Gengis’ Khan Tour- Promo/ 1°Day- UlaanBaatar

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PROMO

Prima di questo viaggio pensavo che alla fine di questa avventura me la sarei cavata scrivendo giusto il necessario, e quindi la stesura del blog doveva essere relativamente semplice. Bè, durante il volo di ritorno per Berlino ho deciso di avvantaggiarmi e ho cominciato a scrivere 2 righe sul primo giorno. Risultato: 3 pagine piene nel giro di 2 ore !!! Più che un blog un libro !

Mi sono reso conto che non si può descrivere la Mongolia in poche righe, quindi vale la pena approfondire tutti gli aspetti che caratterizzano questa Nazione. Questo viaggio merita di essere raccontato per bene e vorrei fare in modo che chi legge si senta partecipe di questa avventura!

Colgo l’occasione per salutare tutto ” lo squadrone ” per la meravigliosa esperienza con il saluto ufficiale del Team, creato con la supervisione di Mario:

ULAAAAN BAAAAATAR!!!!

1° DAY – ULAAN BAATAR

L’esordio in terra mongola è stato grandioso. Appena atterrato all’aeroporto  “Gengis Khan” il tipo che mi stava a fianco apre lo sportello in alto adibito ai bagagli a mano, fruga per trovare il suo, impreca in mongolo e nello scompiglio generale fa cadere una busta con dentro crema whiskye e altre diavolerie a 1 cm dalla mia capoccia…… senza esagerare, se mi avesse “battezzato” non avrei avuto nemmeno la forza di uscire dall’aereo !

Durante il trasfert fino all’ hotel mi sono seduto di spalle all’autista, ” mossa ” che mi ha permesso di osservare non solo in maniera migliore il panorama che scorreva intorno a me, ma anche gli sguardi degli altri del ” team “, visibilmente provati anche loro, cogliendo le prime impressioni per quanto possibile…… stavano tutti li  a sonnecchiare, in un silenzio a dir poco religioso……. destinato a svanire nel giro di 24 ore!!!

Girando la testa dal lato finestrino, ho potuto osservare il primo panorama che si presentava davanti a me: una “bella periferia”.

A vederla non mi è sembrata molto diversa da una città dell’ ex Unione sovietica, fatta eccezione per le Gear sparse qua e  la circondate da recinti in legno che ti facevano capire di essere in Mongolia. Cani randagi andavano qua e la alla ricerca di cibo attraversando strade al limite dell’indecenza: più avanti capirò che in confronto a quelle che percorrerò in futuro quel tratto era “deluxe”! I grigi palazzi erano caratterizzati da una serie di inferiate, tipiche del periodo sovietico, con cortili in cui i canestri da basket facevano da padroni. In mezzo a loro spuntava qualche supermercato oppure un cafè o una pompa di benzina. Mano a mano che ci avvicinavamo al centro città il grigiore dei mitici palazzi stile URSS lasciavano spazio a moderni palazzi, giardini, ristoranti, cartelloni pubblicitari e molto altro: stavamo attraversando la Peace Avenue, una delle più importanti vie della città…….. anche se la Pace da quelle parti sarebbe comunque sempre durata poco……..

Arrivati in Hotel subito doccia e poi di slancio nella Hall belli carichi per il primo appuntamento della giornata. In comune accordo i “centauri” decidono di andare a fare una visita nel garage in cui “moto fiammanti” aspettavano con ansia di essere utilizzate. Più facile a dirsi che a farsi.

La strada verso la meta è lunga e pericolosa. Potrei tranquillamente paragonarla ad un corso di sopravvivenza “Urban”, in cui auto alla massima velocità sfrecciavano incuranti di noi poveri mortali che magari volevamo attraversare la strada. Ma vabè, in ogni città del mondo esiste questa filosofia….. ma bisogna anche dire che dopo essere usciti illesi dal percorso ad ostacoli, c’era anche una bella ferrovia da attraversare con un bel reticolato di filo spinato più in là: facevi il “limbo” e ti ritrovavi un’altra strada a 50 metri con i lavori in corso con in più una chicca che và di moda ad UlaanBaatar: l’assenza di tombini, magari l’assessore all’urbanistica non si è curato di questo piccolo problema. Quindi dopo aver effettuato l’ennesimo slalom stando attenti ad ogni voragine eccoci finalmente al Garage, momento in cui i nostri Piloti hanno avuto la goduria di osservare da vicino quali saranno i mezzi che li accompagneranno  in quella cavalcata mitica che sarà il nostro viaggio.” Mà, per me vanno bene per questo Tour “. Con queste parole marcate dal mitico accento toscano sponda Siena, Marco azzarda il primo commento.  Una serie di Kawasaki KLX250 erano li a portata di mano. Parecchi hanno iniziato a girarci intorno, con la faccia poco convinta, anche se esteticamente non erano dispiaciute affatto. “Ma quelle laggiù non si possono prendere?”. Maurizio from London becca delle Yamaha un pò più in fondo, molto più appetibili.

Spiacente, quelle sono prenotate per un altro tour ad Ovest.

All’uscita del garage erano tutti discretamente ottimisti……. maybe…….

Dopo aver superato per l’ennesima volta il percorso URBAN, eccoci di nuovo in Hotel pronti per la seconda attività: visita al monastero di GANDANTEGCHENLING, il più importante della Mongolia.

Coperti dalla cappa di smog e dall’afa, ci dirigiamo verso il luogo di culto nel giro di circa mezz’ora. A sorpresa noto che c’è del fermento all’interno e non solo. Sarà il caso, ma una serie di auto con palloncini colorati e fiocchi bianchi tipici matrimoniali stavano varcando la soglia del monastero fino alla piazza poco più in là al di fuori delle mura. Allungo il collo verso quella direzione e noto almeno 3 coppie di sposi che si stavano facendo le foto di rito. Gli invitati, alcuni dei quali vestiti con abiti tipici, si divertivano a lanciare mais ai piccioni in stile ” Piazza San Marco “. Una cosa l’avevo notata subito: i vestiti degli sposi, il rituale delle foto, i fiocchi bianchi. Tutto il mondo è paese, anche se si parla di Buddhismo.

Il mitico monasterò è formato da vari edifici ( 13 in tutto ). Ci sono 3 templi tra cui quello dello Janraisig, il più bello, in cui all’interno regna sovrana una statua del mitico Janraisig ( è una delle tante divinità ) alta 26.5 metri in oro. Ovvio che una foto ci stava a pennello. Ma appena metto la mano alla mia Canon ecco che sbuca dal nulla un bimbo armato di cappello da basket: era il custode. Il suo compito era avvertire la gentile clientela che per fare foto sono 5 euro, per un video ce ne vogliono 10….. Lo ripeto ancora, tutto il mondo è paese !!! Mentre da noi nella maggior parte dei casi regna il divieto assoluto di fare foto ( ad esempio nelle cattedrali, quindi sei obbligato a comprarle ), in Mongolia si sono fatti furbi: lascia che il turista si diverta e fallo pagare! Il ” custode ” con grande pazienza si assicurava che nessuno facesse foto ” a scrocco ” senza aver pagato, controllando in alcuni casi anche le macchine fotografiche in questione. Visto mai che qualcuno facesse il furbo. Cosa che puntualmente è accaduta.

2° day is coming soon ( tomorrow )

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