano l’ ACI per un carro attrezzi si incamminano verso il nostro barista per dargli una mano. Lo circondano e dopo vari tentativi riescono a tirarlo fuori dal pantano, mentre lui in sella cercava di scappare da quella situazione un pò ingombrante. Ero un pò lontano, ma con il binocolo intravedevo una sagoma ricoperta da qualcosa di colore marrone scuro. Era Andrea. Il fango lo aveva ricoperto quasi al completo.

Il nostro viaggio si era trasformato in uno slalom gigante. Ormai non aveva senso seguire la ” strada ” del GPS, ma si doveva pensare al punto migliore in cui affondare le ruote con lo scopo di evitare buche o uadi pericolosi. Mai come in quel momento mi sono reso conto di quanto sia difficile guidare in quelle condizioni. Rimanere impanati in quel diluvio universale significava anche perdere del tempo e comunque sia a nessuno piace l’ idea di passare del tempo all’ aria aperta con tante goccioline d’ acqua in giro.

Molto spesso, mentre me ne stavo all’ asciutto dentro il fuoristrada, davo un’ occhiata agli altri per delle foto, o magari giusto per vedere il panorama.          Ma c’ era una cosa che mi preoccupava un pò: la Nissan di Luciano&Laura. Sembrava una barca in mezzo ad un mare in tempesta.  Il posteriore gli dava via di continuo e dentro di me pensavo che non si stavano godendo a pieno la traversata. 10 minuti dopo, giusto per cambiare, forano. Nell’attesa, mi sono messo a guardare quel paesaggio così ostile.

Penso che sia facile stare tranquilli in un ambiente come quello quando si ha come supporto un team di persone all’ altezza della situazione. Per qualsiasi problema puoi contare su qualcuno. Per un attimo ho immaginato di essere solo e mi sono chiesto se potevo essere stato capace di togliermi da qualsiasi situazione di difficoltà. La risposta è stata NO. Come vedremo più avanti, certe volte viaggiare in Mongolia DA SOLI o con scarso supporto significa anche quasi lasciarci le penne………. e questo vale anche per gente ” navigata”…..

E’ un ambiente che, in condizioni estreme, non solo ti può distruggere fisicamente ma anche psicologicamente. Senza esagerare. Non puoi prendere una guida in libreria, costruirti un itinerario e affittarti un mezzo andando all’ avventura. In Mongolia non funziona proprio così. O conosci una persona come Simone che li c’è stato per la bellezza di almeno 10 volte, oppure ti prendi una guida locale che sa dove portarti. Almeno non impazzisci per nulla.

Non è stato facile raggiungere il nostro campo a Bayanbulag ma già dopo qualche minuto, senza nemmeno lavarci, ci dirigiamo 5km più a sud. Non ricordo bene chi, ma qualcuno ci aveva detto che quel giorno ci sarebbe stata  una ricorrenza religiosa importante su una collina con un Tempio in costruzione. Appena arrivati vediamo tante tende, una bella fila di fuoristrada e una GER enorme. Ed è li che si stava svolgendo la cerimonia, la prima in assoluto a cui stavamo assistendo. Eravamo gli unici ” visi pallidi “, quindi al nostro ingresso non eravamo passati inosservati.  La tenda era stipata all’ inverosimile. Ed erano tutti scalzi….. L’ interno era addobbato a festa. Tanti colori e tantissime decorazioni. Al centro, a turno, alcune persone si inginocchiavano verso una statua d’ oro rappresentante qualcuno ( ricordo che il Buddhismo ha tante divinità… vai a sapere chi era!! ). Sulla sinistra c’era un tamburo che veniva suonato dal monaco di turno  seguendo una precisa scaletta. Dietro di lui, in direzione dell’ ingresso, c’ era un grosso recipiente BLU contenente il potentissimo AIRAK. Mentre da noi ogni credente prende l’ Ostia durante la comunione, li si beve latte fermentato di capra o cavalla ( più avanti vi spiegherò gli effetti devastanti che provoca….. ). Si alzavano a turno, riempivano la loro tazza e si rimettevano seduti. Emanuela più tardi mi farà notare che dietro il mega altare c’era un rinfresco con qualche prelibatezza locale……

Il cibo in Mongolia. In Italia ci sono il pane, la pasta e il VERO caffè. Li ci sono IL MONTONE, IL CETRIOLO e l’ AIRAK.

Il primo della lista è fondamentale per la vita di ogni mongolo. Lo trovi ovunque e viene cotto in quasi ogni caso in padella ( così rimane tutto il grasso… ) . Con i suoi 40 milioni di capi di bestiame sparsi in giro, non direi che in Mongolia manchi la carne. Quest’ ultima, ben cotta, sarebbe abbastanza salutare. Gli effetti negativi si hanno quando si mangia freddo, o magari ricoperto dalla ” piadina ” locale. Blocco dello stomaco assicurato. Inoltre l’ odore, alla distanza, può provocare alcuni problemini…….

Il secondo invece è uno dei cardini dell’ economia del paese. Ricordo che in TV facevano vedere un mega giardino con la tipa che tutta soddisfatta mostrava i frutti della sua azienda….. dei mega cetrioli. Lo usano a colazione, a pranzo, a cena, a merenda…….. lo trovi ovunque e per tutti noi è stata una vera persecuzione. Avrei preferito mangiarmi l’aglio intero.

Il terzo è il TOP. Il latte fermentato non è un’ esclusiva della Mongolia, ma viene bevuto in tutto il Medio ed Estremo Oriente, fino all’ Australia. Un bicchiere di questo potentissimo ” drink ” ha le calorie di 10 bistecche e 5 bicchieri di vino. Altro che la Red Bull. Potresti correre fino in Cina senza fermarti mai.  In Mongolia non si beve acqua: quella è per le capre. Gli uomini bevono AIRAK. Sfido chiunque a berne più di 2 gocce. Appena il tuo palato toccherà il mitico Drink e il tuo naso coglierà i primi odori… avrai voglia di andare al bagno a vomitare. Assicurato. E mentre tu con il cuore in mano gli dirai ” Scusa ma non posso berlo “, il padrone di casa ti farà un sorriso beffardo, prenderà il bicchiere e in 5 secondi si farà fuori TUTTO il contenuto davanti a TE….. per poi uscire, tornando qualche istante dopo con un’ altra mega tanica di latte da offrirti………

Questo è il mio pensiero da occidentale. Più avanti capirò che per loro le nostre ” prelibatezze ” non sono meglio dell’ AIRAK………  Stomaci diversi per uomini diversi!

4° day is coming soon…..

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