2° day: Ulaan Baatar – Zorgol Hayrhan Uul ( 200km )

” Se ti perdi in Mongolia sei fottuto “

Amplificate la frase con l’ accento veneziano e voilà, ecco che come risultato otterrete la voce del nostro Tour Leader Simone.

Nato nella ” Repubblica di Venezia” nel 1970, il nostro ” Serenissimo ” ha visitato oltre 60 Nazioni tra Africa, Asia e Sud America. L’ esperienza maturata durante i suoi viaggi da camionista internazionale gli fornirà la competenza necessaria per viaggiare in maniera autonoma ( e non è poco ). Con il tempo la sua passione per i viaggi diventa anche un impegno professionale, accompagnando orde di appassionati in giro per il globo. Uno con le palle insomma.

” Signori, io farò da battistrada. Voi con le moto dietro di me con i 2 fuoristrada a chiudere il gruppo. Cercate di controllarvi a vista. Se non vedete un vostro compagno tornate indietro verso l’ ultimo punto in cui lo avete visto. Se qualcuno si perde, deve tornare all’ ultimo punto di RENDEZ-VOUS “
 

Sembrano frasi banali… ma quando si tratta di guidare in Mongolia non lo sono affatto! Fino a quel momento eravamo stati sono ad Ulaan Baatar, quindi non sapevamo cosa ci avrebbe aspettato appena fuori città.

La Mongolia è una Nazione immensa, caratterizzata da un mega altopiano che non ti dà assolutamente punti di riferimento. Non un ponte, non una strada, non una costruzione, non una montagna, non un cazzo di segnale stradale…. NULLA. Al limite trovi cacca di montone o roba simile. L’altopiano e il cielo sono una cosa sola, certe volte sembra di viaggiare a vuoto visto che il paesaggio non cambia mai…….

Alle 9.30 la carovana si mette in moto. Con non poca fatica riusciamo ad uscire dall’ incubo del traffico in direzione Sud Ovest, accompagnati da pecore e cavalli  che troviamo lungo la strada. L’ asfalto della città lasciava il posto alla mitica ” terra battuta ” che ci accompagnerà fino alla fine dei nostri giorni li.

La prima sensazione che ho avuto uscendo dalla città è stata quella di una natura incontaminata, in cui l’uomo e gli animali vivono a stretto contatto come forse lo era solo nei secoli scorsi.

La seconda sensazione l’ ho avvertita 30km dopo…… la Nissan di Luciano e Laura ha cominciato a risentire dei primi sintomi di insofferenza di questo lungo viaggio… la frizione non và. Cominciamo bene. Simone gli da un’ occhiata, ci fà qualche giro e dice che comunque si può procedere ( almeno in quel momento ). Qualche minuto dopo Maurizio rimane a secco grazie alla sua guida ”  da enduro “, visto che al massimo lungo il tragitto  ingranava la terza marcia! In questi casi ecco che si mette all’ opera il nostro Team: l’ interprete anglo/mongolo ” Baskà ” sale in cima al Land Cruiser, apre la tanica piena di benzina ed infila il tubo che a terra verrà colto dal meccanico ( anch’ esso mongolo ) che provvederà al rifornimento. La scena era simile a quella del film ” Le comiche “, in cui Paolo Villaggio mette la bocca sul tubo ” succhiandolo ” con lo scopo di far scendere la benzina per il suo aereo……. Ci vuole del fegato per mettere la bocca a contatto con tutte quelle salutari particelle…. Sinceramente penso che se un giorno decidesse di pulirsi i denti non basterebbe nemmeno un bicchiere del mitico Cloruro di Metilene ( al secolo trielina, sostanza fuorilegge usata come solvente ) per garantirgli una pulizia totale efficace.

Comunque c’è da dire che le nostre moto avevano un’ autonomia limitata: 150 km off- road e 180 km su strada. Quindi quella appena descritta sarà una scena che vedrò spesso durante il nostro viaggio.

Capitolo carburanti. In Mongolia ne trovi di almeno 3 tipi: la 80 ( ottani ndr ), la 90  e il diesel se sei fortunato. La prima cosa che ho notato è stato il prezzo che corrispondeva all’ incirca ad 1 euro/l per la 80/90 e 1,2 euro/l per il diesel. Decisamente troppo per essere in Mongolia! Le pompe di benzina si trovano soltanto lungo le vie principali e in prossimità dei ” grandi centri “, quindi è sempre bene assicurarsi un’ autonomia di carburante di circa 300km. Anche perchè se rimani a secco in Mongolia sei nella merda ( assoluta protagonista ) visto che non c’è nessuna speranza che il primo pastore che incroci  abbia una tanica in sella al suo cavallo……..

Nel tardo pometiggio, dopo ore di viaggio, arriviamo nel primo centro abitato da quando avevamo lasciato la capitale: Bayan Onjuul, un minuscolo paese che si e no conterà 500 anime. Ci fermiamo nell’unico ” shop ” del posto, un buco da 8×3 metri. Appena entrati notiamo che c’è davvero di tutto, dalla cioccolata al riso. Non ricordo dove lo avevo letto, ma in Mongolia non ci sono i NAS che fanno i controlli sui cibi scaduti ed è molto probabile trovare sui bancali prodotti che come minimo sono guasti da almeno 1 anno. Marco, grande mangiatore di cioccolata di livello mondiale, ne compra la prima confezione.

” Dagli un’ occhiata “
 
Spontaneamente gli ho dato quel consiglio, con il risultato che effettivamente la cioccolata made in Russia era scaduta da 8 mesi……..

Usciti dalla shop vengo a conoscenza di un’ altra costante: i mongoli sono appassionati di moto. Oggettivamente le nostre moto non erano ” eccelse “, ma nonostante ciò loro se ne stavano li intorno a guardarle, scrutando ogni minimo particolare. Divertiti da quella scena, anche noi abbiamo cominciato a guardare le loro. Al 99% erano tutte made in china con un chiaro richiamo al passato visto che esteticamente ricordavano le moto russe. Robuste e compatte, con una cilindrata che variava dai 150 ai 175 , davano l’ impressione di essere mezzi indistruttibili…….

All’ orizzonte, a pochi km dal paese,  ecco la montagna sacra chiamata ” Zorgol Hayrhan Uul “, che con i suoi 1400 metri scarsi domina la valle intorno a se. Ai piedi un nutrito branco di cavalli si rinfrescava ai piedi di un lago che a tratti era di colore arancione a causa del sole che stava tramontando… che spettacolo!Intorno solo pace e tranquillità. Da brividi.

1 ora dopo, a fatica ( visto che le indicazioni sono un optional in Mongolia ), arriviamo al nostro primo e storico campo GER……. ” Ar Burd Els ”

Next time -> 3°day:  Ar Burd Els – Bayanbulag

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